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Le parole più pesanti contro l’aborto le ho lette da papa Francesco, uno che dice sempre quello che pensa

settembre 1, 2014 Piero Gheddo

Padre Piero Gheddo “ripesca” in due numeri dell’Evangelii Gaudium il giudizio netto «scritto col cuore» dal Santo Padre in difesa della vita nascente

Rileggendo e meditando in estate l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, “La gioia del Vangelo” pubblicata da Papa Francesco il 24 novembre 2013, Festa di Cristo Re, ho “scoperto” due numeri sull’aborto, che sono nello stile di questa lettera pastorale (non enciclica dottrinale), facile da leggere e comprensibile a tutti. Nel dare orientamenti pastorali alla Chiesa, Francesco rivela tutto se stesso, racconta quasi la sua esperienza di cristiano, di prete e di vescovo. È un testo che bisogna conoscere per entrare in sintonia con Francesco, con l’uomo e il suo programma, poterlo capire e accompagnare con la nostra vita e la nostra preghiera.

I due numeri sull’aborto mi hanno colpito perché il Papa argentino-italiano usa parole pesanti come pietre che non ho mai letto in altri documenti ecclesiali, tutti di condanna dell’aborto. Su Francesco fioriscono tante interpretazioni e letture, ciascuno lo tira dalla sua parte. Non si è ancora capito che lui è davvero un Papa missionario, che viene dalle missioni, e nella pastorale usa uno stile abituale nelle missioni, è libero, aperto, popolare, flessibile, amico di tutti, ma profondamente attaccato alla Verità del Vangelo e della Tradizione cristiana. Soprattutto parla a braccio, dice quel che pensa, può anche sbagliare qualche parola o atteggiamento, ma si è dichiarato “figlio della Chiesa”, scrive e parla col cuore, trasparente e parla chiaro. Per questo “La gioia del Vangelo” è proprio il programma del suo pontificato.

Ecco i due punti sull’aborto, senza commenti. Sta parlando degli ultimi, nelle “periferie dell’umanità”, che il cristiano deve amare e difendere:

«213. Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo. Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. È un fine in sé stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficoltà. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno. La sola ragione è sufficiente per riconoscere il valore inviolabile di ogni vita umana, ma se la guardiamo anche a partire dalla fede, “ogni violazione della dignità personale dell’essere umano grida vendetta al cospetto di Dio e si configura come offesa al Creatore dell’uomo”» (cita Giovanni Paolo II, Cristifideles laici, 30 dicembre 1988, n. 37).

«214. Proprio perché è una questione che ha a che fare con la coerenza interna del nostro messaggio sul valore della persona umana, non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a “modernizzazioni”. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie, particolarmente quando la vita che cresce in loro è sorta come conseguenza di una violenza o in un contesto di estrema povertà. Chi può non capire tali situazioni così dolorose?».

tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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41 Commenti

  1. Valentina scrive:

    Il tema dell’aborto è troppo delicato e personale. Credo che solo la donna debba decidere sul da farsi, soprattutto in casi drammatici come una violenza sessuale o motivi di salute per i quali rinunciare alle cure significherebbe rinunciare alla propria vita. Per me la madre viene sempre prima del bambino. In tutti i casi, comunque, io non me la sento di giudicare né, tanto meno, di condannare una donna che decide di non portare a termine una gravidanza.

    • Cisco scrive:

      @Valentina
      Infatti il papa giudica l’aborto, non le donne che decidono di non portare a termine una gravidanza.

      • filomena scrive:

        Forse il Papa non voleva condannare nessuna donna per aver abortito ma di sicuro tra i commentatori c’è più di uno che ritiene malvagia (per non dire altro) anche solo chi ritiene che solo la donna può decidere se portare o mo avanti una gravidanza e comunque non accetta l’idea che prima del nascituro viene sempre la donna come giustamente fa notare Valentina.

        • kan63 scrive:

          È sempre questo il metodo usato per violentare la realtà: si prende un caso particolare (la donna violentata, la malattia dolorosissima), si giustifica un caso umanamente drammatico, si generalizza il tutto e si ottiene la trasformazione di un dramma di due persone (il bambino e la madre) in un diritto generalizzato di una persona (la madre) su un altra (il bambino).
          La posizione iniziale di Valentina anche se non condivisibile é comprensibile (salvo poi scivolare in una conclusione un po’ pilatesca), quella di Filomena (che strumentalizza Valentina) é puramente ideologica.
          Non esiste il primato di un essere umano su un altro essere umano, esistono situazioni drammatiche in cui questo può essere difficile da vedere e vivere ma per favore non nascondiamoci dietro ai drammi per autorizzare la soppressione indiscriminata della vita.

        • Gianluca scrive:

          Capisco la difficoltà della scelta ma si gira sempre sul baricentro sbagliato. (per disinformazione più che altro)
          Guarderei la scelta dell’aborto dalla parte del più debole: che in real’tà non è la donna ma è il suo bambino che è già nato vuole solo scire alla vita senza stare a guardare del come e del perchè é stato concepito.
          Il bambino lo capirà dopo e ringrazierà la madre per la vita donata e per la scelta fatta (per la vita).

          Poi sfatiamo il mito che l’aborto serva per la salute della donna, è l’opposto, oltre ad uccidere un innocente creatura si procura sia male fisico sia male psicologico alla donna.
          Meglio cercare di comprenderla e supportare la donna in questa sua difficile scelta, consultando i CAV Centro di Aiuto alla Vita che oltre che supporto morale ne danno anche organizzativo e finanziario in alcuni casi.
          La donna ringrazierà per tutta la vita la scelta per la vita fatta.

          • Valentina scrive:

            Mi scusi, Signor Gianluca, lei vede la questione come uomo, io la vedo come donna. Personalmente non terrei mai il figlio di uno stupro, un figlio che mi ricordasse in ogni momento della mia esistenza il trauma della violenza subìta. Ci sono stati anche casi di bambine stuprate e rimaste incinte. Essere vittime di una violenza non è cosa di poco conto. L’argomento della salute è ugualmente importante. Non tutte le donne se la sentono di fare come Gianna Beretta Molla e alcune altre che, scoprendo in gravidanza di avere una malattia mortale, rinunciarono alle cure e alla propria vita per salvaguardare quella del bambino. Non possiamo pretendere che tutte le donne rinuncino a curarsi e a vivere, non le possiamo né giudicare né condannare. Purtroppo, torno a dire, l’aborto è un tema delicatissimo e personale e solo la donna in questione deve decidere come regolarsi. Per me la donna viene sempre prima del bambino, ne sono fermamente convinta.

            • laura scrive:

              Ho conosciuto molte donne che pensavano di abortire per situazioni di gravidanza più o meno difficili, nessuna di quelle che ha finito per decidere per la vita ha mai manifestato rammarico per la scelta fatta, anzi.
              Viceversa ne ho conosciute molte che hanno abortito, tra queste ne ho sentite diverse esprimere dolore e rimpianto, a volte in forma disperata.

              • Valentina scrive:

                Non ne dubito, Signora Laura, ma non è esattamente questo il punto di cui stiamo trattando.

                • Laura scrive:

                  Vale
                  A me pare assolutamente in tema. Come si fa a parlare di aborto se non ci si confronta con il reale?

                • Laura scrive:

                  P.S. tanto per esprimersi in soldoni, il mo precedente discorso significa che, se una donna viene sostenuta, sceglie spesso di proseguire la gravidanza e non se ne pente affatto pur dovendo affrontare situazioni particolarmente dure.
                  Per esperienza lavorativa ho visto che una donna che si sente amata non abortisce, ne deriva che il peso della scelta non può e non deve ricadere solo su di lei, non è solo suo il bimbo che nascerà ma è anche del padre, della famiglia, della comunità.
                  Io sto parlando di situazioni gravi e drammatiche, per assurdo nelle scelte fatte per capriccio, e sono tante, è più difficile affiancare una persona perché si rende impermeabile.

          • Nino scrive:

            A me sembra normale quello che dice il Papa, ovvero che:

            la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti,

            ma anche che:

            abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie.

            Io personalmente sono contrario all’aborto, ma non sono d’accordo sul fatto che la soluzione sia proibirlo. Proibire non vuol dire prevenire. Sogno una società in cui ogni gravidanza sia desiderata, voluta, non frutto della casualità o, peggio, della violenza. Fino a quando non sarà così (e temo che non sarà mai così), ci saranno sempre donne che “si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angusti”, ed allora è meglio che questo gesto venga fatto con il pieno controllo medico che non in qualche angusto sottoscala in condizioni di degrado (a meno di non avere i soldi per farlo in una lussuosa clinica svizzera)

  2. Paolo scrive:

    Papà Francesco ha, per certi versi, lo stile pastorale di S.Giovanni XXXIII: dolcezza e pacatezza nel parlare, durezza e fermezza nel difendere i principi che vengono dal Vangelo

  3. enja scrive:

    Care donne capaci di immedesimarvi in una incinta e in difficoltà, vi dico: quanto delle vostre parole viene dall’esperienza? Avete mai conosciuto donne che volevano abortire o che hanno abortito? Oltre che giudicare sedute comodamente sul sofà, siete mai state a casa di una di queste? Avete mai fatto qualcosa per loro?
    I giudizi dati senza essersi mai sporcati le mani sono menzogneri. Per favore, buttatevi un po’ nella realtà e, uscendone bagnate, saprete meglio rispondere!!

    • Valentina scrive:

      Mi scusi, ma non credo sia necessario fare l’esperienza di tutto per esprimere un giudizio che non sia “menzognero”. E non sempre consiglierei a qualcuno di “buttarsi nella realtà” e di “uscirne bagnato” perché potrebbe anche non uscirne. Io so che un colpo di pistola alla tempia porta alla tomba, ma non ritengo opportuno farne l’esperienza per sapere che il giudizio è tutt’altro che “menzognero”! Abbiamo anche l’intelligenza per giudicare correttamente una situazione e i sentimenti per immedesimarci in una persona che attraversa un momento difficile. Credo che in molti casi questi strumenti bastino per formulare un giudizio veritiero.

      • Nino scrive:

        @valentina. c’è differenza tra eventi oggettivi (un colpo di pistola alla testa fa male) e comportamenti soggettivi. Credo che ognuno di noi con un minimo di onestà intellettuale possa trovare nel suo passato qualche episodio in cui a fronte di un comportamento teorico ipotizzato a freddo il proprio comportamento reale, sul campo, è stato diverso (non migliore o peggiore, ma diverso).

        Ovvero non sempre ciò che pensiamo faremmo in un determinato frangente è ciò che poi facciamo quando quel frangente ci si presenta effettivamente davanti. Perfino nel Vangelo troviamo esempi di questo tipo.

    • filomena scrive:

      Io non so quante donne lei abbia conosciuto in difficoltà e che volevano abortire. Io ne ho conosciuto qualcuna che voleva abortire ma soprattutto sono a conoscenza di altre che per certo lo hanno fatto. Se non richiesto però non ho mai espresso opinioni in merito perché ritengo sia una scelta molto personale e ogni donna vive probabilmente questa situazione in modo diverso. Credo inoltre che si può avere una legittima visione, come io ho, ma siccome non ho mai fatto questa esperienza in prima persona non sono in grado di dirle come l’avrei vissuta.

  4. beppino scrive:

    Sicuramente il tema dell’aborto é un tema personale, ma non lo é a tal livello da portare a pensare che i quattro soggetti interessati (futuro neonato, donna, uomo e società) si annullino vicendevolmente lasciando alla sola donna il diritto di scelta. C’é una unica situazione in cui alla donna spetta insindacabilmente decidere, quando c’é pericolo per la propria vita (a nessuno può essere imposto il rischio di morire) e quando la donna ha subito violenza sessuale (a nessuno può essere imposto di essere portatore di vita se non originata dall’amore). In tutti gli altri casi andrebbe considerato prima il bambino che deve ancora nascere, poi la madre, poi il padre ed infine il resto. E’ facile dire “non me la sento di giudicare” ma é anche altrettanto facile nascondersi dietro “é un problema della sola donna” che deve poter decidere.

    • Nino scrive:

      Quindi, Beppino, se una donna decide di abortire e la società e l’uomo non sono d’accordo cosa fai, la chiudi a chiave guardata a vista per nove mesi? Quello che bisognerebbe fare, in questi casi, ma non si fa, è capire qual è la difficoltà della donna e fare tutte le azioni possibili per alleviare, se non annullare, dette difficoltà, per mettere in condizione la donna di poter fare, liberamente, una scelta diversa. Utopia, lo so!

      • michele scrive:

        Utopia se nella società l’aborto è un tabù talmente intoccabile che si nega perfino cosa servissero veramente iconsultori.

      • beppino scrive:

        *** fare tutte le azioni possibili per alleviare, se non annullare, dette difficoltà, per mettere in condizione la donna di poter fare, liberamente, una scelta diversa.***

        A parte quel “liberamente” (da contestualizzare) non si può non essere d’accordo. Se il procurato aborto é voluto in conseguenza di un “errore” o di una “leggerezza”, se il prosieguo della gravidanza é indicato dai medici normalmente percorribile, se la donna non accetta la possibilità che la società possa prendersi in carico il bambino post nascita, se la donna mantiene ostinatamente l’idea che non vuole aiuti ne vuole il bambino, se l’uomo non vuole prendersi le sue responsabilità, se terminare la gravidanza non costituisce pericolo per la madre, ecc… non resta che prendere atto che ci tratta di scegliere fra il destino di qualcuno che ineluttabilmente non é ancora nelle condizioni di prendere posizione e il destino di una persona comunque in grado di prendere posizione. Consegue da subito cosa si dovrebbe fare se fossimo in uno Stato civile. Nel nostro Stato cosiddetto civile sappiamo tutti come é andata a finire: 1) alla fine della fiera il procurato aborto non può che essere considerato “trattamento sanitario” ineludibile dalle strutture sanitarie; 2) il lato più da “macelleria” viene demandato a medici e personale paramedico e guai far vedere alla gente comune effettivamente in cosa consiste e le conseguenze (soprattutto psicologiche) di una interruzione della gravidanza; 3) le donne in fondo in fondo facilmente si convincono che comunque, ancorche’ giusta, é comunque una strada percorribile in quanto indicata “lecita” dal consesso civile (quando nella realtà sono di fatte lasciate sole, specialmente dopo l’intervento); 4) i fautori IVG, preso atto che il numero degli obiettori continua ad aumentare, cercano attraverso valutazioni da volo pindarico di trovare qualcosa che obblighi il medico a non nascondersi dietro problemi etici ma faccia obbligatoriamente la sua parte (come fosse una macchinetta); 5) nessuno fa un serio studio per chiarire inequivocabilmente perché ci sono sempre più medici che si rifiutano di procedere ai procurati aborti; 6) la figura del padre, con relative pesanti ed ineludibili responsabilità, di fatto sparisce annichilita dallo scarico totale del potere decisionale alla donna; 7) nel completo non rispetto delle finalità della 194 per le donne più giovani l’IVG é di fatto considerata, pur come estrema ratio, di fatto salvifica in caso di “errore”; 8) in tutto il mondo ufficialmente sono sparite negli ultimi decenni circa un miliardo di persone molte delle quali, anche per banale previsione statistica, potevano diventare persone in grado di fare la differenza nella continua ricerca di aumentare il bene comune; 9) in Italia il numero di IVG almeno non ha subito significativi aumenti negli ultimi anni evidenziando però “effetti” secondari non valutati (volutamente) come, ad esempio, la percentuale sempre maggiore di donne più giovani che richiedono l’IVG (fra l’altro disconoscendo indirettamente l’ondata mediatica del cosiddetta “soluzione del profilattico” che dovrebbe annullare qualsiasi rischio … altra balla vergognosa); 10) eccetera eccetera.
        Ma teniamoci pure le nostre donnine da spettacolo che ponficano sul fatto che “hanno dovuto scegliere il procurato aborto perchè il mese di agosto dovevano andare in ferie…” e teniamoci pure il 99% dello studio televisivo che ci ride pure sopra al lieto annuncio di questo grande risultato di civiltà.

        • Nino scrive:

          quando scrivo “liberamente” intendo che , secondo me, la scelta finale ricade sulla donna, perchè solo lei può nella pratica decidere se portare avanti una gravidanza oppure no (e mi ripeto, se una donna non vuole portare avanti la gravidanza al di là di qualunque ragionevolezza, non potendola rinchiudere e guardare a vista, non si potrà evitare che porti avanti la sua decisione o rivolgendosi a medici compiacenti, o attraverso altri mezzi), e questo dovrebbe essere fatto in base alla propria coscienza, quindi il più possibile come “libera” scelta. Si può però cercare di lasciarla meno sola possibile, in questa scelta.

          Se poi questa scelta viene fatta sulla base di oggettive serie difficoltà, o in base a ragionamenti più effimeri, questo in effetti fa parte della sensibilità della donna. Certo, se fosse dato maggiore valore (e sostegno) alla maternità sarebbe meglio. Ancora oggi una ragazza madre non se la passa proprio bene ed è ben poco “protetta” dallo stato, mi pare.

          • beppino scrive:

            Non si può che prendere atto di quello che ha deciso la comunità italiana attraverso la 194; ma l’assioma secondo cui la scelta debba ricadere a priori sulla donna rimane comunque discutibile per vari motivi, in parte già accennati. A mio parere inoltre Lei si fa troppo condizionare dal fatto che “tanto la donna farebbe comunque quello che vuole”; provi a immaginare come andrebbero a finire le cose se tutte le volte che la comunità civile deve prendere posizione su determinate evenienze dovesse sistematicamente sentirsi condizionata dalla constatazione che tanto le cose succedono lo stesso. La possibilità, resa giuridicamente lecita, di scelta in capo ad una persona che probabilmente subirà le conseguenze di aver intrapreso un certa strada sotto condizioni fisiche e psicologiche non adeguate non é civiltà; é semplicemente lavarsi le mani dei problemi altrui. Ricordo che prima della 194 si poteva comunque abortire in determinate e precise situazioni; quello poteva essere un equilibrato punto di partenza per precisare ancor meglio e con più civiltà quando una donna poteva giustamente imporre la sua scelta in danno a un altro essere vivente.

            • Filomena scrive:

              La decisione di abortire o meno è in capo solo alla donna perché è lei è solo lei che “mette a disposizione” il uso corpo per far sì che venga al mondo un altro essere umano. N’è l’uomo n’è la società entra in gioco in prima persona. Dunque visto che l’onere è solo uso, è giusto che sia solo lei a poter decidere se è in grado di farsene carico.

              • beppino scrive:

                Nel generare vita la donna e l”uomo sono reciprocamente essenziali e la società lo é a maggior ragione in quanto l’esperienza procreativa ha significatività soprattutto se inserita entro una forte componente collettiva. Qualsiasi altra caratterizzazione sull’argomento é solo egoismo facilmente constatabile soppesando da una parte la propensione a rifiutare determinati ruoli soprattutto per semplificarsi la vita e dall’altra parte la propensione a ritenere il terzo incomodo come oggetto di possesso da utilizzare insindacabilmente a proprio piacimento. C’é poi la constazione che estromettere uomo e società vuol dire per la donna diventare ineluttabilmente più sola e spenta pur dopo aver acquisito un presunto importante diritto civile. Nel procurato aborto é infatti sempre la donna a rischiare di uscirne male proprio perché il sistema la porta a decidere in solitudine e prevalentemente in una determinata direzione subendo direttamente le successive conseguenze soprattutto dal punto di vista psicologico. Con la 194 i veri vincitori sono probabilmente l’uomo (qualsiasi siano gli errori o orrori commessi riesce ora più facilmente a rinnegare le proprie responsabilità) e la società stessa (per la quale si é drasticamente semplificata la necessità di intervenire nelle problematiche delle gravidanze non volute).

                • Filomena scrive:

                  Mi sembra evidente che non hai un grande concetto delle donne se le giudichi incapaci di decidere da sole per la gestione del proprio corpo. È evidente che tutti possono pentirsi eventualmente delle proprie scelte in qualsiasi campo ma la cosa più triste è pentirsi per scelte non proprie specialmente se riguardano il proprio fisico. Io credo che la storiella che bisogna convincere le donne a fare quello che gli altri si aspettano da loro in base agli stereotipi della maternità sia una grande fregature per le donne che invece sanno benissimo quello che vogliono sia che decidano in un senso o nell’altro senza bisogno di tutori che giocano a fare i saputello in merito a cosa è bene o male per la loro salute fisica e psichica. Sarebbe molto triste se l’umanità non avesse la facoltà nemmeno di decidere se, come è quando riprodursi.

                  • beppino scrive:

                    ***Sarebbe molto triste se l’umanità non avesse la facoltà nemmeno di decidere se, come è quando riprodursi***

                    Ho sempre pensato a Filomena come ad una donna; ma mi sto rendendo che potrebbe anche non essere così. Si tenga inoltre le Sue considerazioni ondivaghe ed io mi tengo le mie. La invito però a maturare la convinzione che l’umanità non é fatta prevalentemente di uomini come a Lei farebbe tanto piacere; e l’altra metà, cioé quella delle donne, non é così superficiale come da Lei continuamente dipinta.

                    • Filomena scrive:

                      Mi incuriosisce sapere cosa le ha fatto cambiare idea sul fatto che io sia una donna. Secondo lei una donna che ha le idee chiare e che si dimostra responsabile nel pianificare la propria vita senza lasciarsi condizionare dagli stereotipi di genere e da quello che una certa cultura conservatrice si aspetta dal ruolo delle donne, non sarebbe una donna? Vede secondo me le donne come del resto pure ovviamente gli uomini sono prima ancora di essere figli, genitori, nonni, fratelli o sorelle ecc.,PERSONE e come tali possono decidere per la propria vita anche al di fuori degli schemi culturali che appartengono ad un passato ormai per fortuna sempre più lontano. E questo a prescindere che una persona sia uomo o donna. In ogni caso la tranquillizzato, sono proprio una donna, ma una donna degli anni 2000 e non dell’800.

                    • beppino scrive:

                      Ho sempre trovato particolarmente spocchioso ed irrispettoso chi confronta acriticamente il proprio essere attuale con l’essere di pari persone di qualche decennio o centinaio d’anni fa; un confronto acritico, oltre a prospettare un impossibile confronto proprio perché non contestualizzato, non può che portare ad un implicitamente sottinteso giudizio di qualità (chissà come andrà a finire fra qualche decennio :) …). E poi dicono che i cristiani ragionano in assoluto…
                      .

            • Nino scrive:

              prima della 194 si poteva tranquillamente abortire anche andando all’estero, o rivolgendosi a cliniche private compiacenti o, peggio,affidandosi a praticoni.A dimostrazione che proibire non vuol dire prevenire.
              E quando dico che la scelta ultima è della donna non ho mai detto che deve essere lasciata da sola in questa scelta, ma anzi ho scritto che la donna che si trova nella terribile situazione di valutare la scelta dell’aborto dovrebbe avere al suo fianco l’uomo e la società che dovrebbero fare di tutto per eliminare e ridurre le considerazioni negative che quella scelta l’hanno portata a valutare. Che è ben diverso dal lavarsene le mani.

              Dirò di più, ogni aborto è una sconfitta per la società, ma soluzione non è impedire l’aborto ma fare in modo da ridurre il rischio (ridurre, non annullare temo) che una donna si trovi in quella situazione

              • beppino scrive:

                ***Dirò di più, ogni aborto è una sconfitta per la società, ma soluzione non è impedire l’aborto ma fare in modo da ridurre il rischio (ridurre, non annullare temo) che una donna si trovi in quella situazione***

                Ogni procurato aborto legale é una vittoria per la società, non una sconfitta; altrimenti non avrebbe senso che la società stessa abbia reso legale la procedura. E con buona pace di tutti é sempre una vittoria anche per l’ometto fecondatore. La vita altrui andrebbe difesa a priori dal pericolo e quindi il rischio di dover non esistere dovrebbe essere sempre nullo (é un principio cauelativo che si applica anche ai topi di laboratorio)… ma finiamola qui. E’ inutile scambiarsi opinioni quando la discriminante é a monte: o fa comodo lavorare per individuare la soluzione ad un problema (presunto tale per comodità) o si lavora convinti per affrontare una nuova possibilità. Se non si capisce (e si condivide) questo é inutile discutere.

  5. Filomena scrive:

    Se prevenire l’aborto significa pianificare consapevolmente e responsabilmente le nascite facendo in modo che l’evento nascita sia voluto e desiderato e non un dono “non richiesto” che arriva quando meno te lo aspetti, allora ben venga la prevenzione. Nessuna donna sapendo di poter decidere se è quando mettere al mondo un figlio preferirebbe semplicemente abortire quando si ritrova incinta. La prevenzione non è convincere la donna a non abortire per ridurre il numero di aborti, ma fare in modo che rimanga incinta solo se lo vuole.

    • michele scrive:

      Le uniche donne che rimangono incinte senza volerlo sono le stuprate. E anche li il figlio è innocente.

      • Filomena scrive:

        Michele tu confondi la sessualità e l’affettività di coppia con la procreazione. Se per procreare le due cose vanno a braccetto, per una normale vita di coppia non necessariamente la sessualità deve essere finalizzata alla procreazione.

        • beppino scrive:

          Ai fini del rischio gravidanze indesiderate la precisazione circa il fatto che la sessualità può/deve considerarsi avulsa dalla procreazione é irrilevante; ineluttabilmente il sesso é, per natura e prima di tutto, necessario e sufficiente alla procreazione. Per eliminare alla radice il rischio di gravidanze non desiderate c’é solo un sistema (disconoscendo a priori la gestione dell’astinenza o il considerare la porta sempre comunque aperta), quello di intervenire a monte, temporaneamente o definitivamente, sugli organi riproduttivi. Non é risolutivo pensare di risolvere il problema delle gravidanze non volute raccontando la favoletta che profilattici and company garantiscono al 100%. A valle della favoletta citata del resto la nostra “civile” società sottintende sempre l’altro messaggio (non più favoletta purtroppo ma di nuovo intrinsecamente discutibile) che tanto “a seguire” esistono le varie pillole del giorno dopo o l’IVG.

          • Filomena scrive:

            Ti faccio presente che ai fini della procreazione il sesso è sufficiente ma non indispensabile. Per ridurre al 99% il rischio di gravidanze indesiderate come giustamente indichi tu si può intervenire temporaneamente finché non si decide di avere un figlio, con gli estroprogestinici che non sono abortivi, come la pillola (non quella del giorno dopo ma quella di ogni giorno), oppure definitivamente legando le tube. Sia un sistema che l’altro però ha delle controindicazioni e va valutato bene pesando i pro e i contro. L’uso del preservativo non ha controindicazioni ma non da una copertura del 99% come la pillola. In ogni caso è sempre consigliabile in quanto il rischio sarà sempre minore che fare sesso senza alcuna protezione. Falliti tutti i mezzi di contraccezione comunque l’estrema ratio deve essere lasciata alla possibilità di ricorrere all’aborto se la donna non se la sente di portare avanti la gravidanza e sicuramente solo lei può decidere cosa è meglio per la sua salute fisica e psichica,non certo chi non ha un ruolo attivo nel portare avanti la gravidanza.

            • beppino scrive:

              ***il sesso è sufficiente ma non indispensabile***

              Esiste infatti la fecondazione artificiale cioé non naturale. Ma ciò non cambia la questione: il sesso é dato dalla natura per fare figli: questo é il motivo per cui esiste ineluttabilmente l’attività sessuale.E questo é perché siamo animali, magari evoluti ma sempre animali (non é forse quello che ci insegnano?). E pure con tutti i sistemi citati (esclusi quelli chirurgici ovviamente) di fatto non c’é alcuna certezza di non rimanere gravida. Questo é il vero e unico motivo (ancorchè ufficioso) per cui la società permette l’IVG legale; serve a risolvere legalmente ciò che deriva da un fatto accidentale che può succedere, ancorchè non voluto, perché ineluttabilmente non impedibile se non affrontato in modo serio. Ed é difficile dire che si é fatto di tutto per non trovarsi ad affrontare la situazione non cercata. Che poi in realtà adire alla IVG NON é una “scelta” ma una “decisione” in quanto, penso in modo difficilmente contestabile, chi risulta soppresso non potrà comunque mai prendere posizione sulla bontà o meno della “scelta” fatta dalla mamma. Tra “decisione” e “scelta” c’é un abisso in quanto la prima non sottintende un giudizio successivo di qualità come implicitamente non si può non preventivare per la seconda.

  6. gianluca scrive:

    Ritengo che se non basiamo le nostre opinioni sul fatto che col concepimento nasce gia una nuova vita, una nuova persona viva, e continuiamo a trattarla come un prodotto, saranno solo parole al vento, non costruttive.
    Solo riconoscendo che li c’è una persona, ancora non autosufficiente perche ha visogno della madre per 9 mesi prima di uscire alla vita, allora potremo confrontarsi.

    • Nino scrive:

      @Gianluca: sapendo già di aprire una polemica, io non ho difficoltà a dire che non con il concepimento, ma con l’annidamento, nel ventre della donna comincia svilupparsi una nuova vita. Quindi c’è una persona (la madre) ed una persona potenziale, una vita umana nel suo primissimo stadio, e che con l’aborto la persona decide di sopprimere la persona potenziale, un insieme di cellule che nel giro di 9 mesi potrebbe diventare un nuovo essere umano.

      A quel punto si tratta di decidere cosa è più importante, se proprio bisogna scegliere tra la persona e la persona potenziale, persona potenziale che senza la persona non può esistere nè evolvere. Quindi tutto passa per la volontà della persona, e senza la sua volontà cosa si può fare? obbligare? io credo che non si possa obbligare nessuno. E’ come dire che c’è una barca con un solo posto, e c’è una persona ed una persona potenziale che vogliono occupare quell’unico posto. Qualunque scelta non sarebbe buona, quello che si fa è scegliere il male minore, che sempre male resta

    • Valentina scrive:

      Signor Gianluca, le “opinioni” sono sempre molto personali e non sempre ciò che pensa uno coincide con ciò che pensa un altro. Ammesso e non concesso che poche cellule siano già una “persona viva” (io tendo a escluderlo, vede cosa sono le “opinioni”), resto fermamente convinta che fra la madre e il bambino venga prima la madre. La donna è l’unica padrona del proprio corpo e della sua gestione ed è l’unica che deve decidere se portare avanti o no una gravidanza.

  7. Filomena scrive:

    La sessualità è molto complessa nel rapporto affettivo di coppia e la procreazione arriva a completamento di un percorso di condivisione di vita. Ma è un aspetto del rapporto, che potrebbe essere soddisfacente anche non necessariamente con la nascita di un figlio. In questo contesto è chiaro che i figli non possono capitare a caso o essere “un dono non richiesto” per cui la contraccezione andrebbe adottata sistematicamente tranne quando arriva il momento di avere un figlio. Infine il fatto che un qualsiasi evento sia naturale non significa automaticamente che sia cosa buona e giusta se non risponde ai bisogni dell’uomo e della donna.

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