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Palazzo Marino in consiglio a San Vittore. «Il carcere non è una discarica sociale» Foto

ottobre 5, 2012 Chiara Sirianni

Cronaca di un consiglio comunale particolare, dentro le mura del penitenziario milanese. Pisapia: «San Vittore non è un corpo estraneo, ma un quartiere di Milano»

«Giuliano Pisapia». «Presente». Il solito appello che apre le sedute di Palazzo Marino è stato pronunciato, venerdì 5 ottobre, nel quarto raggio del carcere di San Vittore. Un consiglio comunale straordinario, quello che si è svolto (per la prima volta) dentro le mura dell’istituto di Piazza Filangeri. Davanti a giornalisti e a una ventina di detenuti, seduti nelle file in fondo al corridoio, si è discussa e poi votata una delibera di iniziativa consiliare – proposta dalla sottocommissione carceri e sottoscritta da tutti i gruppi – che prevede l’istituzione del Garante dei detenuti per la città di MilanoTrentaquattro i voti favorevoli, contati con la classica alzata di mano invece che col voto elettronico, e un astenuto (Carmine Abagnale, del Pdl). Presenti anche i l provveditore generale carceri della Lombardia Albo Fabozzi e il vice capo Dap, Luigi Pagano.

UN PRIMO PASSO. «Abbiamo voluto dare un segnale importante di civiltà», ha rimarcato Giuliano Pisapia, perché «San Vittore non è un corpo estraneo, ma un quartiere di Milano». Anche il presidente del consiglio, Basilio Rizzo, ha salutato «donne e uomini che sono parte del nostro vissuto: tanto chi qui lavora, quanto chi ci si trova per gli errori della vita, ma che non per questo è per l’amministrazione un  interlocutore minore». Soddisfatto Lamberto Bertolè (Pd), presidente della sottocommissione carceri a palazzo Marino: «Ridiamo centralità al tema della reclusione, concentriamoci operativamente sulle pene alternative. Basta al carcere come discarica sociale». Commosso Mirko Mazzali, che ha invocato «carceri più umane».

IL GARANTE. Cos’è esattamente il garante? Una figura che ha il compito di promuovere iniziative e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani. Più concretamente, potrà rivolgersi alle autorità competenti per avere informazioni o segnalare il mancato o inadeguato rispetto dei diritti. Il garante verrà stato nominato dal sindaco «fra persone di indiscusso prestigio e di notoria fama nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani e nelle attività sociali». Resterà in carica per tre anni e il suo mandato sarà rinnovabile non più di una volta.

SAN VITTORE. «Dal punto di vista tecnico non potrà fare molto» dice Stefano Carugo, consigliere regionale Pdl e presidente della commissione speciale sul sistema carcerario. «Esiste già una figura a livello regionale, a cui si somma questa seconda. Avrà un ruolo di interfaccia, soprattutto coi parenti dei detenuti, nell’ottica di individuare le criticità». Delle criticità di San Vittore si parla da più di trent’anni, e uno degli scopi dell’iniziativa è attirare l’attenzione, dell’opinione pubblica ma soprattutto del governo: «Le uniche persone che vanno ringraziate sono quelle che gestiscono il carcere con grande professionalità. Perché da Roma non si è mosso nulla: due raggi vanno completamente rifatti, attendiamo che partano i lavori, ma la competenza è del ministero».

SOVRAFFOLLAMENTO. Il carcere di San Vittore è anche uno dei più sovraffollati d’Italia, come sottolinea anche chi ci lavora. In media l’istituto ospita, si fa per dire, 1600 detenuti a fronte di una capienza “tollerata” di 780 posti. E anche la  caserma interna per gli agenti penitenziari versa in condizioni assai critiche, con docce e servizi igienici insufficienti anche per numero. «La situazione è indegna, da paese dittatoriale, una vergogna a livello europeo. Il senso di questo incontro è quello di un urlo, affinché si capisca che qui dentro ci sono delle persone, non delle bestie».

I PROGETTI. Contestualmente, la commissione congiunta (Comune-Regione) si sta attivando per favorire le misure di custodia alternativa, finalizzate al fine pena fuori dalle mura carcerarie: un tavolo comune per mettere assieme risorse e competenze, impegno relativo a Expo per quanto riguarda le cooperative che consentono ai detenuti di lavorare. La Regione ha avviato un dialogo serrato con Pasquale Nobile De Santis (Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano). «Che una persona rimanga in carcere per più di un anno, in attesa di processo, è una mostruosità. È intollerabile, e incivile. È un discorso molto semplice: per risolvere il problema del sovraffollamento abbiamo due opzioni: costruire strutture nuove, il che è difficile, oppure lavorare sulle pene alternative. E su questo punto, il nostro impegno è assoluto».

LA PROPOSTA RADICALE. Il consigliere Marco Cappato (Radicali) da molti mesi porta avanti una proposta articolata a Palazzo Marino. Il 22 dicembre 2011 il Consiglio comunale aveva approvato una mozione che impegnava il sindaco Pisapia «a deliberare la formazione di una Commissione tecnica ad hoc con competenze medico-sanitarie, di igiene edilizia e sicurezza degli impianti, per rilevare le condizioni di vita nelle carceri milanesi». Poi l’assessore Pierfrancesco Majorino si era impegnato a formare la Commissione, ma tale impegno è finora rimasto lettera morta. Quando sarà finalmente costituita e operativa? Secondo Cappato, «a livello burocratico bastano un paio di settimane. Basta volerlo».

PROMESSE DA MANTENERE. Antonio Iannetta, detenuto a San Vittore, ha fatto un brevissimo intervento, ringraziando per l’attenzione ma chiedendo maggiori delucidazioni sugli aspetti concreti dell’iniziativa. Ha risposto Mazzali, andando dritto al punto: «Non c’è cosa peggiore che fare a un detenuto delle promesse, e poi non mantenerle. Per questo dobbiamo dotare il garante di strutture, e guardo non a caso l’assessore Majorino. Non possiamo intervenire nei lavori di ristrutturazione, per esempio, ma la mia proposta è che una parte delle commesse del Comune di Milano vengano fatte svolgere da cooperative che impiegano detenuti». Proposta che Pisapia ha giudicato, nel suo intervento conclusivo, ottima. Auspicando «un agire comune» da parte della giunta.

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