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Perché il piano Marshall funzionò mentre i miliardi di dollari versati in Africa no?

giugno 19, 2016 Rodolfo Casadei

L’Africa è al centro di vasti programmi di aiuti sin dal 1960, con risultati scarsi e difficili da paragonare con quelli del vero piano Marshall

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Quando in un’area politico-economica come l’Eurozona il tasso di disoccupazione generale si aggira attorno al 10 per cento e quello della disoccupazione giovanile sta al 21, e in quell’area arrivano 1 milione di immigrati all’anno, per i tre quarti giovani maschi in cerca di prosperità, è normale che qualcuno pensi a come fare per arrestare o almeno ridurre il flusso. Perché è vero che metà di esso dipende da guerre e guerriglie mediorientali e africane, ma l’altra metà è di natura strutturale: la popolazione dell’Africa è destinata ad aumentare dagli attuali 1,2 miliardi di abitanti a 2,5 nel 2050. E se l’Africa attuale ha prodotto centinaia di migliaia di migranti nonostante tassi di crescita del Pil superiori al 5 per cento dal 2009 fino all’anno scorso, figuriamoci cosa succederà se la crescita scenderà, come è successo nel 2015 con un modesto più 3 per cento rispetto all’anno precedente.

Le capitali dell’Eurozona rischiano di assomigliare in un futuro non troppo lontano alle grandi metropoli africane, dove il centro direzionale e i quartieri benestanti sono circondati da distese di baraccopoli senza speranza. Per questo e per ragioni più ravvicinate (il peso della crisi migratoria sui risultati delle elezioni) dall’Europa e dall’Italia in particolare, dove il tasso di disoccupazione giovanile è del 39 per cento, arrivano proposte per aiutare gli aspiranti emigranti a casa loro: molti (ultimo in ordine di tempo il cardinale Scola) evocano “un piano Marshall per l’Africa”, il governo italiano è entrato nei dettagli presentando il Migration compact del valore di 500 milioni di euro per investimenti nei paesi di origine e di transito dei migranti africani. Si tratta di capire dove si andranno a prendere i soldi, dopo il rifiuto tedesco di emettere eurobond a questo fine.

L’Africa è al centro di vasti programmi di aiuti sin dal 1960, con risultati scarsi e difficili da paragonare con quelli del vero piano Marshall, che fra il 1948 e il 1951 riversò sull’Europa occidentale 13 miliardi di dollari, pari a 130 miliardi di oggi. L’Africa nera fra il 1960 e il 2010 avrebbe ricevuto, secondo alcune stime, 300 miliardi di dollari in forma di Aiuti allo sviluppo (Aps). Perché il piano Marshall funzionò e l’Aps all’Africa no? Padre Piero Gheddo l’ha spiegato mille volte: «Perché i popoli europei, nonostante nazismo e fascismo, erano preparati da tutta la loro storia, educazione, cultura e religione, a far fruttare il denaro lavorando e fondando nuove industrie; i popoli africani, per la loro storia, cultura e religione tradizionale, semplicemente non erano stati preparati a questo dalla colonizzazione, durata però solo circa 60-70 anni, con due guerre mondiali in mezzo! La radice del sottosviluppo africano è storico-educativa-culturale-religiosa». Su questa radice antropologica si è innescata la corruzione a livello governativo: l’Aps è servito ad arricchire le élites locali e a finanziare le campagne elettorali dei politici europei. La lotta alla corruzione non funzionerà senza un’autentica formazione umana: l’Africa ha bisogno anzitutto di più famiglie cristiane e di più scuole cattoliche.

Foto Ansa

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5 Commenti

  1. Antonio scrive:

    Ai colored africani è sempre piaciuto spendere più che guadagnare è nella loro natura: Lavorare poco e divertirsi tanto e noi giù a pagare. Forse hanno ragione loro a vivere in una capanna con una ciotola di riso.

  2. Marco scrive:

    Il punto forse centrale è che gli Stati europei si svilupparono nonostante il piano Marchall che creò solo enormi malinvestimenti.

    Perché l’Africa si sviluppi è il caso di lasciarla da sola ed al tempo stesso rimuovere tutti quei dazi che impediscono alle imprese africane di competere con noi.

    Tra tutti gli stati africani magari un paio meno corrotti e più intelligenti ci saranno.

  3. plotto scrive:

    Gli africani:

    capacità di pianificazione uguale a zero,
    capacità di previsione uguale a zero,
    conoscenze tecniche uguale a uno,
    voglia di lavorare uguale a due,
    capacità di lavorare uguale a tre,
    mettono in cinta la donna e poi la abbandonano col figlio al loro destino.
    se uno prende il potere, mette ai posti di comando tutta la sua parentela.

    Meno male che c’è qualche missione cristiana che gli insegna come si vive ordinatamente.
    Dovrebbero farsi governare dagli svizzeri… e ubbidire… (questo andrebbe bene anche per l’Italia)

    • Menelik scrive:

      Adesso che hai fatto la pisciatina sei contento e realizzato, vero?!?!?!

      • Plotto scrive:

        Ho scritto con un altro linguaggio gli stessi concetti dell’articolo, e che condivido:
        “…Piero Gheddo l’ha spiegato mille volte: «Perché i popoli europei, nonostante nazismo e fascismo, erano preparati da tutta la loro storia, educazione, cultura e religione, a far fruttare il denaro lavorando e fondando nuove industrie; i popoli africani, per la loro storia, cultura e religione tradizionale, semplicemente non erano stati preparati a questo dalla colonizzazione, durata però solo circa 60-70 anni, con due guerre mondiali in mezzo! La radice del sottosviluppo africano è storico-educativa-culturale-religiosa». Su questa radice antropologica si è innescata la corruzione a livello governativo: l’Aps è servito ad arricchire le élites locali e a finanziare le campagne elettorali dei politici europei. La lotta alla corruzione non funzionerà senza un’autentica formazione umana: l’Africa ha bisogno anzitutto di più famiglie cristiane e di più scuole cattoliche….”

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