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Oratorio estivo, «Ci vuole una proposta chiara. Altrimenti diventa un parcheggio per bambini»

giugno 29, 2012 Carlo Candiani

Un milione e mezzo di ragazzi in 6mila parrocchie italiane. Sono le cifre del fenomeno degli oratori feriali, una realtà spesso sottostimata. L’esperienza di Don Giuseppe Vergani, parroco della periferia di Milano.

Li chiamano Grest, acronimo di Gruppi Estivi, detto in maniera più popolare sono gli Oratori feriali che le 6mila parrocchie italiane organizzano ogni anno tenendo impegnati un milione  e mezzo di ragazzi, seguiti da 200mila adulti tra volontari ed educatori. Il drammatico episodio del ragazzino morto durante una gita in provincia di Prato ha acceso i riflettori su questo vero e proprio servizio sociale, offerto dalle strutture parrocchiali per le famiglie e i loro figli durante i mesi di chiusura delle scuole. Una realtà spesso sottostimata.
«Quello che viene sottovalutato, a volte proprio all’interno della stessa comunità cristiana, è proprio la possibilità educativa che ha l’oratorio estivo», risponde a Tempi.it don Giuseppe Vergani, sacerdote della parrocchia Madonna del Rosario di Redecesio, periferia est di Milano. «Se si parte con l’idea di farne un semplice servizio sociale si rischia di trasformarlo in un luogo anonimo, anche se si organizzano giochi e animazioni varie. Invece, partendo con la preoccupazione di una proposta, come ha detto l’arcivescovo Scola, la funzione sociale è come un frutto che gli stessi ragazzi cercano».

Ma sono le stesse famiglie che si fidano di questa proposta?
Le famiglie stimano il nostro lavoro e capiscono se uno ci mette l’anima, se ha una preoccupazione educativa oppure è un semplice parcheggiatore. Anzi, se nascono problemi ti interpellano, fiduciosi del ruolo che rappresentiamo.

Nascono rapporti che poi durano in seguito?
C’è un interscambio fra il gruppo delle catechiste e le mamme, che poi a loro volta si rendono disponibili ad un impegno di educatrici.

È un modo di rivalutare l’oratorio all’interno del quartiere e di tutto il territorio?
Indubbiamente, anzi è il momento più specifico. Durante l’anno, l’oratorio rischia di essere solo un cancello aperto. L’esperienza dei mesi estivi invece dà modo ai ragazzi di vivere la quotidianità di una compagnia che li accoglie. Che diventa più intensa durante le vacanze comunitarie.

Un luogo dove si vive un’esperienza interculturale?
Abbiamo ragazzi che arrivano un po’ da diversi continenti: ci sono mussulmani, asiatici, non battezzati. Potrei raccontare storie di ragazzini che hanno chiesto i sacramenti proprio dopo l’esperienza dell’oratorio estivo. Una famiglia metà mussulmana e metà protestante, ha chiesto per il figlio il battesimo cattolico: avreste dovuto vedere il papà in prima fila a portare la candela.

È un’occasione di missionarietà quindi?
Senza cadere nel proselitismo, però: tutto accade per un disegno di Dio, nella compagnia offerta da questa amicizia.

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2 Commenti

  1. Augusto says:

    Perché “senza cadere nel proselitismo”? Cristo non ci ha detto : andate e portate la mia Parola fino ai confini del mondo?

    • Carlo Candiani says:

      Penso che Don Giuseppe volesse dire: senza avere come progetto il proselitismo. senza ridurre la missione ad uno schema, ma che tutto si ricolleghi ad una compagnia, dentro una proposta educativa chiara e libera. E le risposte, come ci ha raccontato Don Giuseppe, sono arrivate

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