16 Giugno 2009
Recensire Ratziger
I seminari non si riempiono con le mogli ma con le vocazioni
di
Bruno Mastroianni
C’è chi pensa che ci siano pochi preti perché il celibato è insopportabile e la Chiesa si ostina a non farli sposare. C’è chi pensa che i preti sono cattivi, mica come quello simpatico che dà la comunione ai divorziati e sposa i gay. C’è chi pensa che dei preti si potrebbe fare benissimo a meno, dato che poi in fondo ciascuno se la vede personalmente con Dio. Ci sono tutti quelli che la pensano così, che negli anni si sono aggiunti a quelli che volevano il “prete operaio”, il “prete assistente sociale” e perfino il “prete punk”, mentre i seminari progressivamente si svuotavano. E poi c’è Benedetto XVI. Sa che la crisi di vocazioni è una crisi di fede. Non a caso affligge soprattutto l’Occidente (Europa in testa) unica zona in cui si registrano numeri negativi mentre in Africa e in Asia il numero dei sacerdoti continua a crescere. E il celibato non c’entra niente, altrimenti le chiese d’oriente e i protestanti dovrebbero scoppiare di vocazioni. Per questo il 19 giugno il Papa ha deciso di indire un Anno Sacerdotale: «Per favorire la tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero». In mezzo a tanti consigli e inviti all’aggiornamento dei modelli, che imperversano nell’opinione pubblica col rischio di confondere i fedeli e i preti stessi, Benedetto oppone la semplicità della chiamata originaria. Noi, che ancora abbiamo bisogno di qualcuno che ci avvicini a Dio, gli siamo grati in questo suo sforzo di aiutare i sacerdoti ad essere semplicemente “preti santi”.