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«Perché i cristiani in Egitto voteranno l’ex ministro di Mubarak»

maggio 23, 2012 Leone Grotti

Oggi e domani gli egiziani vanno alle urne per scegliere il primo presidente del paese dalla caduta di Mubarak. Kristen Chick, inviata al Cairo, spiega: «I cristiani voteranno Moussa e l’esercito resterà forte».

«Molti cristiani sono terrorizzati all’idea di che cosa potrebbe succedere se vincessero i Fratelli Musulmani, per questo daranno il loro voto ai candidati che promettono di tenere a bada gli islamisti». È molto semplice il ragionamento dei cristiani ricostruito per tempi.it da Kristen Chick, inviata al Cairo per il Christian Science Monitor.

Oggi e domani il popolo egiziano sceglierà il primo presidente da quando il rais Hosni Mubarak ha lasciato il potere. Che cosa significano queste elezioni per l’Egitto?

Per molti egiziani le elezioni sono il passo più simbolico e tangibile della transizione del potere dai giorni della rivoluzione. Da quando Mubarak è stato deposto, la situazione si è dimostrata molto caotica: i militari, che di fatto guidano il paese, hanno commesso molti errori, la violenza è stata enorme, non c’è sicurezza per le strade e la gente spera che eleggendo un presidente, l’Egitto potrà godere di una qualche stabilità. La gente spera che le cose così possano migliorare.

Ci sono ben 13 candidati. Chi sono i favoriti?
È difficile dire chi è davvero avanti perché qui in Egitto i sondaggi sono poco affidabili. Ma i favoriti sembrano essere Abdel Moneim Aboul Fotouh, ex leader dei Fratelli Musulmani, che è stato espulso dal movimento l’anno scorso, e Amr Moussa, l’ex ministro degli Esteri di Mubarak. Poi c’è Mohamed Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani, che non ha fatto una buona campagna elettorale ma penso rimanga un ottimo sfidante. Infine, Ahmed Shafiq, ex capo dell’aviazione e ultimo primo ministro dell’era Mubarak. Anche lui ha ricevuto molta attenzione ma è difficile immaginare qualcuno come Shafiq presidente dell’Egitto, perché è stato troppo vicino a Mubarak.

La Sharia è stato uno dei temi toccati durante la campagna elettorale?
La Sharia è stato uno dei grandi temi delle elezioni. La maggior parte dei candidati ne ha parlato e i dottori musulmani hanno chiesto alla gente di votare per i candidati islamisti che la vogliono applicare. Ma Mohamed Morsi, il candidato della Fratellanza, ne ha parlato più di tutti. Durante un comizio al Cairo ha detto molte volte che vuole farla diventare legge. In molti hanno fatto notare come lui sia il solo candidato che la vuole implementare, il messaggio sottinteso è che se i votanti vogliono seguire la volontà di Dio devono votare per Morsi. Si è chiaramente affidato alla retorica religiosa per dare nuova linfa alla sua base e assicurarsi i voti dei salafiti.

Quali sono stati gli argomentati principali affrontati dai candidati?
La maggior parte dei candidati hanno spinto sullo sviluppo dell’Egitto che deve sfruttare tutto il suo potenziale dopo anni di corruzione e burocrazia. Per questo hanno parlato di economia, creazione di posti di lavoro, educazione. Poi si è parlato molto del ruolo dell’islam nello Stato. Morsi ha giurato che applicherà la Sharia, al contrario degli altri candidati.

Quali sono i criteri con cui gli egiziani sceglieranno il loro primo presidente?
Sono diversi: alcuni sicuramente la religione, molti voteranno Morsi perché è il candidato più islamista. Altri sceglieranno Moussa perché non vogliono un islamista. Altri ancora si baseranno sull’esperienza politica dei candidati e molti sceglieranno in base alla paura, votando il candidato opposto a quello che temono di più.

La Costituzione non è stata ancora redatta, quindi ancora non si sa quali poteri avrà il presidente.

È vero, non è ancora chiaro quali saranno i suoi compiti. Ma questo non è un problema, perché gli egiziani neanche ci pensano. Lo considerano un dettaglio che sarà risolto dopo e di cui non c’è bisogno di preoccuparsi.

Il Consiglio supremo delle forze armate ha assicurato che dopo le elezioni lascerà il potere a un governo civile. Si rimangeranno la parola?
Penso che l’esercito ufficialmente lascerà il potere. Sembra che i generali preferiscano stare dietro le quinte, mantenere il controllo sull’esercito e influenzare la vita del paese politicamente. Ma non vogliono governare direttamente il paese. Lasceranno il potere a un presidente ma rifiuteranno di permettere a un governo civile di controllare l’esercito e così resteranno una pedina chiave nello scacchiere del potere. Il nuovo presidente dovrà accettare tutto ciò, perché nessuno avrà la forza sufficiente per sfidare i generali. Ci vorranno molti anni perché il ruolo dell’esercito venga marginalizzato.

Qual è il candidato che la maggioranza dei cristiani voterà?
Molti voteranno per Amr Moussa o Ahmed Shafiq, perché sono i candidati non islamisti con le maggiori chance di vittoria. Molti cristiani sono terrorizzati all’idea di che cosa potrebbe succedere se vincesse Morsi e in tanti non si fidano di Fotouh. Per questo daranno il loro voto ai candidati che promettono di tenere a bada gli islamisti. Amr Moussa ha provato a incoraggiare i cristiani a votarlo sottolineando che sotto la sua presidenza, gli egiziani saranno tutti uguale, senza distinzioni settarie. Il logo della sua campagna è una moschea affiancata da una chiesa. Per questo penso che molti cristiani voteranno per lui.

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3 Commenti

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