02 Febbraio 2010
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Davvero la vita è bella?
di
Marina Corradi
No, Anna, per me la vita non è bella, almeno non come intendi tu. A vent’anni ti avrei detto, dura, che a me stare al mondo non piaceva. Ci ho messo tanto tempo, ma ora comincio a capire dove stia la bellezza della vita, così a lungo incomprensibile. La bellezza per me sta in un Dio che ora intravedo, dentro e accanto a ogni uomo, compagno di ogni passo, e curvo insieme a lui sotto a ogni sofferenza. Un Dio che si è fatto compagno, che colma di sé ogni stanza di dolore. E parallelamente la bellezza sta in una recondita ansa dell’anima, per cui anche il peggiore degli uomini, senza saperlo, tuttavia attende. Spesso non sa cosa. E però una magari infinitesima parte di lui aspetta una bellezza che si riveli.
Ripenso a me liceale che, arrabbiata, dicevo ai miei compagni: ma non vedete che tutto è una illusione? Non avevo completamente torto, ma parlavo come un lucido pagano dell’anno 100 a.C. Perché c’è una bellezza possente nella vita, ma è in Cristo. È nell’andare, per strade pigre o banali o drammatiche, affaticati e mendicanti; magari ladri e bugiardi, magari invece facce di misericordia. In attesa però: che quella Bellezza incarnata, morta, risorta, infine pienamente si riveli. Come scrive Paolo ai Corinzi: «Oggi vediamo come in uno specchio, oscuramente; ma un giorno vedremo in modo chiaro, faccia a faccia».
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Inserito da Iurop il 3 Febbraio 2010 - 1:54pm
Marina leggerti come sempre non mi lascia come prima, come diceva Gide. Te ne sono grato perché mi aiuti a fare dei passi, infinitesimale quanto si vuole, ma sempre verso quella Bellezza che ci testimoni in ogni tuo scritto.
Ed allora mi tornano alla mente queste altre parole di Sant'Agostino:
Tardi ti amai,
bellezza tanto antica e tanto nuova.
Sì, perché tu eri dentro di me
e io me ne stavo fuori.
Lì ti cercavo, io deforme,
mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
Eri con me,
ed io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature,
inesistenti se non esistessero in Te.
Mi chiamasti
ed il tuo grido sfondò la mia sordità.
Mi illuminasti,
e il tuo splendore dissipò la mia cecità.
Diffondesti la tua fragranza e respirai
e ora anelo verso di Te.
Ti gustai
ed ebbi fame e sete di Te;
mi toccasti,
e arsi del desiderio della tua pace.
Marina la tua umanità, che traspare dai tuoi scritti e non solo, è essa stessa testimone fedele di ciò che ardentemente al nostro intimo urge.
Ti sono grato, di una gratitudine speciale e senza fine!
Leggerti è un piacere alla ragione ed al cuore.
Con stima.
Mario G.
Inserito da paola il 3 Febbraio 2010 - 9:14am
Grazie, grazie per dare voce ai miei pensieri e ai pensieri di molti.