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«Per migliorare la condizione dei carcerati bisogna ripensare l’intero sistema»

giugno 21, 2012 Carlo Candiani

Il Dap e l’Anci hanno raggiunto un accordo sul lavoro esterno dei detenuti. Riccardo Arena (Radio Carcere): «È un’inutile goccia nel mare. Il ministro Severino deve cambiare radicalmente il sistema delle pene».

«Se ognuno dei comuni  in cui si trovano i 206 penitenziari italiani, decidesse di coinvolgere in lavori esterni dieci detenuti, avremmo duemila reclusi impegnati in lavori utili». Così il ministro Guardasigilli Paola Severino ha commentato l’accordo tra Dipartimento amministrazione penitenziaria e l’Associazione dei Comuni italiani riguardante il lavoro esterno dei carcerati, volto a concretizzare la rieducazione e il reinserimento come auspicato dall’art.27 della Costituzione italiana. «Tutto appare come l’ennesima iniziativa spot intrapresa da questo ministro della Giustizia. Questo è solo l’ultimo di una serie di accordi già stretti con i governi precedenti, che purtroppo non sono riusciti a migliorare significativamente la vita dei detenuti». A Tempi.it, parla Riccardo Arena, giornalista, direttore di Radio Carcere, rubrica all’interno di Radio Radicale: «Nella fattispecie questo accordo, se tutto va bene, riguarderà duemila detenuti su un totale di sessantasettemila. Una goccia nel mare».

Non salviamo neppure le buone intenzioni?
Non c’è nessuna buona intenzione. Bisognerebbe lavorare per dire basta alla realtà vergognosa delle carceri italiane, per esempio attraverso una legge per l’indulto, predisponendo delle riforme sistematiche che riguardino il sistema delle pene, consentendo al giudice di applicare sanzioni diverse da carcere e ammenda e pensando a strutture detentive non nuove ma diverse, in base alle persone. I tossicodipendenti, ce ne sono circa quindicimila in Italia, dovrebbero vivere in carceri simili a comunità terapeutiche. Chi sceglie di lavorare dovrebbe poterlo fare in carceri “fabbrica” e chi è in attesa di primo giudizio dovrebbe essere recluso in “alberghi sicuri”. Senza dimenticare il carcere inteso in senso stretto per chi è veramente pericoloso.

In questo modo si potrebbe davvero portare avanti un progetto di rieducazione e reinserimento.
Rieducazione è una parola che non mi piace, forse l’unica nell’intera Costituzione. La persona detenuta deve poter operare una scelta: chi spaccia a Scampia dovrebbe essere aiutato dalla Stato a guadagnare meno ma in modo onesto. Il lavoro dovrebbe essere il centro della scelta, come già avviene a Bollate, all’Isola della Gorgona e a Massa Marittima.

Cosa non funziona?
Queste sperimentazioni sono nate più di un decennio fa e da allora sono sempre considerate esperimenti, pur funzionando molto bene. Invece di fare un ennesimo accordo con l’Anci, non sarebbe più sensato studiare una riforma sistematica e prevedere che, per almeno 100 carceri su 206 il lavoro sia al centro dell’attività giornaliera?

L’accordo, intanto, non prevede alcuna forma di remunerazione.
Questo non mi sembra un dato particolarmente significativo e scandaloso. Certo è giusto che sia pagato, altrimenti si corre il rischio che sia concepito sul modello nazista dei campi di concentramento. Tra l’altro, se non sbaglio, proprio la Corte Costituzionale, qualche anno fa, impose l’obbligo di remunerazione dei detenuti.

Non è soddisfatto dei risultati raggiunti?
No, siamo di fronte a un problema di volontà e di onestà politica. Questo Parlamento e il ministro devono pensare solo a ripristinare uno dei poteri sovrani dello Stato, quello della giustizia.

Non si sta pretendendo troppo da un ministro che sa che ha una data sicura di scadenza? Del resto, questo è un problema che attanaglia l’Italia da diverso tempo…
Questo è un alibi. Sia chiaro, nei confronti del ministro Severino ho la massima stima e nutrivo tante aspettative, perché ci troviamo di fronte a un ministro competente, finalmente. Nei suoi cassetti giacciono diversi progetti di legge e di riforma che riguardano sia il processo penale che il sistema delle pene, tra cui un progetto di riforma firmato da Giuliano Pisapia, che è ottimo e che piace anche al ministro. Perché non lo propone come disegno di legge a questo Parlamento?

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole.
Nulla. La situazione è ai limiti della sopravvivenza, sette, otto persone rimangono chiuse per ventidue ore in celle sporche e fatiscenti, larghe appena dodici metri quadri, tra topi, scarafaggi, scabbia e Tbc. Cosa ha fatto fino a oggi il ministro per interrompere questa tortura?

Inutile chiederle cosa pensa del progetto di lavoro per aiutare la ricostruzione delle zone terremotate in Emilia.
Questa è stata veramente un’uscita infelice, che preferisco non commentare.

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5 Commenti

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