13 Novembre 2009
Il senso di Ms. Wolf per l’ignoto, così spaventoso e così educativo
Riporta Il Foglio, a firma di Stefania Vitulli, l’intervista alla neuropsichiatra americana Maryanne Wolf
di
Annalena Valenti
Riporta Il Foglio, a firma di Stefania Vitulli, l’intervista alla neuropsichiatra americana Maryanne Wolf, studiosa di dislessia, autrice del saggio Proust e il calamaro (Vita e Pensiero), dedicato a «ragionare su ciò che possediamo e interrogarci su cosa vogliamo conservare». Un’intervista che fa riflettere sul modo in cui ognuno di noi guarda alla diversità, all’altro da sé, a qualunque categoria appartenga. Non solo perché – tema attuale – geni come Edison, Da Vinci e Einstein, dislessici, «nati oggi avrebbero potuto esse valutati “geneticamente anomali”, imputati il cromosoma 15, forse il 6, il 7, qualcuno avrebbe potuto pensare di riportare in carreggiata le suddette alterazioni impedendo che tre geni si consegnassero alla fama». La diversità, scrive, è «un’informatrice di vita» e il cervello «si avventura, prova e sviluppa in quanto possiede un’architettura flessibile». Questo ha reso possibile, seimila anni fa, il leggere, chiamato dalla Wolf «l’incommensurabile prodotto del dono del tempo elargito al cervello» che così consegna anche a noi il modo in cui guardiamo, con o senza paura, con o senza speranza, alla realtà, altra da noi. «Siamo così circoscritti, così limitati e così concentrati a capire cosa sia giusto o sbagliato nell’educazione che chiudiamo all’ignoto. All’ignoto ci aggrappiamo per sopravvivere, ma quando lo incontriamo abbiamo paura di guardarlo. La vera riflessione è nella contemplazione, non in quello che potremmo o non potremmo avere».
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