13 Novembre 2009
La pazza idea di eleggere D’Alema uomo immagine di Bruxelles
Il governo italiano sosterrà la candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri dell’Unione Europea?
di
Yasha Reibman
Il governo italiano sosterrà la candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri dell’Unione Europea? Chi la spunterà si ritroverà alcuni dossier importanti sui quali l’Europa deve avere un ruolo e deve dare risposte chiare. L’Europa rappresenta, nonostante tutto quello che si dice, una delle tre principali potenze economiche del mondo ed è solo a causa della propria disgregazione che non riesce ad avere un ruolo politico all’altezza dei propri mezzi.
Non mancano le sfide su cui esercitare una leadership e a D’Alema piace essere leader. Non si tratta solo di proseguire con l’integrazione dell’Europa dell’Est ancora in affanno dopo i decenni bui del comunismo. L’Unione dovrà fronteggiare l’aggressività della Russia di Putin e Medvedev, e sarà più sola se Obama confermerà la rinuncia allo scudo antimissilistico. L’Iran si sta dotando della capacità di produrre testate nucleari e intanto arma e finanzia i principali gruppi terroristici del Medio Oriente, da Hamas a Hezbollah, che attaccano Israele, fino ai terroristi sciiti che destabilizzano l’Iraq e colpiscono i nostri soldati.
E D’Alema? Massimo ha un passato comunista, che spaventa i paesi dell’Est Europa, e che tuttavia si propone loro come un esempio da guardare per imparare come trasformarsi. Grazie a quel passato, il leader della sinistra italiana potrà inoltre contare nella propria agenda, piena di numeri “caldi” al Cremlino. Ma soprattutto, D’Alema ha buone relazioni con Hezbollah, con i cui rappresentanti è stato fotografato a braccetto, e può vantare molti ammiratori anche tra le file di Hamas, movimento l’ex premier ha sempre difeso dall’accusa di terrorismo. D’Alema non ha perso occasione in questi anni per criticare Israele, unico responsabile – secondo la lettura dalemiana – del conflitto arabo-israeliano. Temi forti e centrali nella visione politica di D’Alema, che in passato per criticare il collega di partito Piero Fassino ha pensato bene di definirlo “troppo sionista”. D’Alema rappresentante diplomatico dell’Europa può essere dunque un’ottima idea, ma solo per rafforzare il regime degli ayatollah iraniani.