13 Novembre 2009
Un laicismo che sa di vecchio e un Papa contemporaneo
Il confronto tra l’operato di Benedetto XVI e la sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso
di
Simone Fortunato
Il confronto tra l’operato di Benedetto XVI e la sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso mette in crisi la vulgata corrente secondo cui la secolarizzazione sarebbe la giusta espressione di quella laicità e libertà di pensiero che ha liberato l’Occidente dalla confessionalità e dalla chiusura mentale della Chiesa. La sentenza, infatti, rivela il grave scollamento che c’è tra la cultura dominante e la vita reale delle persone – non a caso la protesta si è sollevata da tutte le parti come un’onda di inarrestabile buonsenso. Ma soprattutto mostra che quella cultura, ormai ridotta a prendersela con simboli religiosi in nome di questioni di principio, non è più capace di rispondere alle sfide del mondo contemporaneo. Un mondo in cui le battaglie anticlericali e libertarie sembrano aver esaurito la loro spinta, perché seppure hanno diffuso, come ha detto Benedetto XVI domenica scorsa, una «mentalità che porta a dubitare del valore della persona e della bontà della vita», hanno lasciato una situazione in cui «si avverte con forza una diffusa sete di certezze e valori». La sentenza sul crocifisso, prima ancora che illogica, è vecchia: mentre qualcuno si dedica ancora a togliere i segni della religione dallo spazio pubblico, il mondo si sta facendo domande ben più impegnative. Ratzinger, con i suoi continui inviti ad allargare la prospettiva della ragione e ad aprirsi alla dimensione spirituale con fiducia nella verità, se ne rende conto. Mostra quanto il cristianesimo sia capace di raccogliere le aspirazioni dell’uomo contemporaneo.