18 Dicembre 2009
Color tramonto.
Certe piazze si scelgono tinte solari, altre vedono nero. O viola, come il lutto. E non è un caso
di
Lodovico Festa
Ma è un caso che la grande manifestazione giustizialista di sabato 5 dicembre abbia scelto il colore viola come simbolo? Certo, il viola è anche colore della penitenza, della passione di Cristo, elemento della compostezza delle vesti di uomini di Chiesa. In questo senso è colore caro a chi ha fede. Ma per tanti laicisti presenti dietro gli slogan forcaioli di piazza San Giovanni è, invece, essenzialmente (fatta salva la magnifica Fiorentina di Cesare Prandelli) il colore del lutto, e in particolare per gli artisti così in prima fila, da Nanni Moretti a Dario Fo, nell’esibizione del loro antiberlusconismo, segno della sfiga. Non è un caso che invece le gioiose manifestazioni di popolo che hanno contestato regimi autoritari nell’ex Unione Sovietica avessero colori solari come l’arancione, non è un caso che i vessilli del movimento operaio, in formazione nell’Ottocento, fossero di un vivo rosso. Si scelgono più o meno coscientemente, un po’ come i fascisti fecero con il nero, i segni del lutto e della sfortuna anche perché il messaggio che si porta è di nichilismo e disperazione. Questo è il tratto di fondo di una folla certo di rilevanti dimensioni, ma non più avanguardia di grandi masse come avveniva con la pur sciagurata contestazione degli anni più caldi, bensì luogo di raccolta del rancore, dell’odio impotente, della mancanza di proposte per il futuro, del buio che traspare dalla rozza prosa dipietrista e travaglista. Niente Sole dell’avvenire, solo annuncio di un fosco tramonto.