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Pacifisti e carabinieri

maggio 26, 1999 Amicone Luigi

lettere

Milano, 11 maggio 1999 Stanno distruggendo un popolo, ma è solo un deplorevole errore di mira. L’America e la Nato sono veramente dispiaciuti.

Egregio direttore, abbiamo molto apprezzato l’intelligente linea sulla “Guerra del Kosovo” espressa dal suo settimanale “Tempi” che non si è allineato alla tesi della “Giusta guerra da vincersi con i bombardamenti chirurgici” del centrosinistra al potere, del centrodestra all’opposizione e degli strateghi da tavolino, che popolano le reti Rai e Mediaset, ma ha dato ragione al Papa.

Il Santo Padre infatti, ha dichiarato per primo che la guerra è un’avventura senza ritorno, una sciagura per l’umanità ed è stato lungimirante: le bombe intelligenti non solo hanno massacrato civili inermi, fra cui donne e bambini (non basta colpire gli obbiettivi militari, ci vuole il sangue degli innocenti per piegare un popolo), ma hanno per la prima volta coinvolto la Cina nelle vicende europee, colpendone l’ambasciata a Belgrado e uccidendo alcuni diplomatici.

Dare ragione al Papa non basta, non è possibile, che certamente in modo strumentale, solo Bossi, Bertinotti e Cossutta fra i politici si sono distinti e prodigati, incontrando anche Milosevic, per trovare una via d’uscita pacifica a questa guerra. Ora che perfino Scalfaro ha chiesto la fine dei bombardamenti, perché i politici cattolici tacciono o come Casini sono fervidi seguaci di Clinton e Blair?

Perché dopo la chiara presa di posizione del volantino di C.L. dal titolo “No alla guerra” tace anche il politico cattolico più prestigioso e coraggioso, Roberto Formigoni, il cui atteggiamento abbiamo molto apprezzato durante la Guerra del Golfo?

Non dovrebbe essere la Guerra del Kosovo oltre la scuola libera, la sussidiarietà, l’economia, il tema da trattarsi nella campagna delle Elezioni Europee?

Certi della sua attenzione Le porgiamo distinti saluti Giorgio Cavalli, Giovanni Gibelli, Milano A riguardo di questa guerra, per quanto ne sappiamo, Mario Mauro, l’uomo che vorremmo vedere a Strasburgo, non sta certo lesinando interventi nel corso del suo tour elettorale. Francamente, oltre che portare in giro le ragioni della pace e i fatti che sconsiglierebbero la continuazione dei bombardamenti, è difficile immaginare che altro si possa fare non essendo noi né politici, né militari, né diplomatici. Esiste, per altro, cristianamente parlando una forza capace di smuovere le montagne e di produrre miracoli che si chiama preghiera. Altrove, vi è chi sta organizzando marce per la pace. Volete che consigliamo a Formigoni di munirsi di sacco a pelo e unirsi al direttore della rivista Vita e ai suoi amici Beati costruttori di pace Lella Costa e Mario Capanna? Lo facciamo. Anche se ci sembra di capire che tra le decine di migliaia di profughi accampati nel fango albanese più che di altre migliaia di marciatori pacifisti si abbia bisogno di ben altri soccorsi e, inoltre, purtroppo sospettiamo che prima dei pellegrini di Vita a Pristina ci arriveranno gli Apache di Clark.


Caro direttore, domenica scorsa, rientrando a casa in macchina veniamo fermati per un controllo da una pattuglia di Carabinieri: ci vengono chiesti documenti, patente, libretto. Inoltre ci viene chiesto, a nostra sorpresa, il motivo per cui le due persone sedute dietro non hanno le cinture allacciate. Noi rispondiamo che tale norma non era a nostra conoscenza e che, se lo fosse stata, l’avremmo sicuramente rispettata! (Gabriele e Alessia seduti davanti avevano le cinture allacciate). Il bravo carabiniere ci fa notare la norma sul codice della strada e l’obbligo che ormai già da più di un anno vige. Inoltre ci informa sui pericoli che un eventuale scontro frontale può causare anche ai passeggeri seduti sul sedile posteriore. Noi sappiamo da un trafiletto letto sul giornale che nel comune di Verona è in atto un piano strategico di sensibilizzazione all’uso delle cinture (strategico per le casse del comune!). Noi facciamo comunque osservare che l’informazione su questa norma se c’è stata è stata sicuramente poca (lo Stato spende milioni per pubblicizzare certi film!) e che l’educazione al rispetto del Codice non è frutto di controlli a campione.

“Senta, io non posso farci niente – risponde l’appuntato – applico la legge”.

“Ma applicare non significa punire” rispondiamo noi. Niente da fare, fa firmare il verbale al collega e ci rilascia la contravvenzione di 60.600 lire.

Noi paghiamo, ma ci chiediamo se l’interesse dello Stato italiano sia realmente preservare la salute della gente o se sia crescere cittadini legalmente corretti! Scusi se non firmiamo per esteso, in questi casi, la privacy può valer oro.

Gabriele, Alessia, Paola e Stefano, Bussolengo (Verona) L’interesse dello Stato, almeno in questa acuta fase di statalismo, è spremere i cittadini come limoni e poi spiegare loro che lo Stato (che non è un dio in puro spirito al servizio del bene comune, ma il complesso delle posizioni di potere detenute da una certa classe politica, economica, burocratica e militare) specie nei suoi poteri esecutivo e giudiziario, agisce naturaliter per il bene nostro e della Nazione. Nel vostro caso i Carabinieri si sono strettamente attenuti al principio secondo cui, come è noto, “la legge non ammette ignoranza”. Casi analoghi e anche più spettacolari si troverebbero nei sopralluoghi della Guardia di Finanza alle picolle imprese, nelle sentenze amministrate comminate da giudici che, come è accaduto a Milano, la legge ha obbligato e obbliga a istruire processi penali (e dunque con assurdo spreco di soldi dei cittadini) anche per il tale che sembrava avesse mancato di pagare 50mila lire, dicasi 5Omila, di tasse (poi per fortuna del malcapitato saltò fuori che trattavasi di un errore burocratico), nelle prediche scritte sui giornali da magistrati che brandiscono il Codice Penale come la Sacra Bibbia.

Che fai, ti lamenti? Una volta i sessantottini gridavano: “lo stato si abbatte, non si cambia”. Quando sono andati al potere hanno difeso le trame di un presidente clericale e avrebbero voluto rieleggerlo al Quririnale per il suo “alto senso dello Stato”.

Azzerato il buon senso, criminalizzata ogni consuetudine e innalzata ogni norma – anche la più bizzarra – a maestra di vita, ecco in cosa consiste la propagandata enfasi della cultura legalitaria: Carabinieri.

Qualche tempo fa ero in gita scolastica con i miei allievi a Verona; sulla piazza un tavolino della “Lega in difesa del cane” presidiato da una ben curata signora che chiedeva offerte ai passanti: il cestino rigogliava di banconote, piccole ma numerose; più avanti, sotto l’arco che conduce alla casa di Giulietta, un barbone seduto a terra chiedeva inutilmente offerte facendo tintinnare le poche monete sul piattino: mi è stato spontaneo lasciare mille lire, dicendogli: “amico mio, impara ad abbaiare se vuoi che le cose ti vadano meglio”. Sempre a proposito: lo slogan di quella associazione era: “anche i cani hanno un cuore”. Con gli studenti abbiamo molto riparlato dell’episodio e non è stato facile chiarire che il cuore non è solo una parte anatomica (quella sì comune anche ai cani) e che l’uomo non è solo un dato biologico. Ultimo a proposito: anche io ho un cane, meticcio tipo volpino, che ci aiuta a non buttare gli “inevitabili” avanzi di cucina di una famiglia di sette persone. Vi saluto con un grande apprezzamento al lavoro che state facendo.

Bruno Maiolat, Milano Giusto la settimana scorsa abbiamo pubblicato la notizia della fiera internazionale dei prodotti per “animali domestici” tenutasi a Milano forte di un mercato da 5mila miliardi l’anno. A questo punto non domandiamoci se “i cani hanno un cuore”; non domandiamoci neanche se l’abbiano gli uomini che con la stessa disinvoltura si inteneriscono di fronte alla bestiolina abbandonata e invocano tolleranza zero per il barbone all’angolo. Sul cuore sembrano aver tutti idee molto chiare: noi, da parte nostra, è sul cervello che incominciamo ad avere dei dubbi. E un cuore senza ragioni, si sa, al massimo “è un matto” al quale non si comanda.

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