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Pensioni. Se i «criteri di razionalità» della Corte costituzionale ci costano 20 miliardi

maggio 21, 2015 Redazione

Dopo la bocciatura (miliardiaria) della legge Fornero, così i giudici della Consulta si difendono dalle accuse di irresponsabilità e invasione di campo

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Bisogna ammettere che non sono mancati, negli ultimi mesi, validi appigli per imputare ai giudici della Corte costituzionale italiana una certa tendenza a invadere il campo della politica. Vedi la sentenza “antiproibizionista” sulla droga, la bocciatura della legge elettorale, la legalizzazione della fecondazione eterologa e poi, a fine aprile, last but not least, la sorpresina sulle pensioni – solo per attenersi ai verdetti più “memorabili”. Con quest’ultima deliberazione la Consulta, per chi non lo sapesse, ha dichiarato incostituzionale il blocco delle indicizzazioni Istat previsto dal “salva Italia” (governo Monti) per le pensioni superiori a tre volte il minimo. Una valutazione che promette di costare parecchio ai contribuenti, e di conseguenza al governo chiamato a recepire la sentenza.

UN VOTO CHE VALE DOPPIO. Non a caso Aldo Cazzullo, in un memorabile “viaggio” dentro la Corte costituzionale pubblicato oggi dal Corriere della Sera, definisce l’attuale presidente Alessandro Criscuolo «l’uomo che in pochi minuti ha fatto più male a Renzi della minoranza Pd». Già perché quel giorno di fine aprile è andata così: «Sei giudici erano per salvare la riforma delle pensioni, sei per bocciarla: lui era tra questi, il suo voto vale doppio, e così il governo ha dovuto varare un decreto e riscrivere la manovra che stava preparando». Insomma «in pochi minuti», pare suggerire Cazzullo, i sommi magistrati hanno bocciato una legge voluta da un governo e varata da un Parlamento, girando il conto miliardario ai cittadini.

SENZA BADARE A SPESE. Irresponsabilità? Sconfinamento? Nell’articolo del Corriere Criscuolo e il collega Giuliano Amato (giudice costituzionale dal 2013) provano a difendersi dall’accusa. «Noi non siamo un contropotere. Siamo un organo di garanzia. I custodi della Costituzione», dice a Cazzullo il successore di Giuseppe Tesauro. «Con i governi ci possono essere difficoltà, conflittualità», ma il mestiere dei giudici costituzionali è «verificare la costituzionalità delle leggi», il resto non conta: «Se una legge è incostituzionale, non possiamo fermarci se la nostra decisione provoca delle spese». Cazzullo ricorda che “provocare delle spese” significa in questo caso aprire un buco potenziale nelle casse pubbliche di ben 20 miliardi di euro. Ma Criscuolo: «Non erano dati di cui noi disponevamo. E poi noi non facciamo valutazioni di carattere economico». Quando una legge va a incidere su un cosiddetto “diritto acquisito”, tenta di spiegare il presidente, la Consulta è chiamata a valutare esclusivamente che «lo faccia con criteri di razionalità». E la riforma delle pensioni, «a mio giudizio, violava il principio di ragionevolezza».

IL BUBBONE. Amato, da parte sua, spiega che «io questa sentenza non l’ho voluta», ma ci tiene a confermare che la Corte costituzionale non è un contropotere. Solo che i diversi poteri hanno un’«elasticità naturale», scrive Cazzullo sintetizzando il pensiero di Amato: le istituzioni sono «come le fisarmoniche, se le altre sono deboli, è possibile che una si allarghi». «Ma noi – dice l’ex premier – non vogliamo sostituire il legislatore; siamo come il chirurgo che asporta il bubbone. Creiamo il vuoto, quando il pieno è incostituzionale. Spetta al governo e al Parlamento riempire quel vuoto». Con razionalità e ragionevolezza, si spera.

A PROPOSITO DI COSTITUZIONE. E qui è quasi inevitabile recuperare le parole utilizzate ieri in una bella intervista al Foglio da Carlo Nordio, procuratore aggiunto a Venezia, non nuovo ai giudizi controcorrente sullo strapotere della magistratura in Italia. Parlando con Maurizio Crippa proprio di responsabilità civile delle toghe e di poteri che si pestano i piedi, Nordio fa appunto l’esempio della sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni, emblema di come in Italia «tanto più è debole la politica, tanto più lo spazio viene occupato dalla magistratura», e di conseguenza «sul diritto per come è scritto prevale quello che viene chiamato con uno slogan “il diritto vivente”». La Consulta, spiega Nordio, è intervenuta sulle pensioni «ritenendo, credo, di dover dire qualcosa sui livelli di salvaguardia dei redditi, cosa che dovrebbe decidere invece il Parlamento». E il risultato è un verdetto con un aspetto che «inquieta». E cioè: «La sentenza aggrava i conti pubblici, impone al governo di operare senza la necessaria copertura, cosa che invece la Costituzione prevede. Siamo a un caso in cui la Corte costituzionale, per assurdo, forza l’esecutivo ad agire al di fuori della Costituzione».

Foto Ansa


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5 Commenti

  1. ftax says:

    E qui ritorna l’eterno problema: chi controlla i controllori?

  2. Mappo says:

    Premetto che non sono un pensionato e temo che con questi chiar di luna la pensione non la vedrò mai. Tuttavia non capisco il giudizio negativo sulla sentenza della Corte Costituzionale, giudizio negativo che ho trovato anche sulle pagine di Avvenire. Non sono uno strenuo difensore della Corte, tutt’altro, le precedenti sentenze che l’articolo cita, in primis quelle su droga e fecondazione eterologa le ho trovate sbagliate, ma in questo caso non capisco proprio questo giudizio negativo. Il pasticcio l’hafatto l’esimio e sobrio arciprofessor Monti assieme alla Fornero dalla lacrima facile. La Corte doveva forse far finta di nulla? Qui non stiamo parlando di vitalizi come quelli di sindacalisti o politici che si basano su contributi virtuali come previsto dalla legge Mosca, qui ci sono persone che hanno versato per molti anni contributi sulla base di un accordo stipulato con lo Stato Italiano e un principio basilare del diritto è quello che recita PACTA SUNT SERVANDA.
    Senza contare che in molti casi non stiamo parlando di pensioni d’oro da decine di migliaia di euro al mese, tipo quella che incassa, coincidenza, Giuliano Amato. Se non sbaglio, una pensione pari a tre volte il minimo, livello da cui scatta il taglio voluto da Monti, equivale a circa 1250 euro al mese, non mi sembra proprio una cifra così siderale. Dovremo pagare noi contribuenti per questa sentenza? La cosa non mi fa certo piacere visto che anch’io sono un contribuente, ma in questo non c’è nulla di nuovo, perché siamo sempre noi a dover coprire gli sbagli e le idiozie di chi ci governa. Lo so che è impossibile, ma sarebbe bello se si potesse pignorare lo stipendio di senatore a vita che, a mio parere, indegnamente, il sobrio professor Monti, percepisce e percepirà per chissà quanti anni ancora (oltre ad altre pensioni ed emolumenti vari, of course).

  3. dodi says:

    dove era la corte costituzionale quando la Fornero ha fatto varato la legge?chissa perchè sempre dopo si svegliano..la Fornero e Monti sono quelli che hanno affossato l’Italia del tutto, Passera poi ha il coraggio di dire che lui è il nuovo non viene dal loro schieramento?abbiamo la memoria corta il problema è che le persone normali non ne possono più di tutti i giochetti che fanno TUTTi trovatemi un politico che faccia politica perche ci crede veramente……io non lo vedo

    • Mappo says:

      Dodi, non voglio passare per difensore della Corte Costituzionale, tuttavia vorrei ricordarti che la Corte in Italia non può in nessun modo prendere iniziative autonome. Qualunque cosa, anche la peggiore legge che venisse approvata in Parlamento, anche in tal caso la Corte non può in nessun modo intervenire di sua iniziativa. Lo può fare solo su imput esterno, ad esempio un giudice che in un procedimento ritiene che una norma sia incostituzionale interrompe il processo e rimanda la legge al giudizio della Corte, solo in quel momento la Corte è autorizzata a valutare e dare un giudizio.

  4. Corrado says:

    Sono d’accordo con Martinelli che Tempi ha preso una deriva filogovernativa sponsorizzando NCD ( la difesa di Lupi e della Cancellieri è stata imbarazzante) ed è assolutamente vero che non tratta temi politici ed etici che possono imbarazzare Alfano e Renzi.
    Questa contiguità non fa un buon servizio alla verità e come Cattolico vicino al Movimento ne soffro perchè non possiamo fare “buona politica” insieme ad abortisti e filogender, ma comunque continuo a d acquistare Tempi, stringo i denti e spero in un giornale migliore……ma non so fino a quando!!!

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