Giovedì 02 Settembre 2010 Il cancro e la bellezza
Leopardi definisce la bellezza femminile “raggio divino”. E ogni volta che mi avvicinavo al letto di Gladys, durante la sua lunga permanenza con noi, non ho potuto fare a meno di pensare alla poesia“cara Beltà”. Perché Gladys era bella. Non solo quando è arrivata qui, già affetta da un cancro che non ha avuto pietà di lei fino a ridurla pelle e ossa, in punto di morte. Osservandola ogni giorno percorrere il suo cammino verso il destino ultimo, vedevo con evidenza che Cristo la stava trasformando, restituendola a se stessa. Totalmente affidata alla Sua volontà, mi diceva: «Padre Aldo, c’è già un posto per me in paradiso». Un percorso non certo facile, ma che al contrario è stato lungo e doloroso, come testimonia la lettera che pubblichiamo. Quando all’inizio le diagnosticarono il cancro la sua reazione fu disperata, e solo quando arrivò qui da noi iniziò il miracolo della sua conversione. Per due lunghi anni ha dovuto percorrere per intero il cammino che porta alla grazia della fede, alla grazia di poter finalmente dire: «Tu, oh Cristo mio». Nelle ultime settimane di vita i suoi occhi si illuminavano solo davanti al volto di Gesù. Ogni volta che mi avvicinavo a lei con il Santissimo Sacramento voleva toccarlo e baciarlo, e io commosso avvicinavo l’ostensorio alle sue labbra.
Era il momento più bello del giorno, l’attimo in cui più della morfina riusciva a confortarla la vista del Signore. Ha vissuto i suoi ultimi giorni rivolta al volto di Cristo, e quando all’alba del 13 gennaio ha chiuso i suoi occhi neri, il suo viso, dopo anni di tensione, esprimeva la felicità e la pace di chi finalmente vive tra le braccia di quel Tu che fa sì che tutto sia positivo, persino il cancro. È morta quando aveva 23 anni, ed è stata davvero il mio “raggio divino”, il segno più potente in questi ultimi mesi del Mistero, della coscienza che l’uomo è “Io sono Tu che mi fai”.
Per questo, cari lettori, vi propongo la lettera scritta da Gladys una settimana prima di morire, e la testimonianza di una sua amica che soffre di depressione, e grazie all’amicizia con lei ha cominciato a pensare a sé con affetto e accetta ciò che prima le causava paura. Una malattia che diventa una grazia, una possibilità grande per dire: «Tu, oh Cristo mio».
P. Aldo
Mi chiamo Gladys Adriana Alonso Ucedo, ho 23 anni e ora sono nelle mani di Dio e della Vergine. Stavo seguendo un trattamento di cura qui in Paraguay, però siccome non avevo abbastanza risorse per sostenere le spese ho dovuto spostarmi in Argentina. Lì ho sofferto molto perché ero lontana dalla mia famiglia, e poi mi trattavano male perché sono paraguayana. Dopo un anno ho rischiato una forte depressione, sentivo la mancanza dei miei affetti e del mio paese. Ho deciso di tornare per cercare un’altra possibilità, e grazie a Dio e alla Vergine ho trovato questo paradiso. Perché per me questo è un paradiso. Non avrei mai pensato di trovare tanta pace, il mio cuore risuona di allegria tutti i giorni perché sono “al San Rafael”, questo luogo paradisiaco dove si respira la pace. Al San Rafael ho conosciuto Dio: qui mi sono convertita, ho capito cosa vuol dire avere Dio nel cuore, perché Lui è la luce che guida i miei passi, che mi aiuta a crescere, che fa sì che la mia fede aumenti, e mi mostra come uscire da questo stato di malattia! In questo ospedale c’è tanta tranquillità. E anche grazie all’aiuto di padre Aldo, che mi ha dato molta forza, ne sto uscendo. Per sentirsi felici e calmi l’unica cosa da fare è conoscere Dio, farsi colmare da Lui e seguire i suoi passi.
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Inserito da Iurop il 16 Febbraio 2010 - 8:42pm
Dio sia benedetto! Padre Aldo ogni volta ci offri testimonianze e voci che toccano il cuore, ma non appena per un flato emotivo ma per la Bellezza che sottendono.
Ti ricordo nelle mie preghiere, grato per la tua esistenza che non censura nulla né si risparmia nulla, ma tutto valorizza e... benedice.
Con stima infinita ed immensa gratitudine.
Mario G.