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Per fermare il Califfato buoni sentimenti e progetti alla Bush non bastano

settembre 15, 2015 Renato Farina

Ci sono esperienze ad Aleppo, in certi villaggi dell’Iraq, dove una strana pienezza umana si afferma in forma di fraternità tra le rovine e il sangue

siria-profughi-ansa

Pubblichiamo un articolo tratto dal numero del settimanale Tempi in edicola

Perché quella foto colpisce, mentre altre, pur con piccini straziati e posati nelle bare, molto meno? Perché ne è scaturita una emozione che in Germania ed Austria è diventata azione?

Perché si vede che può essere nostro figlio o nipote o fratellino. Ha le scarpine allacciate. È la normalità del bimbo a straziarci. Ed è giusto che sia così. Ci ricorda che la guerra può accadere con il suo orrore di bimbi morti a casa nostra. E che casa nostra allora, se un bambino siriano è un nostro figlio, è vasta come il mondo. Nessuno può chiudersi nel proprio giardino: che vita è? Non si tratta di stabilire fino a che punto è colpa nostra oppure sia degli altri, ma di far quel che si può, perché non accada più. E intanto un po’ di lacrime siano asciugate.

Il Papa domenica scorsa non ha fatto all’Angelus un appello impossibile come sono sempre quelli basati su ideologia e fariseismo, che caricano pesi impossibili sulle spalle dei singoli. Con molta semplicità ha domandato, non ordinato, ma implorato, che ciascuna parrocchia europea ospiti una famiglia, come ogni monastero, istituto e santuario. In Europa non so. Ma in Italia le parrocchie sono circa 25 mila. Potrebbero cioè accogliere circa tra i cento e i centocinquantamila profughi.

Non possiamo acquietarci del tampone della accoglienza offerto generosamente dalla Merkel (attenzione: profughi). E neppure la nostra sperabile solidarietà ospitale garantisce una risposta sufficiente. Bisogna intervenire sulla sorgente dei guai. La saggezza popolare applicata da Trapattoni al calcio vale per l’ondata di profughi: la spugna (dell’accoglienza) assorbe acqua, acqua, acqua, ma poi la perde.

Che fare? Dare guerra? Sembra inevitabile. Ma anche qui non si può agire sulla base di slanci emotivi che spesso peggiorano i guai. Dalle guerre non viene mai del bene, e lo sappiamo. Ma oggi la guerra c’è, l’ha scatenata lo Stato Islamico contro popoli inermi. E si tratta di fermarla. Ma non c’è nulla di scontato. Come si fa a fidarsi dell’Occidente e dei giudizi espressi dagli esperti dei grandi giornali così carichi di ottimi sentimenti?

Un esempio. Chi ha deposto con maggior evidenza sulla prima pagina del suo giornale il cadavere del bambino Aylan è stato Mario Calabresi sulla Stampa. Proprio su quel foglio si usarono (in buona fede, certo) foto taroccate di finte stragi ad opera di Gheddafi per giustificare la guerra che ha fatto esplodere la tragedia in Libia e in Siria. Da quella immagine spietata e pietosa scaturirà un attacco armato e dietro di esso agiranno ancora interessi opachi?

Ho una piccola speranza. C’è un fatto nuovo. La disponibilità di Putin ad un accordo con Obama per impedire al Califfato di espandersi ulteriormente continuando a seminare terrore, morte, profughi. Insistendo nella persecuzione di minoranze e tra esse soprattutto di cristiani. Non può bastarci il progetto alla Bush: togliere il tiranno innestando a freddo una democrazia all’occidentale. Gli americani trasformarono parrocchie e chiese in depositi, ignorando le energie positive ed antiche di quelle civiltà. Imperfette, ma non esiste nulla di perfetto.

Ci sono esperienze ad Aleppo, in certi villaggi dell’Iraq, dove misteriosamente una strana pienezza umana si afferma in forma di fraternità tra le rovine e il sangue. I grandi delle nazioni, che noi auspichiamo si incontrino, ascoltino queste persone, i leader delle loro comunità, invece che accontentarsi dei pizzini di generali e ideologi.

Foto Ansa


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7 Commenti

  1. Fabio G scrive:

    Il primo a combattere il “califfato è l’esercito siriano.
    La Russia manda aiuti militari ad Assad per dargli una mano a combattere questo ISIS,
    e cosa ti fanno gli USA? dicono alla Bulgaria (che obbedisce) e alla Grecia
    di non far passare sul suo spazio aereo gli aerei cargo della Russia.

    Si era capito che gli USA volevano a tutti i costi far cadere Assad,
    ma così fanno capire anche che l’ISIS è un mezzo che usano per il loro scopo;

    Caduto Assad, invece della loro democrazia, avremo un’altra Libia e il triplo dei profughi.

  2. Yusuf1 scrive:

    il generale Wesley Clark affermò tempo fa :

    «L’ISIS è nato grazie al finanziamento dei nostri amici e alleati […] per combattere fino alla morte contro Hezbollah.»

    informandoci così che i più stretti alleati in Medio Oriente degli USA hanno contribuito a creare ISIS, l’organizzazione per combattere la quale si stanno spendendo miliardi di dollari.
    Sappiamo che Israele, l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo hanno avuto a lungo l’ossessione di combattere Hezbollah e Assad, e che entrambi – israeliani e sauditi − desiderano che gli Stati Uniti combattano per loro conto nella regione.

  3. Claudio scrive:

    Nel 2004 Tempi appoggiava, e neanche troppo velatamente, l’utilissimo intervento degli USA in Iraq per abbattere il regime di Saddam. Forse, e dico forse, quella “inutile strage” poteva essere evitata e di conseguenza si sarebbe impedito che sorgesse dal nulla il Califfato.
    Coerenza.

  4. Raider scrive:

    Sappiamo tante cose, altre ne sapremo, altre ancora non ce le diranno mai:
    – si può presentare Assad come un agnellino, laddove le vittime provocate dall’esercito assadiano e dai suoi alleati sembra siano sette volte di più di quelle provocate dall’Isis;
    – i siriani in fuga dalla guerra provengono in gran parte dalle zone controllate da Assad, visto che i jihadisti non permettono fughe e partenze;
    – la Turchia, che i filo-islamici qui in azione vorrebbero nell’Ue nonostante i crimini che imputano a Erdogan – in fondo, è un musulmano pure lui e il diritto a sognare Eurabia ce l’ha pure lui, che usa i profughi come ‘arma umanitaria';
    ma far credere che l’Islam ‘buono’ ci salverà da quello cattivo e che l’immigrazione incoraggiata irresponsabilmente dalla Merkel – prima della sua apertura incondizionata i profughi che giungevano dalla Siria erano molti di meno: e ci tocca sentire le prediche contro l’Ungheria da parte della Spagna, che i suoi muri anti-immigrati li ha eretti prima degli altri -, che quando dice’sì’ è sì per tutti e se dice’no’, guai a chi la contraddice, sia la ‘salvezza’ dell’Europa e dell’Occidente (altre volte, l’immigrazione è il conto da pagare sino a casa), mentre O.N.U., eurocrati e Boldrini insistono che, guerra e miseria o no, ‘dobbiamo accoglierli tutti’ e 250 milioni entro il 2060, è da falsari pro-islamici.
    Altrimenti, espresso un giudizio o un pregiudizio risaputo o un altro sul conto di U.S.A. & company,direbbero NO ALL’IMMIGRAZIONE, NO ALL’ISLAM, NO ALL’UE che incoraggia l’una e l’altro a invadere l’Europa e a sottometterla.

    • Fabio G scrive:

      Se ci dicono che cisono 200.000- 240.000 mila morti di cui circa 100.000 militari di Assad,
      vuol dire che il rapporto 1 a 7 è impossibile: ci dovrebbero essere almeno 800.000 morti
      ( 100.000 militari,700.000 civili e questo senza considerare i morti ISIS).

      Se i profughi scappano dalle zone controllate da Assad come mai scappano (a milioni)
      solo adesso che c’è la guerra e non scappavano (a milioni) anche prima?
      Scappano dalla guerra e dalla fame, non perchè c’è Assad.

      Filo islamici, pro islamici, islam buono e cattivo….: questa non l’ho capita.
      Se uno accusa gli USA e compagni perchè bombardano, con scuse inventate,
      paesi islamici, o si preoccupa di salvare in mezzo al mare dei poveracci
      islamici sui barconi mica deve essere considerato un filo islamico.

      • Raider scrive:

        Vittime non vuol dire solo morti, il dato era riportato da una fonte fededegna, non la cito perché chi diffonde o prende come oro colato le veline delle centrali islamiche o filo-islamiche hanno buon gioco a dire che sono cifre inattendibili.
        Sulla politica estera obamiana il dibattito è aperto perfino negli U.S.A., io lo considero una fra le peggiori iatture mondiali, ma, almeno, adesso se ne andrà, non come le dittature islamiche e non, refrattarie a diritti che diamo per scontati e che lo sono più, da noi, grazie agli islaici, vedi, per esempio, la libertà di satira. I filo-islamici che vengono qui a intasare il sito con un profluvio di patacche filo-islamiche, per es., chiuderebbero un sito come questo che non si ‘prostra versa La Mecca: come è avvenuto in Iran questa settimana, il regime islamico ha imposto la chiusura di alcuni siti e imposto restrizioni agli utenti di Internet, laddove la stampa è sottoposta a una censura contro cui nessuno di islamici e filo-islamici ‘buoni’ (a riflilare balle) protesta.
        I barconi in primo piano fanno sempre il loro effetto, specie se si fa credere che chi non vuole l’islaizzazione dell’Ue né l’immigrazione vuole che i barconi vadao a fondo: non è, questo espediente retorico di quella demagogia che mirerebbe al cervello laddove gli altri sono accusati di fare leva su timori infodati, la migliore garanzia che si vole discutere seriamente, lucidamente e pacatamente – per es., dei 250 milioni di immigrati da accogliere nell’Ue da qui al 2060. Tanto è vero che sull’immigrazione di poveracci e non, 250 milioii a pescindere da guerre, crisi regionali, ecc…, chi difende i barconi non dice nulla di nulla. Io dico
        NO!

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