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Pakistan. Si converte dal cristianesimo all’islam pur di sposarla, ma viene arrestato e condannato per rapimento

ottobre 22, 2014 Redazione

È la storia di Akram Masih e Maria Bibi. Il loro caso dimostra che «il livello di estremismo religioso è troppo alto per tollerare un matrimonio»

Akram-Masih-British-Pakistani-ChristiansSi è convertito dal cristianesimo all’islam pur di sposarla ma non è bastato. I giudici, su richiesta dei familiari musulmani della donna, hanno annullato il matrimonio tra Akram Masih (nella foto in bianco) e Maria Bibi, contratto a Multan, in Pakistan.

«ESTREMISMO RELIGIOSO». Akram e Maria, come riportato dall’avvocato Mushtaq Gill, lo stesso di Asia Bibi, si sono conosciuti telefonicamente e dopo essersi incontrato il 16 settembre hanno deciso di sposarsi. Poiché secondo la sharia un cristiano non può sposare una musulmana (ma un musulmano può sposare una cristiana), Akram si è convertito all’islam prendendo il nome di Muhammad per non creare problemi alla sua famiglia prima di unirsi in matrimonio con Maria secondo il rito islamico.
Nonostante questo, la famiglia di Maria ha accusato Akram di averla rapita e di averla obbligata a sposarsi. In molte zone del Pakistan, come riferisce l’avvocato, «il livello di estremismo religioso è troppo alto per tollerare un matrimonio tra un uomo cristiano e una donna musulmana, anche se il cristiano si converte all’islam».

ARRESTO E PESTAGGIO. Dopo aver ricevuto la denuncia della famiglia di Maria, la polizia ha fatto irruzione nella casa degli sposi il 16 ottobre, che vivevano con la famiglia di Akram, e ha arrestato il ragazzo insieme a un suo parente di Lahore. Akram, durante l’arresto, è stato picchiato e torturato dalla polizia senza motivo ma ha sempre negato di aver rapito Maria. Il 17 ottobre sono stati entrambi portati davanti a un giudice per una breve udienza. In aula, riporta British Pakistani Christians, era presente un gruppo di estremisti islamici per alzare la tensione. Solo due giorni prima, infatti, in un caso simile un uomo era stato ucciso con un colpo di pistola durante l’udienza.

MATRIMONIO NULLO. Chiamati a testimoniare, Maria piangendo ha consegnato una sua dichiarazione firmata che accusava il marito di averla rapita. Akram ha poi dichiarato al suo avvocato che la ragazza gli ha così salvato la vita: Maria infatti è stata costretta a farlo sotto minaccia, perché la sua famiglia aveva giurato altrimenti di ucciderli entrambi. Il matrimonio è stato quindi dichiarato nullo e i due ragazzi condannati per rapimento.

CRISTIANE RAPITE. Le minacce della famiglia musulmana a Maria non sono una novità. Ogni anno, infatti, vengono rapite dai musulmani in Pakistan almeno 700 donne cristiane e 300 indù. Quando le famiglie denunciano il rapimento, le donne (spesso ragazzine di appena 13 anni) vengono portate davanti a un giudice per testimoniare. Al processo, le ragazze denunciano sempre la propria famiglia di origine affermando di essersi convertite all’islam e sposate liberamente.

pakistan-nadia-naira-cristiani-islamLA TESTIMONIANZA. Una di loro, Nadia Naira, cristiana rapita a Sheikhupura nel 2001 all’età di 15 anni e scappata nel 2011 dal rapitore musulmano, ha spiegato cosa succede in quei casi: «Maqsood», l’uomo che l’ha rapita, sposata e convertita a forza all’islam, «mi ha avvisato che se avessi testimoniato contro di lui avrebbe ucciso la mia famiglia. Per me era difficile capire le cose, avevo solo 15 anni all’epoca e mi preoccupavo per i miei genitori. (…) Al processo ho visto i miei genitori ma mi hanno proibito di parlare con loro. Maqsood mi ha minacciato di nuovo in tribunale e ho testimoniato a suo favore. Ho quindi detto al giudice che non ero mai stata rapita e che mi ero convertita perché volevo così. (…) Ho detto che volevo vivere con mio marito e non volevo avere più niente a che fare con la mia famiglia cristiana. È stato doloroso dire quelle cose mentre i miei genitori erano presenti ma la loro salvezza era nelle mie mani e io non sapevo cosa fare».

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1 Commenti

  1. Mappo scrive:

    Scontro di civiltà? Nooooo. Su avanti con il dialogo interreligioso e programmiamo un altro bel momento di preghiera comune con qualche mullah

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