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Perché Benedetto XVI non poté parlare alla Sapienza. Un libro ricostruisce il caso

marzo 27, 2014 Redazione

Grazie alle testimonianze del rettore, del cappellano e di professori e studenti si ripercorre il caso del 2008. Storia di un’occasione persa (soprattutto per i professori)

benedetto-xvi-sapienzaRicordate quando Benedetto XVI non poté parlare alla Sapienza di Roma? Domani, nella stessa università della Capitale, sarà presentato un libro che promette di ripercorrere quell’incresciosa vicenda. Si tratta di Sapienza e libertà. Come e perché papa Ratzinger non parlò all’Università di Roma (Donzelli editore). E’ stato scritto dal giornalista Pier Luigi De Lauro e contiene una prefazione di Walter Veltroni.
Il volume, stando almeno alle prime informazioni, sembra interessante. Esso, infatti, contiene – oltre al testo dell’intervento del Papa – anche interviste all’allora rettore Renato Guarini, a padre Vincenzo D’Adamo, cappellano dell’università, a Carlo Cosmelli, uno dei docenti di Fisica che ne contestarono la presenza, e a Gianluca Senatore, allora responsabile dell’organizzazione più rappresentativa degli studenti. Ed è proprio grazie a queste interviste che i fatti vengono ricostruiti con precisione e, in più, ne vengono svelati di nuovi, successivi a quel “non incontro”.

I FATTI. Guarini aveva invitato il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico e la visita era prevista per il 17 gennaio 2008. Nei mesi precedenti, il rettore aveva comunicato la sua decisione al Senato accademico, ben felice che un Pontefice (così come avevano fatto Paolo VI nel 1964 sempre alla Sapienza e Giovanni Paolo II a Roma Tre nel 2002) varcasse le soglie di una università. Ratzinger avrebbe dovuto svolgere un saluto al termine della cerimonia e non una lectio magistralis, come erroneamente fu al principio comunicato. Ma tanto bastò a sollevare le polemiche. Prima con un intervento sul Manifesto di Marcello Cini, poi con una lettera firmata da 67 docenti della facoltà di Fisica e apparsa il 23 novembre.
Secondo il libro, a far davvero esplodere il caso fu Repubblica che, il 10 gennaio, rilanciò la lettera che portò alla triste rinuncia di Benedetto XVI. Non parlò alla Sapienza, limitandosi a mandare il testo del suo intervento.

OCCASIONE SPRECATA. Come nota giustamente Alessandro Zaccuri sulle pagine di Avvenire, l’aspetto che pare più interessante del libro sono le parole dello studente Senatore. Il quale racconta che, fino ad allora, non aveva mai letto nulla degli scritti di Ratzinger. Fu proprio quell’episodio ad avvicinarlo alla sua produzione intellettuale. E la conclusione del ragazzo è che se i professori, soprattutto Cini, avessero fatto lo sforzo di non fermarsi ai loro pregiudizi, ma avessero letto il testo di Ratzinger, vi avrebbero trovato molti spunti di approfondimento critico sulla deriva delle tecnoscienze. Ma quello sforzo, i professori della Sapienza non vollero farlo. E persero un’occasione non per parlare di fede, ma di scienza.

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5 Commenti

  1. Luke scrive:

    Miserabili, sono dei miserabili.
    E’ stata una vergogna che ancora oggi indigna.
    Dovrebbero passarsi una mano sulla coscienza loro, questi professori delle nostre calzette, invece di attaccare ed insultare un uomo di statura storica e culturale che neanche possono immaginare di sognarsi.
    Non sono altro che i depositari di una cultura miseramente ideologica e raccogliticcia.
    Non sono niente per porre delle simili e oscene censure anticattoliche.
    Niente sono, e niente rimarranno, a differenza di Papa Benedetto XVI.

  2. Antonio scrive:

    una delle pagine più squallide, schifose, indegne dell’università italiana e del Paese intero. Un chiaro esempio del livello di civismo di coloro che si auto proclamano intellettualoni aperti,tolleranti, pacifisti. Uno schifo di intolleranza anticristiana ed anticlericale difficile da dimenticare. L’università ostaggio di masnade di balordi di estrema sinistra, spinellati, straccioni, vagabondi,barboni indecenti e violenti intolleranti assortiti che, non paghi di aver convinto l’allora Pontefice ad assistere all’inaugurazione dellanno accademico, hanno imbastito pagliacciate circensi e tavolate di “porchetta anticlericale” oltre che squallide raccolte di firme per solidarizzare con gli pseudo-docenti contrari alla presenza del Papa e rincarare la dose di offese. Il quale pontefice per scongiurare tafferugli vari di quei facinorosi, si è comportato da gran signore rinunciando a prtesenziare all’evento. Più squallide ed insopportabili ancora la politica, istituzioni, media nei quali quasi nessuno ha espresso ad alta voce solidarietà a Benedetto. Enfatizzando il clima di odio e intolleranza che subìsce la Chiesa, anche su internet. Il Papa avrebbe letto un bellissimo messaggio, non veniva certo ad okkupare l’ateneo, per quelle cose ci sono i suddetti sinistrati, gran somari ma molto esperti in materia.

  3. carmen scrive:

    “Chigl nun sape manc chi gli ha criat”. Quello non sa nemmeno chi lo ha creato. E’ un detto delle mie parti quando ci si riferisce ad una persona estremamente ignorante, che non conosce nemmeno la sua origine: Dio. Si può credere o non credere ma ognuno penso si interroghi sulla propria origine. La sapienza non è solo sapere, ma discernimento per trovare ciò che da sapore alla vita. Non a caso sapere e sapore hanno la stessa radice e sciapo è sinonimo di sciocco. Strano che un ateneo che ha la dea SAPIENZA che campeggia all’entrata non abbia voluto confrontarsi con una SAPIENZA più grande dimostrando di essere una minestra sciapa.

  4. michele scrive:

    Occhio alla bestemmia involontaria. Un detto molto saporoso!

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