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Pakistan. Il processo di Asia Bibi potrebbe «riprendere a breve, forse già a giugno»

aprile 21, 2017 Redazione

Lo ha dichiarato l’avvocato della donna cattolica, in carcere da oltre 7 anni. Il processo era stato rimandato a ottobre sine die. Intanto nel paese gli imam tornano a chiedere che venga impiccata

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Il processo di Asia Bibi «potrebbe riprendere a breve, forse nella prima settimana di giugno». Lo ha dichiarato ad AsiaNews l’avvocato della donna pakistana, Saiful Malook. La richiesta di una nuova udienza «è stata presentata al presidente della Corte suprema del Pakistan la scorsa settimana. Il caso continua a essere rimandato a causa dei problemi di questo Paese. Siamo nel mezzo di una continua guerra tra l’islam e i kufr (infedeli). Ma le nostre speranze per la sua liberazione sono molte».

IL PROCESSO. La madre cattolica di cinque figli si trova da oltre 7 anni in carcere, condannata in primo e secondo grado con l’accusa di blasfemia per avere bevuto un bicchiere d’acqua. A ottobre, la Corte suprema ha rinviato il processo perché uno dei tre magistrati si è ritirato dal caso, sostenendo che era stato anche membro della corte che ha deciso di condannare all’impiccagione Mumtaz Qadri, che uccise il governatore del Punjab Salman Taseer, colpevole di aver difeso Asia Bibi. Non è raro che i giudici, temendo di essere assassinati dagli estremisti islamici, si rifiutino di sentenziare nei casi più delicati.

LINCIAGGIO DEL “BLASFEMO”. Questa settimana si è tornato a parlare di Asia Bibi, dopo uno degli episodi di violenza più cruenti mai avvenuti in Pakistan. Uno studente di 23 anni è stato accusato di blasfemia, spogliato nudo e linciato pubblicamente in pieno giorno da centinaia di giovani presso la Abdul Wali Khan University di Mardan. L’assassinio sarebbe stato “giustificato” dalla posizioni favorevoli alla fede ahmadi (corrente islamica considerata eretica dai sunniti) espresse dal giovane. I filmati che circolano in rete, mostrano il cadavere del giovane circondato da una folla di universitari che lo prendono a calci, bastonate e gli sputano sopra.

«COLPA DI ASIA BIBI». Dopo l’episodio, che ha fatto scalpore nel paese, un gruppo di imam molto influenti, invece di condannare l’omicidio, hanno dato la colpa ad Asia Bibi: «Se i peccatori venissero dichiarati blasfemi dai tribunali, senza che vengano concesse loro proroghe nella pena, gli studenti non agirebbero in quella maniera. Le persone hanno perso fiducia nello Stato, a causa della noncuranza delle istituzioni e del loro silenzio criminale. Incidenti come quello della Wali Khan University continueranno fino a quando verrà offeso il loro sentimento religioso», ha detto il mufti Muhammad Haneef Qureshi.

RUOLO DI IMAM E MOSCHEE. Altri imam hanno chiesto di impiccare subito la donna cattolica: questo farebbe da deterrente contro le violenze di massa e gli omicidi extragiudiziali, comunque giudicati legittimi dai religiosi islamici in caso di blasfemia. La polizia ha tra l’altro fatto sapere che il giovane ucciso non aveva espresso sui social network nessuna proposizione blasfema. Padre Emmanuel Yousaf Mani, direttore della Commissione nazionale giustizia e pace della Conferenza episcopale pakistana, ha dichiarato sul caso ad AsiaNews: «Questi imam dovrebbero guardare in faccia la realtà. Devono scoraggiare le persone a farsi giustizia da soli. Le moschee dovrebbero fermare questi annunci provocatori».

«GESÙ SPEZZA LE MIE CATENE». Nei giorni di Pasqua, che Asia Bibi ha passato ancora una volta nel carcere di Multan ma insieme alla sua famiglia, la donna ha scritto un appello: «Ti prego Gesù di donarmi la libertà, spezza le mie catene, fa’ che il mio cuore possa librarsi al di là di queste sbarre». A papa Francesco, invece, ha chiesto di «pregare per me». In attesa di essere finalmente assolta da accuse inesistenti.

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