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«Ora i talebani non si fermeranno davanti a nulla. Sono persone accecate dall’odio»

dicembre 19, 2014 Redazione

Parla monsignor Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale pachistana: «Non hanno alcuna coscienza»

«L’attacco alla scuola di Peshawar è stato un atto di vendetta nei confronti dell’esercito pachistano. Ora i talebani non si fermeranno davanti a nulla». In una conversazione telefonica avuta il 17 dicembre con Aiuto alla Chiesa che Soffre, monsignor Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale pachistana, ha così commentato il tragico attentato compiuto dai talebani il 16 dicembre in una scuola di Peshawar.

Secondo il presule è alto il rischio che i terroristi possano colpire nuovamente scuole, ospedali, chiese, moschee e altri luoghi pubblici. «I servizi di sicurezza devono necessariamente intensificare i controlli – ha aggiunto – Siamo di fronte a persone accecate dall’odio e senza alcuna coscienza». Per questo l’arcivescovo auspica una maggiore protezione governativa degli obiettivi sensibili.

L’attentato alla scuola di Peshawar è stato rivendicato dal Tehreek-e-Taliban (Ttp), in rappresaglia contro l’offensiva dell’esercito pachistano nelle regioni del Khyber Pakhtunkhwa e del Nord Waziristan. L’istituto è stato preso di mira perché frequentato da figli di alti ufficiali. «I talebani hanno voluto colpire le famiglie dei militari – ha dichiarato monsignor Coutts ad ACS – dimostrando loro che possono attaccare in ogni momento, perfino nei territori controllati dall’esercito».

Ciononostante, il presule ritiene che l’attentato «non sia stato una prova di forza, quanto piuttosto un ultimo disperato tentativo di mostrare di cosa sono capaci i talebani».

Subito dopo la tragedia, monsignor Coutts ha emesso un comunicato di denuncia in cui invitava tutte le scuole e le istituzioni cattoliche del paese ad osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime del «barbaro attacco». Nel testo l’arcivescovo di Karachi esortava la comunità cristiana a celebrare il Natale con sobrietà «nel rispetto di coloro che sono morti a causa di attacchi terroristici», e a pregare anche per «i cento cristiani martirizzati a Peshawar lo scorso anno; per i due coniugi cristiani arsi vivi lo scorso 4 novembre e per le altre vittime di una violenza insensata».

Lo stesso appello monsignor Coutts lo ha rivolto, attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, a benefattori e amici di tutto il mondo: pregare per i cristiani e per quanti soffrono in Pakistan. «È molto importante sapere che c’è chi si preoccupa per noi e ci sostiene. Nonostante le difficoltà, troviamo forza in coloro che hanno a cuore la nostra sorte. Ringrazio chiunque si ricorda di noi, soprattutto in questi tragici momenti di tristezza».

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2 Commenti

  1. Filippo81 scrive:

    Io ,nella mia cattiveria, a volte mi domando,ma costoro sono ancora esseri umani, o sono solo dei pericolosi Zombies che possono essere fermati in un solo modo ?

  2. Raider scrive:

    “Celebrare il Natale in sobrietà…” in un Paese in cui i cristiani sono attaccati e massacrati nelle feste comandate e discriminati tutti gli altri santi giorni, l’invito a celebrare in sordina la Nascita è pressochè superfluo e perciò, suona, perfino, come vagamente mestatorio … Ma va bene, il lutto s’addice ai cristiani anche in tempi di festa; ma quando a essere massacrati sono i cristiani, spero che leader islamici di primo piano, non seconde file, abbiano chiesto analogo rispetto, augurando “sobrio ramadan”, ai musulmani e alle autorità politiche pakistane.

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