29 Gennaio 2010
L’ingenuità parascientifica della “destra progressista”
di
Giorgio Israel
«Quanto non ci piace la “destra paternalista”», protestano i teorici della Fondazione FareFuturo in polemica con il sottosegretario Eugenia Roccella che ha difeso il divieto alla diagnosi preimpianto contro la sentenza del Tribunale di Salerno che ha autorizzato una coppia portatrice di una malattia genetica a derogare dal divieto nella speranza di dare alla luce un figlio esente da tale malattia. È poco serio menare scandalo come se l’errore altrui fosse ovvio. «C’è anche chi arriva a parlare di deriva eugenetica…». Ma pensa un po’… Chi glielo spiega ai teorici di FareFuturo che gli scienziati che difendono queste pratiche, come Watson, sono i primi a definirle eugenetiche? Sono anni che si discute di queste cose e si può pensarla in modo diverso. Ma non ci si può svegliare come se nulla fosse stato mai detto e scritto e, per giunta, assumendo il tono da soloni che fustigano i reazionari bigotti, nemici della scienza, del progresso e della felicità. Questo tono lasciamolo ai radicali, e a chi ripete a macchinetta gli stessi slogan con le orecchie tappate per non doversi confrontare con gli argomenti altrui.
La predica sulle conquiste garantite dalla scienza, spiattellata con un dogmatismo intessuto di certezze a buon mercato, è il contrario dello spirito scientifico. Certo, ci sono opinioni diverse al riguardo, ma proprio l’esistenza di questa varietà impone cautela nel prendere posizione e prudenza prima di propinare le “conquiste” della scienza come verità assolute. Si parla di “garanzie” che la scienza offrirebbe di produrre bambini la cui vita sarà esente da malattie. Sono fandonie. La diagnosi preimpianto può aumentare, in un numero limitato di circostanze, la probabilità di avere un bambino senza un determinato difetto genetico, ma non può garantirlo in modo assoluto, e nemmeno può assicurare che la selezione genetica non apra la strada ad altre forme di disabilità, persino con tassi maggiori di quelli rilevati tra i bambini non selezionati. Al contrario, c’è il sospetto che questo possa avvenire. La realtà è troppo complessa e ne sappiamo talmente poco da non avere alcuna idea precisa circa le conseguenze di interventi circoscritti a una problematica specifica. Soprattutto non è lecito parlare di effetti determinati e certi di un intervento, bensì soltanto della probabilità di ottenerli, e la stima di questa probabilità è molto grossolana e limitata a dati molto parziali. Non è responsabile vendere su basi così fragili l’illusione che si possa confezionare il figlio sano, per giunta passando attraverso lo scherzetto di produrre un numero elevato di embrioni in gran parte da buttar via. Una simile manipolazione embrionale è eugenetica, non è cura medica. Ed è patetico parlare di “modernità”: le vesti libertarie non riescono a nascondere la vecchia mitologia totalitaria di rifare un’umanità “fatta male”. Il mito della “libertà” di far ricorso alla scienza per garantirsi la vita a piacimento non ha nulla di liberale. La pretesa illusoria di cancellare la malattia e la sofferenza conduce a uno dei mali peggiori che affliggono la nostra società: la considerazione della malattia e della morte come fatti terrificanti e vergognosi, da nascondere, e non come parte del ciclo della vita. La medicina è nata per alleviare e curare le malattie, non per inseguire il mito di ricostruire il processo generativo, per giunta sulla base di conoscenze approssimative e rozze.
Sciabolare accuse di paternalismo reazionario su una tematica scientifica ed etica tanto delicata è poco responsabile ed è sintomo di una povertà culturale sconcertante.