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Pagani (Opera Nomadi Milano): «L’emergenza rom si combatte con l’istruzione e una casa»

dicembre 12, 2011 Chiara Sirianni

All’indomani dei fatti di Torino è riesplosa l’emergenza rom. Ma per Maurizio Pagani, presidente dell’Opera Nomadi Milano, la violenza contro gli zingari non è frutto di razzismo “estemporaneo”: «In tutta Europa i rom sono considerati un problematico “corpo estraneo” dalle istituzioni prima ancora che dagli abitanti»

Una ragazza di sedici anni denuncia un falso stupro da parte di due stranieri e il corteo organizzato dai familiari, ignari della menzogna, per protestare contro la violenza, degenera in un vero e proprio assalto a un campo Rom, con persone armate di bastoni che mettono a ferro e fuoco le baracche. È accaduto a Torino, e alla fine la ragazza ha confessato. Una bugia condita di particolari discutibili (“puzzavano”) e motivata dal timore di far sapere ai genitori l’avvenuto rapporto sessuale pre-matrimoniale col fidanzato. «Il razzismo non esplode estemporaneamente, senza motivo apparente. In tutta Europa, gli zingari sono considerati un problematico “corpo estraneo” dalle istituzioni prima ancora che dagli abitanti» dice a Tempi.it Maurizio Pagani, presidente di Opera Nomadi Milano.

 

Il modello di integrazione torinese è sempre stato uno dei migliori: i privati con appartamenti vuoti li affittano a famiglie rom a cui il Comunefa da garante. In più, nelle case popolari, sono stati inseriti 75 nuclei familiari. Perché la tensione è esplosa comunque?
«Si tratta di un’impostazione avviata circa 15 anni fa, che si è alimentata peraltro grazie alle risorse locali. Con un punto debole: ha riguardato in modo quasi esclusivo le comunità rom proveniente dall’area balcanico-jugoslava. Mentre sull’emergenza rappresentata dai rom rumeni non sono state fatte cose molto diverse rispetto ad altri comuni. Lo schema della paura è sempre lo stesso: si formano aree temporanee, con episodi di devianza sociale, che generano diffidenza. C’è bisogno di una strategia nazionale che punti sull’integrazione a partire da due capisaldi: l’istruzione e la casa. Anche se si tratta di scelte che non pagano a livello di consenso politico».

Non è la prima volta che un campo rom viene attaccato sulla base di accuse false: tre anni fa il caso di Angelica, ragazza rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, si rivelò una montatura.
Anche ad Opera, alle porte di Milano, nel 2006 furono incendiate le tende che la protezione civile aveva allestito a ridosso del Natale per un gruppo di rom romeni, sgombrati dalla questura. Ma non dobbiamo pensare che il razzismo esploda estemporaneamente, senza motivo apparente. In tutta Europa gli zingari sono considerati un problematico “corpo estraneo” dalle istituzioni prima ancora che dagli abitanti: a dispetto di molte realtà stanziali sono definiti nomadi, la cui presenza va rieducata se non scoraggiata. In Italia, decine di interrogazioni parlamentari, centinaia di interventi da parte delle amministrazioni o di singoli esponenti politici segnalano la persistenza di tutti i pregiudizi più scontati. Sono sporchi e portano malattie, sono furbi e vagabondi, rubano le auto e svaligiano gli appartamenti, per non parlare dello spauracchio che li dipinge come rapitori di bambini. Quindi bisogna tenerli lontani, separarli, isolarli, magari in campi-sosta “invisibili”, lungo le ferrovie, le tangenziali, i canali e le periferie più abbandonate. Non si scelgono luoghi vicini alla ”gente perbene”, non si progetta un futuro insieme. È un problema di metodo, che riguarda sia le amministrazioni di centrodestra che quelle di sinistra.

Il Consiglio di Stato ha smontato l’emergenza rom decretata da Maroni nel 2008. Ora cosa cambierà? Milano, per esempio, come si sta muovendo?
Si fa una gran confusione: si agisce con sgomberi su zone abusive, temporanee, e gli eventuali episodi di devianza vengono utilizzati per cercare di smantellare i cosiddetti campi regolari, dove i rom sono in tutto e per tutto residenti. Gli interventi di natura sociale, dalla scuola al lavoro, ormai sono ridotti ai minimi termini. E la situazione può solo peggiorare. Rispetto alla giunta precedente non è cambiato assolutamente nulla nella sostanza. Prima assistevamo a una rivendicazione feroce dello strumento degli sgomberi, che era molto enfatizzato. Ora gli sgomberi avvengono comunque, anche se si vuole far credere che la linea sia più morbida. Non è vero. Evidentemente Giuliano Pisapia, che ha vinto proponendo ai cittadini un modello di partecipazione diretta alla vita pubblica, ritiene che questo schema non vada applicato ai cittadini di serie B come gli zingari. Evidentemente contano più gli interessi economici del dialogo. Ammesso e non concesso che passi l’idea della chiusura dei campi comunali, si sta perdendo di vista la necessità di lavorare con queste comunità. Altrimenti, pensare di favorire l’integrazione sociale rimane una chimera. Allontanare i rom non serve a niente ed è dovere del primo cittadino individuare politiche lungimiranti.

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