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Pakistan. Grazie alla polizia 1.500 cristiani fanno ritorno alle loro case dopo le minacce dei musulmani

maggio 22, 2013 Leone Grotti

Più fonti rivelano a tempi.it che 250 famiglie cristiane hanno fatto ritorno alle loro case, che non sono state bruciate da una folla di islamici

«L’allarme è rientrato, i cristiani sono tornati alle loro case e tutto si è risolto». È quanto dichiara a tempi.it Peter Jacob, direttore esecutivo della Commissione nazionale giustizia e pace della Cei pakistana. In mattinata è uscita la notizia di 250 famiglie cristiane del Pakistan minacciate di morte da una folla di estremisti musulmani e costrette a scappare dal loro villaggio tre settimane. Circa 1500 persone del villaggio cristiano “Chak 31″, nel sud del Punjab, dove si verificano la maggior parte di attacchi alla minoranza cristiana, hanno dovuto lasciare le loro case per impedire che venissero bruciate.

L’INTERVENTO DELLA POLIZIA. «Grazie all’intervento della polizia – continua Jacob – la situazione è di nuovo sotto controllo e i cristiani hanno fatto ritorno alle loro case». «In quella zona [sud del Punjab] ci sono spesso tensioni e scontri tra cristiani e musulmani ma le persone coinvolte negli attacchi sono state allontanate, ecco perché è tornata la tranquillità e la gente si sente al sicuro».

L’INCIDENTE. Un commerciante cristiano, Asher Yaqoob, era stato accusato di avere atteggiamenti irrispettosi nei confronti dell’islam. Per questo, i fedeli del villaggio vicino “Chak 30″, interamente musulmano, hanno minacciato la popolazione cristiana, che si è rivolta alla polizia. Invece che difenderli, un ufficiale di polizia insieme ad altri 60 musulmani si è recato nel villaggio picchiando qualunque persona incontrassero e devastando case e negozi. Negli scontri è morto un musulmano e tutto il villaggio “Chak 30″ ha minacciato per vendetta la distruzione dell’intero villaggio. Di conseguenza, le famiglie cristiane hanno dovuto abbandonare il villaggio.

«ALLARME RIENTRATO». Ma come conferma a tempi.it anche Zaman Khan, coordinatore della Commissione per i diritti umani del Pakistan, «ci sono stati dei problemi tra la popolazione ma ora è tutto a posto, la situazione è tornata normale e la gente si sente al sicuro».

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