tempi.opinioni Martedì 09 Febbraio 2010 
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Giannino: In difesa di un padre di famiglia XXL stratassato e beffato

Avanti così e ci tocca scendere in piazza

di Oscar Giannino

Vorrei invitare a cena Oscar Giannino, per sapere da lui che se ne intende e spiega pure molto bene, che cosa avrei dovuto fare per evitare di restituire in busta paga più di 2.000 euro di Irpef. La mia è una “famiglia XXL”, come dite voi, e per me la quarta settimana non è una menata dei “sinistrorsi”. Non voglio protestare ma solo segnalare la mia vicenda per poter informare chi potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni. In poche parole ho sei figli, moglie e quattro figli sono a carico (i due più grandi vivono fuori casa), come famiglia numerosa mi sono riconosciuti 1.000 euro più 1.400 euro di detrazioni per il quarto figlio. Totale 2.400 euro. Succede che nel 2008 la figlia quartogenita ha la “fortuna” di lavorare qualche mese superando di poche decine di euro il tetto massimo che è di poco superiore ai 3.000 euro. Quello che doveva essere un aiuto alle famiglie numerose si trasforma in un attimo in una mannaia che taglia un quarto del mio stipendio per cinque mesi. Considerando poi che nel 2009, a parte me, nessuno in famiglia ha percepito reddito, me li dovranno pure ridare, spero. Ho sottoposto il problema anche ad altri, ma le risposte sono state freddamente tecniche, con il testo in mano.
Luigi Beretta

La mia risposta a Luigi Beretta è franca. Il legislatore commette un grave errore nel far insistere sullo stesso periodo d’imposta la verifica delle condizioni di capienza del reddito per la concessione del bonus “famiglia numerosa” e il beneficio del bonus medesimo. Mi spiego: il bonus è una goccia d’acqua rispetto a ciò che si dovrebbe fare per sostenere la famiglia nel nostro paese, poiché come ho più volte detto sono per il quoziente familiare “alla francese”, e respingo le critiche avanzate dalla sinistra e dagli economisti di Lavoce.info, secondo i quali il difetto del quoziente familiare è di scoraggiare l’occupazione aggiuntiva femminile inducendo le donne a “stare a casa”. L’occupazione femminile francese è maggiore che da noi, quindi si tratta di un’obiezione buona solo a spaccare il capello, perché in realtà nasconde il pregiudizio per il quale non deve essere la famiglia l’integratore essenziale sul quale misurare le soglie di prestazione al welfare e il sostegno al reddito, bensì devono essere gli individui e solo gli individui, come purtroppo indicato dalla Corte costituzionale in una dannata sentenza a metà degli anni Settanta a proposito del cumulo dei redditi.

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