tempi.opinioni Giovedì 09 Settembre 2010 
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Padre Aldo risponde agli psicologi

Non c’è esperto che regga senza coscienza che l’uomo è relazione con l’infinito. Risposta alle obiezioni di un gruppo di psicologi
Asilo de Dios, il dvd di padre Aldo Trento in edicola con Tempi fino al 31 dicembre

di Aldo Trento
Caro padre, lei ripete spesso queste parole: «L’uomo non è e non sarà mai frutto dei suoi antecedenti biologici, psicologici, ereditari. I bambini violentati non sono determinati dalla violenza subita, perché noi tutti siamo relazione con l’infinito». Vorremmo esprimerle la nostra perplessità rispetto a questo suo affermare continuamente che l’Io non è riconducibile al passato, qualsiasi cosa sia successa, perché “io sono Tu che mi fai”. Inoltre, lei è solito sottolineare con frequenza che «quando l’uomo cambia orizzonte scopre la cosa più importante della propria esistenza, e cioè il senso ultimo della vita. Una questione che lascia in silenzio i cosiddetti “esperti”». Esperti che saremmo noialtri psicologi, psicoterapeuti, psicanalisti e psichiatri. Noi che, secondo lei, abbiamo la pretesa di risolvere il problema “uomo” con la scienza, con una serie di sessioni di psicoterapia, senza contare poi che… ci facciamo pagare. Con un gruppo di colleghi ci siamo sentiti abbastanza colpiti da questo suo giudizio, perché crediamo profondamente nel nostro lavoro e nel valore della scienza. Le chiediamo una spiegazione.


«Ex uno omnia et omnia loquuntur unum» (da una sola cosa tutto e tutte le cose parlano di quell’unum). Cari amici, se voi prendeste sul serio questa provocazione, il tema cristiano dell’Imitazione di Cristo, che descrive in modo perfetto il cuore dell’uomo e della realtà, non vi angustiereste, non vi preoccupereste di cercare il “pelo nell’uovo” rispetto a ogni mia singola affermazione, prendendovi la briga di sollevare aspetti che non hanno niente a che vedere con la verità delle mie affermazioni, che riflettono la mia esperienza quotidiana di vita e quella delle migliaia di persone con cui mi relaziono costantemente.
Voi, cari esperti dell’uomo, delle sue ansie, del suo dramma quotidiano nella ricerca del senso della vita, vi siete mai chiesti se è con la scienza che si può ritrovare il gusto del vivere, per quelli che già vivono nel dolore, nella notte dell’esistenza? O ci serve forse qualcosa di più grande, qualcosa che vada più in là del misurabile, di quello che la scienza ci può offrire? Oggi voi avete a disposizione mille certezze scientifiche: e allora perché, mai come oggi, l’uomo vive nella disperazione? Avrete sentito il grande Teilhard de Chardin dire che «l’infermità più grande dell’uomo moderno è quella di aver perso il senso della vita».
E il senso della vita – lo grido con tutta la forza dei miei polmoni – non è la scienza a darmelo, e nemmeno voi. A voi, stimati “esperti” che preoccupati per le mie affermazioni vi siete sentiti offesi, desidero riaffermare l’importanza della vostra professione, e precisare che non mi ha mai sfiorato l’idea di screditarla. Il problema è a un altro livello, più profondo, e mi piacerebbe che aveste l’umiltà necessaria per riconoscerlo. Che significato ha per voi la provocazione dell’Imitazione di Cristo? Cosa significa per voi che l’uomo non è mai l’esito del suo passato, che l’uomo non può essere ridotto ai suoi fattori antecedenti, per voi che cercate nei nascondigli dell’anima la causa del comportamento umano, malato o meno?

Ogni cosa si trasforma
Che significa affermare che “io, voi, siamo Tu che mi fai”? Amici, su questa sfida mi gioco totalmente e non sono disposto a fare nemmeno un passo indietro, perché vorrebbe dire non solo negare la bellezza della mia vita, il mio io, con tutto il dramma che da vent’anni a questa parte vivo e che sta anche all’origine di tutte le opere di carità che il Mistero ha creato e continua a creare attorno a me, ma anche negare l’evidenza di come la Divina Provvidenza si occupi con amore immenso di ogni malato terminale e di ogni bambino vittima di tanta violenza che arriva alla mia casa, restituendomi il gusto della vita e il dono di cogliere il mistero della morte, o il gusto del tornare a vivere. È con questa coscienza chiarissima del fatto che l’uomo è esclusivamente relazione con il Mistero che nella mia vita e attorno a me ogni cosa si trasforma facendomi appassionare a tutta la realtà perché essa è il segno, la provocazione più evidente del “io sono Tu che mi fai”. Per questo vivo appassionato a qualsiasi aspetto della scienza, e uso tutte le possibilità che essa mi offre. pag. 1 | | |

 

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Per noi così umanamente

Inserito da Iurop il 28 Dicembre 2009 - 8:07am

Per noi così umanamente spersi che ci affidiamo ai soli "esperti" per dare un senso alla nostra vita tu, o caro padre Aldo, con le tue parole ma ancor di più con la tua intensa drammatica esistenza ci testimoni, come inatteso dono (pre-sente), che l'uomo è rapporto con un Tu e solo l'esperienza della compagnia umana del Mistero ci fa ritrovare il gusto del vivere.

Tu ed M* siete per me testimoni di questa umanità, la lontananza non è obiezione ma struggimento, l'assenza non è vuoto ma PRESENZA intensa ed il cuore si colma di pace e letizia...

Grazie ancora Padre Aldo per ciò che fai, perché ci sei!

Mario G.

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