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Parte la Tobin tax: da oggi si paga anche per gli acquisti in borsa. Ecco come

marzo 1, 2013 Massimo Giardina

Il Tesoro ha modificato la tassa sulle transazione finanziari con l’approvazione dei mercati, ma qualche problema da risolvere rimane.

Il 1 marzo è una data importante per la finanza italiana. Parte la Tobin tax: l’imposta sulle transazioni considerata un male da evitare dai mercati e voluta dal premier uscente Mario Monti, anche se in una forma diversa rispetto a quella in attuazione da oggi.
Le modifiche avvenute nell’iter di approvazione e dal ministero del Tesoro hanno infatti ridotto l’impatto negativo preventivato dai mercati mesi fa e in particolare è stata messa una soglia minima di capitalizzazione per cui si pagherà un’aliquota dello 0,12 per cento per le azioni acquisite e rimaste in portafoglio a fine giornata solo per quelle realtà quotate che hanno un capitale superiore a 500 milioni di euro.

COME SI PAGA. Il meccanismo funziona in questo modo: un soggetto che compra 100 euro di azioni di una società che rientra tra quelle che hanno una capitalizzazione superiore a 500 milioni dovrà pagare 0,12 euro all’erario. Ma se, nella stessa giornata decidesse di vendere una parte di quelle azioni, pagherebbe la tassa solo per il controvalore della differenza rimasta. Esempio: la mattina compro 100 euro di azioni Unicredit e ne rivendo 50 euro durante il pomeriggio, la somma da calcolare ai fini della Tobin tax sarà lo 0,12 per cento di 50 e non di 100 euro: ovvero 6 centesimi di euro. Se nella giornata si dovesse rivendere l’intera quota non si pagherebbe nulla.

CHI PAGA. Un altro punto fondamentale e che fece molto discutere riguarda i soggetti a cui viene applicata la tassa: dalle ultime modifiche risulta che agli acquirenti di ogni nazionalità che comprano azioni di società quotate italiane che soddisfino i requisiti di grandezza prima espressi, dovrà essere applicata la tassa sulle transazioni finanziarie.
Le correzioni adoperate dal ministero sono state apprezzate dagli operatori del mercato domestico, anche se rimane il problema per le prossime Ipo (nuove quotazioni) nella scelta dei mercati di riferimento. Il tema in questi tempi non si pone in quanto la piazza di Milano è a secco di nuove società che decidono l’ingresso ai mercati finanziari, ma finché nazioni (almeno quelle europee) non adotteranno all’unanimità la Tobin tax vi rimarranno forti disparità di trattamento.
La borsa di Milano ha già vissuto un’esperienza negativa di questo tipo con l’introduzione del mercato Aim per la mancanza di una regolamentazione (soprattutto fiscale) che favorisse l’ingresso delle Pmi. È accaduto che molte società italiane optarono per altre piazze come quella polacca o la più prestigiosa Londra.

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