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Padre Lepori (Ordine cistercense): «La domanda sull’origine e quel pastorello davanti alla Cordigliera Reale»

gennaio 24, 2013 Matteo Rigamonti

Che senso potrebbe mai avere «porsi una domanda così poetica?» Cronaca dell’incontro milanese con l’abate generale dell’Ordine cistercense

«Ogni inizio cresce o si consuma?». È questa la domanda con cui si è aperto mercoledì sera a Milano l’incontro con padre Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine cistercense, organizzato dal Centro Culturale di Milano. «L’inizio cresce o si consuma, possiamo cominciare questo incontro togliendo il punto di domanda», ha detto il giornalista Ubaldo Casotto, chiamato al non facile compito di introdurlo, ricordando come, «il tempo corrompe e manda in rovina tutto: persone, cose, palazzi, culture e ideologie». Ideologie che, come quelle del ‘900, hanno esaurito la loro forza propulsiva, lasciando spazio a quella che Benedetto XVI ha recentemente definito come una «desertificazione spirituale». Ma c’è un’alternativa a tutto questo? Sì. È il «Quaerere Deum» (cercare Dio), che ha contraddistinto per secoli la vita e l’opera dei monaci di tutta Europa: «Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio». Era questo il loro «obiettivo», come ha ricordato il Ponteficie nel 2008 nel discorso al mondo della cultura tenuto al Collège des Bernardins di Parigi. «Ogni inizio cresce o si consuma? È una questione che mi assilla, nella mia vita, in quella delle comunità che visito, in quella dell’Ordine, ma anche in quella della Chiesa e delle società, compresa quella italiana, che ho la fortuna di visitare», ha spiegato Lepori.

LA DOMANDA GIUSTA. «Dove stiamo andando? Come andrà a finire? Sono queste – dice Lepori a una platea di duecento e più presenti – le domande che più frequentemente sentiamo ripetere» in questi tempi. Tempi di crisi, economica e del lavoro, emergenza educativa e confusione, sia sociale sia politica, in cui «il sentimento che domina è che non si può fare nulla per opporsi» a una dinamica declinante che appare «sempre più incontrollata»; «“non ne abbiamo le forze” per farlo, si sente dire, “finirà come finirà”». Chi può dirlo, nessuno lo sa. Meno «facile» (e frequente) è, invece, «porsi la domanda dell’inizio», dell’origine; difficile, infatti, che avvenga «quando ci si trova su di «un’auto in corsa che sembra destinata a schiantarsi contro un muro o a fermarsi inesorabilmente» non appena finirà la benzina. Che senso potrebbe mai avere «porsi una domanda così poetica?», si chiede Lepori. Eppure la «domanda sull’origine», una domanda «inutile e gratuita, filosofica e mistica» al tempo stesso è «il cuore di ogni cultura, di ogni espressione di verità e bellezza che la coscienza umana ha saputo cogliere e darsi nei secoli». Ogni uomo che «abbia provato l’esperienza di fermarsi un istante e chinarsi, stupito, su di un fiore o a guardare il rosseggiare del tramonto» lo sa: è «quell’istante che ha svegliato nel suo cuore di uomo la domanda sull’origine».

IN CAMMINO. A Lepori lo ha testimoniato «tacitamente» un ragazzino incontrato, dopo ore di cammino, a El Alto, alla porte di La Paz (Bolivia) che conduceva al pascolo le sue pecore. «Portava un cappellaccio che gli cadeva giù fino a metà del volto, uno zainetto, e voltava le spalle alla città», ha raccontato l’abate. «All’orizzonte la pianura sprofondava ai piedi della Cordigliera Reale e l’Illimani svettava in tutta la sua infinità». Un «contrasto così sproporzionato eppure così corrispondente alla sua quotidianità», alla quotidianità di quel ragazzino che «lasciava alle sue spalle la grande strada in rovina per camminare verso quell’infinito orizzonte di vita, non fatto da lui ma che era lì, per tutto il suo cuore». «Fermarsi nella pazza corsa è possibile solo quando siamo ripresi da un richiamo all’origine, non al passato e nemmeno al futuro», ha aggiunto Lepori, spiegando che: «Va bene avere la coscienza che “così non va”; ma non basta. Non basta percepire che stiamo andando male, che procediamo senza senso e direzione. Ci vuole una manifestazione dell’inizio per ridestare il cammino a ciò che dà senso e direzione» alla vita. Altrimenti viene il tempo dell’insoddisfazione e «nell’insoddisfazione si apre lo spazio dove si insinuano tutti i totalitarismi, da quello esercitato dalla mia libertà fino a quelli che soggiogano i popoli».

L’INIZIATIVA DI DIO. Detto altrimenti: «Per iniziare un cammino nuovo è necessario risorgere di nuovo». Ed è proprio quello che è successo, spiega Lepori, «a tanti uomini e donne del Vangelo quando hanno incontrato Cristo: Matteo e Zaccheo, per esempio, si sono lasciati colpire dalla Sua parola, dal Suo sguardo», si sono lasciati «riprendere dal peccato che impediva il sorgere in loro di una vita nuova». «“Seguimi” è la parola che tutte queste persone si sono sentite rivolgere» da Gesù. «“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14: 6)», ha ricordato Lepori, che poi ha precisato: «La vocazione a seguire Cristo verso il Padre non è un nostro programma ma una grazia, fatta attraverso la fede al sorgere di una vita, senza della quale nessuno va al Padre, nessuno trova senso al cammino». E ancora: «L’inizio è iniziativa di Dio»; un’iniziativa che «sorprende tanto più ci si trova nella debolezza, nell’insoddisfazione e nel non senso». Non è un caso che l’inizio «si conserva quando l’iniziativa viene da Lui», mentre «si consuma quando sorgente di vita non è più la Sua grazia». È l’esperienza stessa a confermarlo. Per capirlo basta pensare agli Apostoli che, come tutti gli uomini, «sono sempre tentati di mettere sé al Suo posto e di seguire sé stessi anziché Gesù». Ma Gesù, anche di fronte al tradimento di Pietro, lo perdona e gli ripete la «parola dell’inizio: “E detto questo aggiunse: Seguimi”».

EDUCAZIONE E MAESTRI. Alla luce di queste considerazioni si possono meglio comprendere le ragioni della sfida che Giovanni Paolo II lanciò al popolo francese quando, constatando, in occasione del suo primo viaggio oltralpe, la parabola storica secolarizzante della Figlia prediletta della Chiesa cattolica, disse: «Francia, che cosa hai fatto del tuo battesimo?». Un monito che oggi vale pienamente anche per l’Europa e per l’Italia. Infatti, «una società che ha avuto la grazia di incontrare Cristo non potrà più rinascere da altro se non dalla Sua presenza». In questo senso, riprende Lepori, ogni «inizio cresce o si consuma», sta, di fronte a (o in assenza di) simili interrogativi. E quando «un popolo, un continente, una società, una comunità e, a volte, persino la Chiesa stessa, non si pongono più questo interrogativo, allora è il tempo che me lo ponga io». Perchè è solo il «riproporsi di quell’incontro che invita il chiamato a rispondere». «Seguimi» è un invito che Gesù ha rivolto alla persona per condurlo al Padre, al suo destino; ma seguire «è un cammino che uno non fa da solo perchè è accompagnato da qualcuno di più grande».

LA REGOLA DI BENEDETTO. «È qui – conclude Lepori – che per me entra in gioco San Benedetto»: «Ascolta figlio mio gli insegnamenti del maestro – recita in apertura la Regola del Santo – e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell’obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l’ignavia della disobbedienza». Commenta Lepori: «L’inizio cresce solo se al seguire corrisponde una sequela» e «non c’è sequela se non c’è educazione». Questo è il genio e il carisma di San Benedetto: aver vissuto per sé e con i suoi discepoli, e aver testimoniato all’Europa intera distrutta dai barbari, una semplice verità: «La vocazione cristiana è la chiamata a una educazione e a una formazione». Un’intuizione che ha salvato le vite di molti e su cui, oltretutto, si è ricostruito un continente. Ancora Lepori: «oggi è forse Cristo che è venuto meno?» No. Lui non viene mai meno. A venire meno può essere solo «chi è chiamato nel suo corpo a incarnare la Sua presenza».

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