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Perché partecipiamo al Family Act? Perché “siamo nel 2014″ e “la Storia non si ferma”. Ma è ancora tutta da scrivere

novembre 14, 2014 Luigi Amicone

Tre (e più) ottime ragioni per partecipare alla manifestazione in piazza Farnese in difesa della famiglia, la “battaglia persa” per eccellenza

famiglia-ncd

Domani, sabato 15 novembre, come anticipato in risposta al gentile invito del senatore Gaetano Quagliariello, saremo a Roma per partecipare al Family Act. Una sorta di “giornata della memoria” della vita. Contro le intenzioni del potere di ridurre la vita a mercanzia e schiuma del desiderio.

Tanto per capirci. Ecco l’obiezione suprema e ridanciana che fa da cornice al nostro ritrovo di domani: che razza di illusione vi raccontate voi della cosiddetta “famiglia naturale” o semplicemente famiglia, sic et simpliciter? Ma non vedete che il mondo gira da un’altra parte, “siamo nel 2014” (tanto per citare l’argomento definitivo del bar sport) e dopo la benedizione impartita urbi et orbi dall’imperatore Obama al Mondo Nuovo (della natura neutralizzata e dei bambini con genitori A e B), come pensate di fermare il Progresso, la Storia, il processo irresistibile verso l’uguaglianza… e cuccuruccucu paloma? Perché non ci fate il favore di alzare bandiera bianca, intendervi con noi funzionari dell’indistinto, creature angeliche senza più sesso, venute a portare da cielo in terra l’annuncio che non c’è più uomo né donna ma siamo un’unica chiesa arcobaleno che va da madre Tersa di Calcutta a Luxuria, da lady Gaga a papa Francesco?

Insomma, non avete capito che la battaglia è persa?

E va bene. Questo squillo di tromba lo sentiamo tutti. Arietta frizzantina e propaganda cicciobbella che squilla su ogni giornale, film, fiction, fotografia pubblicitaria, commedia italiana o mappazza bergmaniana nordica. Insomma è un jingle che ha rimpiazzato l’antico Jingle Bells natalizio, la famigliola di Giuseppe e Maria, il presepe con Gesù e ha saturato l’aria (e anche qualche altra cosa), con questa nuova fantastica conquista della coppia identica. E chi sarà un domani la mamma, e chi il papà? Vabbè, ci penseranno gli assistenti sociali a martellarlo nella testa dei bambini.

Ebbene sì, è vero, siamo come pesci in un acquario dove ovunque ti giri viene proclamata questo nuovo dogma di fede occidentale: non ci sono più uomini e donne, non ci sono più sessi, né natura, né gerarchie, né differenze. C’è solo questa unica grande chiesa dell’Amore. E se c’è l’amore c’è tutto (come una volta di diceva della salute). Perciò, ognuno, in nome dell’Amore, faccia matrimoni e faccia bambini, in adozione o affittando uteri o producendoli in laboratorio o col fai-da-te commerciando sperma e ovuli, acquistati magari su e-bay. Perciò, poiché ahinoi la natura è testarda, non facit saltus e da due identici non viene fuori un bambino, avanti con la civiltà della produzione dei bambini in “service” in nome dell’uguaglianza. Una civiltà buona, di un service buono, per una riproduzione umana esternalizzata e delocalizzata buona.

Sarà pure una battaglia persa. Lo dicono tutti. E in special modo lo dice chi si rassegna al potere e allo stato delle cose presenti (così Marx).

gender-scuola-tempi-copertinaSarà pure una battaglia persa. Ma, prima cosa: dovremmo arrenderci allo spappolamento di ogni evidenza elementare e di ogni ragione in nome di un irrazionalismo sentimentale che cammina sulla canna del fucile di una tecno scienza, propaganda ideologica e leggi a seguire che non tollerano dissidenza alcuna? Dovremmo rassegnarci a un’idea di democrazia nella sola e abusiva versione imposta da minoranze intolleranti che però hanno soldi e leve nelle posizioni dominanti, dunque fanno passare le loro agende dall’alto in basso, su media, governi, corti e burocrazie occidentali? Dovremmo rassegnarci alle falsità martellate dagli strumenti del potere, quando ciascuno e tutti possono ben capire che una cosa è l’amore e la libertà di legarsi sentimentalmente con chi ti pare, un’altra è pretendere come “diritto” che il “Barbera” sia “Barolo”? Che sia matrimonio uomo-donna o sia uomo-uomo o donna-donna è la stessa identica cosa?

Ovvio che no. Ovvio che non è tutto uguale. Ovvio che un diritto all’uguaglianza di cose che uguali non sono, è una cosa scema, è una cosa che distorce la realtà, è una cosa violenta. È una cosa che introduce nella comunità umana confusione, menzogna, potere di stravolgere a piacimento l’ordine della natura e parole che procedono dall’ordine delle cose.

Sarà pure una battaglia persa. Ma, seconda cosa: e i bambini? Chi chiede ai bambini se sono d’accordo a nascere come prodotti e polli in batteria, commerciati sulle linee di filiere di embrioni umani, magari eugeneticamente modificati per gentile richiesta della coppia che si vuole tanto bene e che perciò desidera avere un bambino fatto bene? E i bambini, come viene rispettato il diritto di un bambino ad avere una mamma e un papà? Eh no: secondo i militanti del gender e dell’omoparentalità esiste solo un diritto: il diritto dell’Amore. I bambini sono servi del diritto dell’Amore. Così come schiave d’Amore sono le donne del terzo mondo che gentilmente “donano” il loro utero in cambio di dollari e euro.

Sarà pure una battaglia persa. Ma, terza cosa: dicono così perché si rassegnano a pensare che Obama e l’Europa delle élite obamiane sono i padroni del mondo e loro sono il Progresso, loro sono il Flusso Inesorabile della Storia, loro sono la Verità. Ma non è così per la Cina che si affaccia a soppiantare l’Imperatore d’America. E non è così per la Russia, che pone qualche problemino all’Imperatore. E non è così per l’India, che “guai a voi occidentali”. E, neanche a parlarne, non è così per la grande Umma musulmana né, tantomeno, per l’Africa (sebbene nel povero Sudafrica del fu Nelson Mandela il modello coloniale anglo-boero ritorna con la legislazione che ha autorizzato matrimoni e adozioni gay). Insomma, non è così per nessuno dei popoli che non accettano la nuova epoca dell’imperialismo e del superomismo occidentale armato di tecnoscienza e di impostura Lgbt.

E così, noi lottiamo perché non sia così anche in Italia. Paese che fu il centro irradiatore della civilità occidentale e che, chissà mai, scassata com’è, colonizzata qual è, provincializzata com’è dalla sudditanza al “così fan tutti”, magari farà questa bella sorpresa al mondo di dire “no, grazie”, “passerà la vostra sbornia ideologica, noi ricostruiremo il mondo antico e di sempre fondato sull’alleanza uomo-donna, rispetto dei bambini, mamma, papà, solidarietà tra generazioni e umanità della filiazione”. Questo è l’amore. Altro che Elton John e il pupo prodotto a misura del migliore amico dell’uomo.

E ancora. Dicevano che è una battaglia persa anche quelli che sotto il fascismo si rassegnarono alle leggi razziali. Quelli che sotto il nazionalsocialismo si rassegnarono alle leggi che distinguevano gli esseri umani in ariani e non ariani. Quelli che sotto il comunismo erano stati convinti che veniva l’epoca dell’uguaglianza e non esistevano più matrimoni, mogli, mariti, bambini, operai, contadini, ma un unico soggetto rivoluzionario e dunque matrimoni, mogli, mariti, operai, contadini… Comunisti. O nei Gulag.

Infine, se ancora qualcuno non sospettasse che la controversia non è tra sostenitori dei “diritti dell’amore” e “nostalgici del passato”, tra democratici e oscurantisti. Ma tra oppressori e oppressi, tra uomini liberi e intolleranti che vogliono imporre le loro dottrine di proselitismo, le loro leggi liberticide, le loro reti di funzionari, ministri del culto e polizie, basti la cronaca di questi giorni.

Quando una Curia milanese fa quello che fan tutti – cioè un indagine privata a scopo conoscitivo (nel caso si voleva sapere dove e come nelle scuole si organizza l’educazione secondo le linee guida dell’Arcigay: o le indagini conoscitive le possono fare solo quelli dell’Arcigay? E una Curia cattolica non sarà libera di interpellare gli insegnanti di religione cattolica e di non considerare la teoria del Gender la nuova Bibbia dell’antropologia umana?), ecco che un delatore di regime passa la velina a un giornale di regime e, naturalmente, scoppia uno scandalo di regime perché lo denuncia la Pravda-Repubblica.

Perciò, basti una piccola, marginale, oscura agenzia battuta ieri sera (e nascosta naturalmente dai giornali di regime), per riassumere tutto quanto detto sopra. E capire qual è il problema. Altro che “diritti d’Amore”. Il problema è che ci vogliono imporre un regime.

«”Tanto rumore sulla lettera della Diocesi, quando in città l’ingerenza nell’educazione dei bambini è tutta degli attivisti Lgbqt”, così il consigliere comunale di minoranza Matteo Forte, del Polo dei milanesi. “Sono venuto a sapere che già in due asili nido del Comune sono stati organizzati, all’insaputa dei genitori, presunti corsi di formazione per le educatrici sull’identità di genere e la omogenitorialità. Tra l’altro in contesti dove non c’è nemmeno un caso di un minore che vive con due persone omosessuali, e quindi dove le operatrici non hanno nemmeno l’esigenza di un simile ‘aggiornamento’. Ad ogni modo in entrambi i nidi il tutto è avvenuto senza alcun contraddittorio e in assenza di un dibattito tra legittime posizioni differenti. Anch’io, come lo zelante onorevole Zan, presenterò un’interrogazione all’assessore competente per sapere se è a conoscenza di questa vera e propria propaganda, a questo punto penso anche diffusa, di cui sono oggetto le nostre educatrici comunali. E di riflesso, i bambini dell’asilo”. Conclude Forte: “Si tratta di una grave violazione del pluralismo e, sopratutto, di una brutta ingerenza nei confronti delle famiglie, che devono potersi esprimere sul fatto che le educatrici dei propri figli siano sottoposte a simili lavaggi del cervello. Se l’assessore non ne è a conoscenza è molto grave. Se lo è, è gravissimo».

Per tutto questo domani saremo a Roma. Per tutto questo la guerra non è ancora perduta. E sarà, a Dio piacendo, come diceva Mao Tze Tung, guerra di lunga durata.

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30 Commenti

  1. Giulio Dante Guerra scrive:

    Diceva, molti anni fa, prima che scoppiasse tutta questa “cagnara”, un espertissimo esorcista che il diavolo invidia, più di ogni altra facoltà umana, quella di far venire all’esistenza, mediante l’unione d’un uomo e d’una donna, un altro essere della stessa specie; anche se – nella contraddizione che lo caratterizza – ne disprezza il metodo, perché “materiale” e “animalesco”. Non sembra l’essenza della propaganda LBGT?

    • Giovanni Antonio scrive:

      No, non lo sembra.
      Sembra piuttosto l’essenza della pochezza intellettuale che contraddistingue chi ancora crede negli “espertissimi esorcisti”, nei diavoli e nel soprannaturale, e utilizza questi risibili argomenti per promuovere concetti indifendibili. Compreso quello che vorrebbe la sessualità ridotta a un “metodo” per riprodurre la specie. Questo sì che lo definirei “animalesco”.

      • Giuseppe scrive:

        Giovanni Antonio, la tua osservazione è la migliore dimostrazione che Giulio Dante ha ragione.
        Infatti la prima preoccupazione del diavolo è quella di far credere di non esistere, per infinocchiarti più comodamente. E tu ci sei cascato in pieno. Tanti auguri!
        Ad ogni modo, vedremo nei prossimi anni chi è dalla parte del vero progresso dell’uomo.

        • Giulio Dante Guerra scrive:

          Sì, quello sprovveduto non s’era nemmeno accorto che quella definizione “ridotta” della sessualità proveniva dal diavolo che parlava per la bocca dell’indemoniato, non certo dall’antropologia cattolica! Ma, d’altronde, chi è che, con fecondazione in vitro, clonazione, etc., equipara la paternità e maternità umana alla riproduzione degli animali d’allevamento? Mi sembra proprio che siano loro, non certo noi.

      • diabolik scrive:

        Giovanni Antonio non ha capito un ca..o di quello che dice l’articolo. Secondo me questi trolls e trolletti leggono solo il titolo e poi emettono le loro scomuniche !

      • beppe scrive:

        povero giovanni antonio, pur di contraddire finisci per dire delle mastodontiche castronerie. certo , la sessualità è servita alla riproduzione della specie per qualche milione di anni ” ad experimentum ” in attesa che arrivassero i geniacci della riproduzione industriale. da ora in poi possiamo cazzeggiare allegramente senza preoccuparci della prole ma solo per divertirci. ripeto , sei un povero in tutti i sensi.

  2. Quercia scrive:

    “…di lunga durata.”
    Infatti mi auguro che sia solo la prima, di una lunghissima serie di manifestazioni pacifiche (temo attaccate in piazza e derise/insultate nei salotti).

    Un po’ come le Sentinelle in piedi. Se si fossero fermate alla prima veglia, sarebbero passate inosservate e ignorate. Invece, i furboni del “siamo nel 2014″, sono passati dalla fase “vi ignoriamo”, alla fase “vi deridiamo”, per finire alla fase “vi conbattiamo”. …com’è che diceva Gandhi?
    http://www.pensieriparole.it/aforismi/saggezza/frase-10716

  3. malta scrive:

    Le merde che vogliono insegnare ai nostri figli le perversioni e la masturbazione ci accusano di essere ingerenti

  4. Giuseppe scrive:

    E dovremo combattere questa guerra ben sapendo che parecchi dei nostri generali e colonnelli si daranno alla fuga ….. anzi, stanno già scappando a gambe levate.
    Ultimo esempio: la curia di Milano ha già chiesto scusa ….

    • yoyo scrive:

      Non la Curia, ma un suo ufficio. Scola poche settimane fa ha detto di combattere come in Francia, ma certi curiali sono figli di certi decenni.

  5. L.P. scrive:

    Gentile direttore,
    ci sarebbero delle ottime motivazioni rigorosamente laiche per contestare le sue tesi sulla valenza del tipo di famiglia che si rifà al modello tradizionale patriarcale. Dal suo tono mi chiedo però quanto lei sia disposto a confrontarsi e soprattutto a legittimare posizioni diverse dalla sua senza necessariamente ritenerle asservite a poteri pseudo dominanti.

    • yoyo scrive:

      Sul fatto che ci stato un patriarcato si può essere daccordo, ma basta usarlo come scusa per uccidere la figura paterma.

      • Giulio Dante Guerra scrive:

        Sai com’è stata definita, in tempi non ideologizzati, la c.d. “famiglia patriarcale” europea, e particolarmente italiana? Matriarcato dissimulato! Certamente, c’erano giovani spose “mal trattate”: ma dalla suocera coabitante, non dal marito.

    • Luigi Amicone scrive:

      Gentile LP, mi confronto da quando avevo 15 anni e andavo in una scuola dove perdevamo le assemblee 800 scalmanati a 8 pacifici “retrogradi” che poi s’è visto erano i veri democratici e progressisti. Figuriamoci se non amo il confronto. E’ che per parlare bisogna essere in due e, possibilmente, l’altro non deve mettere la pistola sul tavolo.
      Dunque: quando dico poteri dominanti sa anche lei cosa sto dicendo.
      Per esempio che se io devo rispettare le leggi e devo fare la fila all’anagrafe per la certificazione di matrimonio e se devo sottoscrivere con lo stato un impegno di responsabilità nei confronti del coniuge (dichiarazione per codici civile dopo promessa all’altare che fa tutti), è un ‘arma impropria discutere dopo che sindaci e stato non fanno rispettare le leggi e, così, fregandosene anche degli ordini dei prefetti, creano le condizioni di fatto, di forza, perchè si introducano in Italia ciò che Obama e il resto d’Europa hanno introdotto, per lo meno rispettando leggi e decisioni dei governi.
      Quando dico poteri dominanti dico che se un assistente sociale viene a sapere che una mamma e una papà si sono procurate un figlio andando ad affittare un utero in India, prima gli portano via il figlio, poi li mandano sotto processo. Se lo fanno due persone dello stesso sesso, come è successo a Milano, succede l’applauso di due bravi genitori che hanno colmato il loro desiderio di omoparentalità.
      Quando parlo dei poteri dominanti dico che mentre io non posso permettermi di entrare in un asili e scuole, tanto meno statali, senza spiegare ai genitori il progetto con cui voglio “formare” la classe docente, i missionari del verbo Lgbt lo possono fare e guai a chi, venendolo a scoprire di straforo e si oppone, perché viene automaticamente dichiarato “omofobo”.
      Quando parlo dei poteri dominanti dico quello che vede e legge anche lei ogni giorno in tv e sui giornali: tutti camerieri di un certo andazzo e tutti a ripetere come galline, è giusto così, perché l’amore, il Nuovo Mulino Barilla, siamo nel 2014 eccetera
      Quando parlo dei poteri dominanti parlo dei fondi finanziari e delle multinazionali e delle procedure occidentali per cui è severamente vietato, pena la perdita del lavoro, essere trascinati in tribunale, scatenare la gogna sui social-network eccetera, se ti permetti di non ammettere che Barbera e Barolo sono la stessa cosa, cioé di pensare che l’unione tra un uomo e una donna è la stessa cose che l’unione tra due persone dello stesso sesso.
      Quando parlo di poteri dominanti parlo delle direttive di “neolingua” che impongono di cambiare i libri di testo, dare per scontato che la teoria del Gender è come la legge di gravità di Newton e non ci sia controversia possibile: così è e tutti nel reggimento delle “nuove famiglie” a riproduzione esternazilizzate delocalizzata.
      Quando parlo di poteri dominanti parlo di leggi liberticide come il ddl Scalfarotto…
      Eccetera…

      Perciò è proprio il contrario: è chi è in trono che deve scendere dal trono e stare con noi del popolo a opporsi a chi ha messo la pistola sul tavolo. Poi, discutiamo di filosofia della fine della famiglia patriarcale eccetera.

      • Luigi Amicone scrive:

        Passatelo ad Andrea Zucchini, non sono della famiglia facebook.
        Mr Zucchini il fatto che sia un “diritto” nel novero dei “diritti” una unione o un matrimonio o una adozione o avere un figlio, questo lo dici lei. E’ un dogma della Chiesa di Obama. Non sono mai esistiti per un uomo e una donna il “diritto” a sposarsi,avere figli, amare eccetera. E adesso Obama ci viene a contare che invece no, c’è una fascia di persone che ha “diritto”. “Diritto”? E perché? Non c’è nessuna ragione, se non il dogma. E naturalmente la forza della pistola (obamiana e commissione europea) messa sul tavolo.

        • Quercia scrive:

          Complimenti a L. Amicone

        • L.P. scrive:

          Gentile direttore,
          apprezzo la sua dichiarazione rispetto alla volontà di confrontarsi e condivido che per confrontarsi bisogna essere in due. Aggiungo però che per confrontarsi correttamente bisogna essere in grado di considerare legittima la posizione dell’altro anche se non la si condivide. Vede io penso che sia giusto che lei possa costruirsi la famiglia che ritiene più opportuna, ma questo vale anche per chi non la pensa come lei. E questo senza entrare nel merito del tipo di famiglia, semplicemente per dire che io ritengo assolutamente rispettabile la sua visione che pure non condivido. Nel momento in cui però lei sostiene che solo la famiglia intesa così come l’ha descritta lei, ha dignità di esistere, automaticamente é lei a mettere la pistola sul tavolo. Inoltre accusare chi sostiene una visione diversa dalla sua, di essere sostanzialmente incapace di sviluppare una convinzione autonoma sia pure coincidente con quella che sempre più sta diventando trasversale nell’opinione pubblica, significa negare l’idea che le visioni diverse dalla sua in democrazia abbiano pari dignità di rappresentanza.
          Tutti gli esempi che lei fa per descrivere quelli che definisce poteri dominanti, sono tesi a delegittimare un nemico presunto che immagina fare esattamente quello che di fatto sta facendo lei. In realtà nessuno le toglie nulla tantomeno il diritto di cittadinanza delle sue idee rispetto al modello di famiglia a cui aderisce. Non mi sembra corretto però che la sua visione sia l’unica considerata depositaria di una verità per così dire rivelata. Lo considero un pensiero mi perdoni, arrogante. Io credo invece che le pistole vanno proprie messe da parte e che ogni posizione merita di essere presa in considerazione e che la mediazione é sempre l’arma vincente nella convivenza tra culture diverse.
          Infine sulla filosofia della fine della famiglia patriarcale, accetto la sfida di discuterne.

    • Giancarlo Romei scrive:

      La tua positiva volontà di dialogo si evince tutta, ma proprio tutta, dall’aggettivo “patriarcale” messo lì “au petit bonheur”.

      • Luigi Amicone scrive:

        Mi legga per favore il “gigantesco scandalo” dei genitori in galera in Germania, mi scriva le sue riflessioni in proposito e dialoghiamo. Stiamo già dialongando no?

        • Giancarlo Romei scrive:

          Caro Amicone, come ho scritto prima, il dialogo con chi ci tiene tanto ad aggiungere l’aggettivo “patriarcale” al sostantivo “famiglia” ha la stessa probabilità di riuscita di un ipotetico confronto dialettico pacifico tra Salvini e quello che ha spaccato il lunotto posteriore della macchina.
          La similitudine della la pistola sul tavolo quantomai azzeccata per questa circostanza.

        • Raider scrive:

          Signor o signora L.P.,

          la forma è tutto, ma solo dove la sostanza di tutto c’è già, non aspetta di essere “surrogata” da un ossequio formale a regole già infrante nel momento in cui esse servono a gettare guanti di sfida e appellandosi a esse come se l’interlocutore fosse sprovvisto dello stesso garbo con cui ci si rivolge a lui.
          La sostanza è che, non nel solo caso del Direttore Amicone, ma di tutti coloro che difendono la famiglia che lei definisce patriarcale, connotandola – penso, non andando oltre le sue intenzioni – in una maniera che la sua cortesia non potrebbe consentirsi, a esser peggio che delegittimati sono proprio coloro cui lei si rivolge per il tramite del Direttore di “Tempi.”
          L’invito, non la sfida, un garbato ma fermo invito, prima che a non delegittimare, a non insultare, non denigrare, non oltraggiare né provocare né aggredire i sostenitori di opinioni diverse dalle sue, signor o signora L.P., lei dovrebbe rivolgerlo preliminarmente a chi dispone, del resto, di “ottime motivazioni rigorosamente laiche” come quelle che vanta lei per opporsi alle istanze che lei rivendica.
          Solo avuta la rassicurazione che non si ripeterà quello che è accaduto a Sentinelle In Piedi e cattolici e laici – ci sono anche questi – che si oppongono con una fermezza dalla dignità pari alla sua nel difendere ciò che le preme; solo se avrà la garanzia che nessuna delegittimazione, di piazza e mediatica, impedirà alle sue parole di non suonare esse stesse derisorie – del tutto al di à delle sue intenzioni, se ne può essere convinti -, mentre a delegittimare le sue intenzioni e convinzioni provvederà un ddl Scalfarotto che minaccia di dare seguito sul piano penale alla strategia della criminalizzazione di chiunque riconosca come famiglia quella che lei liquida come patriarcale, lei potrà rivolgere appelli, inviti e sfide con la certezza di essere lei per primo creduto da coloro di cui dubita (altrimenti, non scriverebbe: “Dal suo tono mi chiedo però se non sarebbe disposto a confrontarsi…”). Verrebbe meno, così, quel retrogusto di beffa che rende le sue parole poco credibili, se non irricevibili, almeno per quanto riguarda uno – se devo scusarmi di parlare a titolo personale, ditemi con chi – che non ha bisogno di credere a quello che gli è dato constatare ogni giorno. E che, come noterà anche lei se legge attentamente anche quanto scritto dal Direttore Amicone, si batte per la famiglia patriarcale quanto pare a lei “con ottime motivazioni rigorosamente laiche” quanto può esigerne un laico anche meno garbato di quanto lei non si dimostri.

  6. Leo Aletti scrive:

    Maschio e femmina Dio li creò. Il resto sono discorsi da azzeccagarrbugli, se non si parte da questo presupposto. Non prevarranno mai perchè la verità non è democratica.

  7. Galcian79 scrive:

    Scusate ma quando gli omosessuali in Italia venivano ancora discriminati secondo voi che facevano? Si adattavano. Oppure emigravano in un altro Paese, tipo chessò la Danimarca.
    Il senso comune funziona così, o ti adatti o levi le tende.
    Voi poi siete anche fortunati, avete molti posti fra cui scegliere, considerato che i tre quarti del pianeta è anti gay.

    • lucillo scrive:

      o ti adatti o levi le tende
      vedo che sei previdente, hai già preso in mano l’atlante? dove punti? arabia saudita?

  8. Cisco scrive:

    In bocca al lupo per la manifestazione, che sia la consapevolezza per l’inizio di una nuova resistenza fondata sulla ragione invece che sull'”amore”.

  9. Luca scrive:

    Certe mode, totalmente irrazionali, non sono “energeticamente” ed evolutivamente sensate e sostenibili.
    A mio avviso nascono da mentalità distorte e dal delirio secondo il quale tutto ciò che la mente umana può immaginare può essere fatto, e deve essere fatto. In realtà si deve sempre fare i conti con la natura. Può essere fatto solo ciò che è naturalmente sensato, ciò che nel cosmo nel suo complesso ha senso. Bisogna distinguere tra Realtà e illusione distorta dalla società e in particolare dalla cultura occidentale.
    La follia o la deviazione non devono essere giustificate per il solo fatto che portano una qualche novità, perché tale novità può essere nociva.
    Del resto, l’insostenibilità della cultura occidentale la sta già portando al declino, questa mania del gender sarà solo uno dei fattori che debolmente contribuirà alla sua fine. Fra un secolo, fra mille, chi lo sa. Gli imperi nascono e muoiono, l’umanità se è abbastanza forte può sopravvivere, ma a rimanere non credo proprio che sarà una gender-umanità.

  10. Filippo81 scrive:

    Massimo rispetto per chi partecipa alla manifestazione, ma io,personalmente, non scenderò mai in piazza con un partito (ncd) corresponsabile dell’attuale situazione Italiana e artefice di quella scellerata iniziativa che è mare nostrum !

  11. Valerio scrive:

    “Saremo” chi? Plurale maiestatis?

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