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Perché a Sesto San Giovanni si voterà al ballottaggio pensando anche alla grande moschea

giugno 16, 2017 Francesca Parodi

«Il centro sinistra trascura argomenti come la sicurezza e l’integrazione dei migranti», ci spiega il candidato sindaco di centrodestra Roberto Di Stefano

amministrative-ansa

L’ex «Stalingrado d’Italia», il comune milanese di Sesto San Giovanni, forse non è più così rosso: nelle ultime elezioni amministrative Forza Italia, Lega e Fdi con Roberto Di Stefano sono arrivati al ballottaggio con il 25,96 per cento (7.369 voti). A sfidarli, Pd, Sinistra in movimento, La Fabbrica e Insieme con l’attuale sindaco Monica Chittò, che hanno raggiunto il 31,16 per cento (8.846 voti). Al netto del generale crollo dell’affluenza, è un dato significativo che conferma che in Lombardia il Pd sta arretrando nel suo fortino (l’area metropolitana), perdendo Abbiategrasso e Melzo. Anche nei capoluoghi lombardi di Lodi e Como è in calo, mentre il centrodestra, che quasi ovunque si è presentato unito, risulta competitivo. Il M5s rimane fuori dai ballottaggi, quindi la sfida resta tra centro destra e centro sinistra.

SICUREZZA, DEGRADO, MIGRANTI. «A Sesto siamo arrivati al ballottaggio perché i cittadini sono stufi della pessima amministrazione attuale, che ha perso di vista le priorità» spiega a tempi.it Di Stefano. «Dall’altro lato, c’è un lungo lavoro portato avanti dall’opposizione in maniera capillare che ha saputo rispondere alla voglia di cambiamento della comunità». Concretamente, i temi che più toccano la sensibilità cittadina sono la sicurezza, la lotta al degrado, la gestione delle case popolari e dell’integrazione dei migranti. «Sono argomenti che il sindaco Chittò ha toccato solo ideologicamente, senza proporre soluzione concrete e ottimali, generando così una serie di disagi per tutti». La questione più incandescente è quella dei migranti: «Vedo cittadini italiani sfrattati e costretti a dormire in macchina, mentre agli stranieri vengono assegnate case popolari. Siamo alle solite: chi ha lavorato per una vita per il suo paese viene sbattuto in strada, mentre l’ultimo arrivato passa davanti a tutti».

MOSCHEA ABUSIVA. Altro grave problema, sostiene Di Stefano è quello della moschea: il Consiglio comunale di Sesto San Giovanni sta progettando di costruire nel proprio comune la più grande moschea del nord d’Italia (che potrà ospitare fino a 4 mila fedeli). Come denunciato dal candidato di centro destra, i principali finanziatori sono in gran parte emiri del Qatar, e in particolare di Qatar Charity Foundation, un fondo che investe in tutta Europa per costruire centri islamici, accusato di diffondere l’islam più radicale e fondamentalista. «Ma questa moschea risulterebbe abusiva. I tecnici dell’ufficio urbanistico della Regione Lombardia hanno scritto tre mesi fa al sindaco invitandola a intervenire, ma Chittò tergiversa e si tira indietro per continuare a difendere la sua posizione». Come spiega Di Stefano, la struttura non rispetterebbe la Legge regionale sui luoghi di culto, per esempio non è stata eseguita una valutazione ambientale strategica (cioè un referendum tra i cittadini per esprimersi nel merito) e la moschea non è stata prevista nel Piano delle attrezzature religiose che il Comune avrebbe dovuto redigere nella propria pianificazione urbanistica. Di Stefano precisa però subito la posizione in merito del centro destra: «Noi non siamo contro la moschea in sé, anzi, siamo favorevoli alla libertà di culto. Però questa struttura deve rispettare tutte le norme legislative previste, a maggior ragione se si tratterà di un centro così imponente. Certamente anche questo ha avuto un peso notevole in sede di votazione».

Foto Ansa

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