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Pakistan. Cristiano lasciato morire in ospedale. «Aveva corpo impuro»

giugno 12, 2017 Leone Grotti

Il cristiano Irfan Masih, che di lavoro pulisce le fogne, è morto in ospedale perché i medici si sono rifiutati di toccarlo durante il Ramadan

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Hanno trasportato d’urgenza Irfan Masih in ospedale che respirava a fatica, ma era ancora vivo. Il cristiano di 30 anni era stato inviato a pulire le fogne di Umar Kot (Sindh, Pakistan), bloccate da quattro mesi. Si era rifiutato, temendo di stare male a causa delle esalazioni tossiche, ma poi è stato costretto ad accettare per non essere licenziato. Non appena si è immerso senza alcuna protezione tra i liquami, è svenuto per i fumi tossici. Altri due cristiani scesi nella fogna dopo di lui sono svenuti per la stessa ragione. I medici musulmani in ospedale avrebbero potuto facilmente salvare Masih, ma si sono rifiutati di curarlo perché «è Ramadan e non possiamo toccare il suo corpo impuro».

«NON VOGLIO DISPIACERE ALLAH». Muhammad Yousuf è il primo medico del Taluka Headquarters Hospital che ha visto Masih. Pur accorgendosi delle sue condizioni critiche e delle sue difficoltà a respirare, si è rifiutato di visitarlo perché era ricoperto dai liquami e temeva, toccando il suo corpo «impuro», di annullare la validità del digiuno rituale, che nel mese di Ramadan richiede appunto la purezza. Il medico, secondo la testimonianza del cugino di Masih, Pervaiz Masih, che l’aveva trasportato d’urgenza in ospedale, ha anche aggiunto di «non voler arrecare dispiacere ad Allah». Così, invece che occuparsi del cristiano, ha chiesto a un inserviente di ripulirlo prima.

IL RIFIUTO DEI DOTTORI. Pervaiz ha allora implorato altri due medici di visitarlo, ma entrambi si sono rifiutati per la stessa ragione. Dopo oltre mezz’ora, quando un quarto medico, Hanif Arisar, sempre musulmano, si è accorto del paziente, «ignorando la purezza rituale ha cercato di rianimare Masih, ordinando che gli venisse dato dell’ossigeno». Ma ormai era tardi, il cristiano era morto.

L’OSPEDALE NEGA TUTTO. La storia raccontata da British Pakistani Christians è stata indagata anche dalla Bbc. All’emittente britannica Pervaiz ha dichiarato: «Neanche l’infermiere ha voluto pulire mio cugino. Allora ho cominciato a farlo io, praticandogli la respirazione bocca a bocca. Intanto l’infermiere cercava di infilargli una cannula nel braccio. Dopo la visita del quarto medico, hanno portato l’ossigeno ma era già tardi. Inoltre, la bombola era vuota».
Il capo dell’ospedale, Jam Kumbhar, che è anche il terzo medico che si è rifiutato di visitare il cristiano, ha invece dichiarato alla Bbc che «Masih era già morto quando l’hanno portato in ospedale. Io sono musulmano, oltre che medico, e durante la formazione apprendiamo che ogni paziente è uguale. Non discriminiamo nessuno e io non ho mai detto che non avrei toccato il paziente fino a quando non fosse stato lavato. Nessun altro medico ha detto cose simili».

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PROTESTE DEI CRISTIANI. La versione del dottore però è sospetta. Non solo perché si è rifiutato di fornire la cartella clinica di Masih, ma anche perché un giornalista locale, arrivato in ospedale dieci minuti dopo Irfan Masih, ha confermato in toto alla Bbc la versione del cugino, negando quella del medico. «I dottori hanno visto che era vivo. Se pensavano fosse morto, perché avrebbero dovuto tentare di inserirgli una cannula nel braccio o dargli dell’ossigeno?». La morte di Masih ha scatenato le proteste dei cristiani, che in massa hanno fatto irruzione nell’ospedale portando via il corpo dell’uomo e organizzando una manifestazione in piazza. Durante le proteste, alcune proprietà dell’ospedale sono state danneggiate e per questo i medici hanno denunciato i cristiani per terrorismo. Le autorità però non hanno potuto ignorare la manifestazione e dopo aver arrestato i tre medici, li hanno rilasciati su cauzione. Gli altri due cristiani entrati nella fogna sono stati subito trasferiti in un altro ospedale. Uno si è salvato, il terzo è ancora in condizioni critiche. Almeno altri due cristiani, che in città sono addetti a pulire gli scarichi perché i musulmani si rifiutano di farlo, sono morti negli ultimi tre anni nel tentativo di pulire senza protezioni lo stesso punto della fogna, che per la sua conformazione si blocca di continuo.

«I MUSULMANI CI ODIANO». In attesa che la giustizia faccia il suo corso, il governo ha offerto alla famiglia di Masih un milione di rupie (15 mila dollari circa) come compensazione. Ma la madre, Arshad Bibi, non è contenta: «Io voglio giustizia. Voglio che questi dottori vengano puniti così che non accada mai più quello che è successo alla nostra famiglia». Il padre, Nazeer, è d’accordo: «Per rispettare il Ramadan hanno lasciato morire mio figlio. I musulmani ci odiano. Non vogliono neanche sedersi di fianco a noi perché di lavoro puliamo le fogne. I politici adesso arrivano qui perché i media hanno parlato di questo caso. Altrimenti, non sarebbe interessato a nessuno».

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