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Pena di morte. Le esecuzioni nel mondo aumentano del 50 per cento

aprile 7, 2016 Leone Grotti

Iran, Pakistan e Arabia Saudita hanno fatto registrare un aumento vertiginoso di condanne a morte l’anno scorso. Ma la Cina resta irraggiungibile

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Almeno 1.634 sono state passate per le armi o impiccate o decapitate in esecuzione a una pena di morte nel 2015. Il nuovo rapporto di Amnesty International sulla pena capitale nel mondo registra un incremento del 50 per cento rispetto all’anno scorso. L’aumento è dovuto soprattutto a tre paesi: Iran, Pakistan e Arabia Saudita.

IRAN. La Repubblica islamica sostiene di aver ucciso 400 persone l’anno scorso, ma secondo l’ong il dato è di gran lunga superiore. Sarebbero 977 le persone messe a morte, un aumento del 31 per cento rispetto all’anno scorso. Tra i condannati, anche 16 donne e quattro minorenni. La maggior parte delle esecuzioni è dovuta a crimini legati alla droga, ma non mancano le impiccagioni dovute alla «inimicizia contro Dio» manifestata dai malcapitati. Molto spesso, riporta Amnesty, le prove vengono fornite da confessioni estorte sotto tortura.

PAKISTAN. Molto grave è anche la situazione del Pakistan, che l’anno scorso ha riammesso la pena di morte dopo anni, in seguito a un attacco talebano a una scuola militare di Peshawar nel 2014, durante il quale sono rimaste uccise 141 persone. In Pakistan l’anno scorso sono state messe a morte 320 persone per accuse legate al terrorismo, in principio, e poi per diversi altri crimini minori.

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ARABIA SAUDITA. All’aumento globale del 2015 ha contribuito in modo decisivo l’Arabia Saudita, che ha decapitato o passato per le armi almeno 158 persone, il 76 per cento in più del 2014. Spesso le vittime, decapitate o meno, sono poi state esposte al pubblico ludibrio (come mostrato in precedenza anche da tempi.it). La pena capitale, secondo Amnesty, è comminata con troppa severità ai lavoratori migranti stranieri, che spesso non hanno neanche accesso a un avvocato difensore. Confessioni vengono usualmente estorte sotto tortura.

PRIMATO DELLA CINA. Il dato delle esecuzioni compilato da Amnesty riguarda però solo quei paesi che ne comunicano il numero. I giudici che mettono a morte più persone al mondo sono in realtà quelli cinesi, ma il governo considera il dato totale delle esecuzioni un segreto di Stato. Si può essere condannati a morte anche per una bustarella o per un incendio doloso e spesso le esecuzioni avvengono in pubblico. Si ritiene che la Cina giustizi migliaia di persone ogni anno, più del doppio di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. È impossibile conoscere i numeri anche di Vietnam, Corea del Nord e Malaysia.

CLASSIFICA. La classifica dei primi dieci paesi al mondo per numero di esecuzioni, dunque, è: Cina, Iran (977), Pakistan (326), Arabia Saudita (158), Stati Uniti (28, in netto calo), Iraq (26), Somalia (25), Egitto (22), Indonesia (14), Ciad (10).

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. Rolli Susanna says:

    Non letto. Se volessimo fa r fuori tutti i farabutti del mondo ci estingueremmo in fretta, dall’Oriente all’Occidente; meglio non uccidere Caino….Non lo ha “toccato” Dio, non dovremmo farlo nemmeno noi….sempre per il discorso dell’estinzione, ne sono convinta!.

    • Aldrovandi says:

      Se non altro perché nella maggior parte dei casi non sono nemmeno Caini, cioè non son persone che si sono macchiate i qualche crimine efferato, ma anzi sono innocenti messi a morte perché serviva un capro espiatorio o perché erano scomodi a qualcuno.

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