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Orgoglio e paura: perché Belfast aspetta la giornata di domani

settembre 28, 2012 Emmanuele Michela

Dopo gli incidenti di questa estate, è arrivato il giorno dell’Ulster Covenant: 30mila orangisti da tutto il paese si sono dati appuntamento nella capitale. Basteranno le restrizioni di sicurezza per evitare nuove violenze?

Le colonne dei giornali sono da diversi giorni un incessante invito alla calma, e ospitano le attese di una città che mischia preoccupazione, orgoglio e perplessità in vista del grande evento di sabato: politici, ufficiali di polizia, sacerdoti, semplici cittadini… A Belfast è il giorno prima della parata del centenario dell’Ulster Covenant, si dice possa essere la più grande che abbia mai attraversato la città, e le vie della capitale nordirlandese si scoprono ancora segnate in profondità da piaghe storiche. Grande è la paura che si possano ripetere le scene di violenza che hanno rovinato le manifestazioni di quest’estate: ci sta provando la Parades Commission, l’ente che gestisce e legifera sulle sfilate, a ridurre i rischi, con le rigide misure che due giorni fa sono state imposte per l’evento di domani.

SOLO INNI DAVANTI ALLA CHIESA. A Belfast sono attesi circa 30mila lealisti dell’Orange Order e 200 complessi musicali, ma a non più di 1500 persone sarà consentito transitare attraverso Donegal Street e le vie vicine, accompagnando solo 14 bande per quella zona della città. Nei mesi scorsi, fu proprio il passaggio delle bande orangiste da queste strade a provocare la rabbia dei repubblicani: il 12 luglio scorso le note di una canzone anti-irlandese, “The Famine Song”, erano state suonate di fronte alla chiesa romana di St. Patrick, portando nel giro di poco tempo a grandi incidenti nei quartieri cattolici. Scene che avevano avuto replica a fine agosto, in occasione del Black Saturday: anche quel giorno lanci di oggetti e scontri con la polizia avevano risposto al provocante passaggio degli Young Conway Volunteers proprio da Donegal Street. Per evitare questo la Parades Commission ha imposto anche che di fronte a questo edificio vengano eseguiti domani solo inni, ma è lecito chiedersi quanto valore abbiano i diktat di questo ente, più di una volta oltraggiati da chi sfila. I precedenti non sono rassicuranti, le dichiarazioni dei residenti repubblicani di Carrick Hill ancora meno: a non più di 150 di loro sarà concesso contestare il passaggio del corteo dal loro quartiere.

ULSTER COVENANT. Sul fronte opposto, quello unionista, non c’è momento migliore per celebrare la propria superiorità trionfalistica sulla sua controparte filo-irlandese. L’Ulster Covenant, siglato il 28 settembre 1912, fu l’atto con cui quasi 500mila uomini e donne presero una posizione di netta fedeltà alla corona britannica, smarcandosi dal resto dell’isola che invece chiedeva maggiore indipendenza da Londra tramite l’Home Rule. Qui sta, a livello ideale, l’origine della divisione tra Eire e Ulster, concretizzatasi poi 10 anni dopo con la nascita della Repubblica d’Irlanda. Un secolo è passato da quelle firme, durante il quale la convivenza difficile tra repubblicani e lealisti ha visto le strade di Belfast sporcarsi di sangue e fumo, con le eterne lotte dei Troubles degli ultimi 40 anni. Ora la città vive in pace, ma la tensione è ancora alta, con quartieri divisi tra cattolici e protestanti, e peace walls a dividere le strade. Giusto qualche giorno fa sono stati pubblicati i risultati di un sondaggio: a 14 anni dagli accordi di pace, più di due terzi dei cittadini che vivono nei pressi di questi muri credono che sia ancora necessario mantenere queste linee di difesa.

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