07 Dicembre 2009
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Aldo Trento: Cleuza e Marcos Zerbini
O della grande amicizia che ha riportato il nome di Cristo nel tempio messicano dei senza
Il dvd Asilo de Dios di padre Aldo Trento in edicola con Tempi da giovedì 17 dicembre
di
Aldo Trento
È passato già un anno da quando per la prima volta arrivarono qui ad Asunción Marcos e Cleuza Zerbini, responsabili del movimento dei “senza terra” di San Paolo del Brasile, il 17 novembre 2008. Erano stati invitati da alcuni amici, anche perché don Julián Carrón, il responsabile mondiale di Comunione e Liberazione, aveva indicato alcuni segni e alcuni testimoni di cui fidarci per andare a fondo dell’essenza del cristianesimo. Perché il cristianesimo si impone per la grazia di un incontro al quale la libertà umana aderisce, in quanto lo percepisce come un avvenimento che corrisponde alle esigenze ultime del cuore, che possiamo evidenziare nella fame e nella sete di felicità che è il motore della vita e il nostro destino.
Quel giorno ha rappresentato non solo per me, ma per tutti i semplici di cuore con cui divido le giornate, il riaccadere di quel fatto che duemila anni fa cambiò la vita di Giovanni e Andrea. Abbiamo passato due giorni condividendo le nostre realtà, e avendo modo di guardare con l’intelligenza della fede quanto il Signore sta facendo da cinque anni a questa parte in quest’angolo di mondo, così lontano dalla confusione dell’Occidente. E come accadde per i primi due amici di Gesù, anche per noi quell’incontro ha segnato la nostra esistenza.
L’ha segnata a due livelli. Prima di tutto, sul piano della possibilità personale: che ognuno scoprisse all’interno di un’amicizia nuova l’intensità del vivere l’esperienza cristiana. Esperienza possibile solamente là dove esistono persone che si lasciano giudicare e si aiutano a giudicare tutto a partire dalla realtà. L’amicizia che viviamo da un anno è come un pungolo, che non solo impedisce di dormire, ma in ogni istante ci provoca a confrontare tutto con le esigenze ultime che ci costituiscono. Tutto significa non solo le cose che già per se stesse, come il dolore, ci costringono a domandarci il “perché”, ma anche le più belle come un’alba, un tramonto, un orizzonte pieno di bellezza come quelli che molte volte abbiamo contemplato seduti sulla riva del mare. Un anno questo, nel quale non c’è stato un centimetro quadrato di terra o una parola che non siano stati giudicati a partire da quello che ci era capitato. Questo è il miracolo, percepire cosa significa che l’uomo non è il frutto dei suoi antecedenti, di qualsiasi natura essi siano, né del suo stato d’animo, né della salute, né della peggiore violenza, come i miei bambini violentati, ma di una Presenza che ci fa in questo preciso momento.
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Inserito da Iurop il 9 Dicembre 2009 - 9:57pm
Grazie ancora padre Aldo, perché le tue parole non sono mai scontate né dottrinali, ma nascono dalla carne... ferita, lacerata, violentata che continuamente fa esperienza (e ne da testimonianza) che noi siamo rapporto con l'Infinito...
Grazie per questa tua amicizia carica di drammaticità che ci doni attraverso i tuoi scritti e la tua vita.
Un abbraccio a te e ai tuoi figli!
Mario G.