tempi.opinioni Giovedì 18 Marzo 2010 
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Lettera a Mariastella Gelmini

A proposito di emergenza scuola, parliamo di come si tratta Israele?

di Yasha Reibman
Matematico e fisico, a soli ventiquattro anni divenne professore universitario, ma perse la cattedra a causa delle leggi razziali del 1938. Ricordato per il contributo fondamentale che diede alla teoria della relatività, ricevette in vita numerose onorificenze in Italia e nel mondo, a cominciare dalla Royal Society di Londra. Oggi a Tullio Levi Civita è stato dedicato un asteroide e pure un liceo scientifico a Roma. Ma è a causa del liceo che il grande matematico si rivolta nella tomba e chiede giustizia.
Succede infatti che in quell’istituto della capitale si pubblichi un giornalino della scuola, Sottobanco. Il primo numero è stato distribuito proprio in questi giorni e, nonostante la crisi mondiale e lo sterminio in Darfur, si occupa ovviamente del conflitto arabo-israeliano, che viene spiegato con la banale e vecchia interpretazione dell’imperialismo. Poco male, se non fosse che la tecnica utilizzata per illustrare il “massacro” compiuto dagli israeliani è quella di accostare le foto di oggi a quelle di ieri, ovviamente quelle della Shoah.
Il paragone è il solito: gli israeliani come i nazisti, i palestinesi di oggi come gli ebrei di ieri. Un confronto di per sé falso e offensivo che mostra la pochezza degli argomenti a disposizione per discutere del conflitto tra fondamentalismo islamico e Israele. Le singole scelte dei governi israeliani non vengono affrontate, analizzate e criticate, ad essere stigmatizzato è lo Stato ebraico tout court, presentato in modo grottesco e distorto.
Che questo episodio sia frutto di ignoranza è lampante, ma che persone probabilmente molto più colte dei ragazzi del liceo romano – opinionisti, giornalisti, politici – abbiano sentito la necessità in questi mesi di fare altrettanto mostra che nel nostro paese l’odio prevale sulla discussione, la volontà di offendere l’altro prevale sul confronto. Il clima di odio è tuttavia diseducativo e deve essere attentamente valutato, gli studenti non vanno lasciati in questo da soli. Il ministro dell’Istruzione ha purtroppo altro materiale su cui riflettere per orientare il proprio lavoro.

 

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DELENDA CARTHAGO Quante

Inserito da celestino ferraro il 5 Marzo 2009 - 4:39pm

DELENDA CARTHAGO
Quante probabilità si contano che le smargiassate dell’ayatollah Ali Khamenei non siano semplici rodomontate? Purtroppo nessuna. I signori che hanno in pugno il potere iraniano ci hanno abituato a crederli capaci di qualsiasi oscenità, e questa di possedere missili atomici per bombardare Israele non è una fanfaronata che si perderà fra le tante alle quali era aduso Saddam Hussein. Il teocrate che dirige i destini della nazione iraniana, e i nostri, purtroppo, ha definito Israele “un tumore canceroso”, applaudito fragorosamente dagli alti papaveri che sono il crocchio fideistico dell’ayatollah che li fanatizza.
Mahmoud Ahmadinejad, “alto” gerarca del regime teocratico che governa l’Iran, non perde occasione per ricordare all’Occidente che Israele “delenda est”, inesorabile, monotono più di Catone: “Ceterum censeo Carthaginem esse delendam”. Catone la spuntò, nel 149 a.C. si riprese la guerra e Cartagine, nel 146 a.C., fu distrutta.
La tragedia è doppia, perché noi conosciamo la forza di carattere degli israeliani e quanto siano legati alle tradizioni culturali della loro millenaria storia.
Davide non ebbe paura di Golia e lo uccise impavido. Accadrà lo stesso con Ahmadinejad, e Ali Khamenei dovrà soltanto prendersela col suo dio il giorno che Israele farà roteare la sua fionda con l’atomica da fiondare.
Naturalmente fa da contorno alla barbarie prossima ventura quest’ostinazione puerile dell’Islam di negare l’Olocausto e, addirittura, di usarlo come pretesto per togliere agli arabi il possesso della Palestina. La Shoah è un’invenzione del sionismo che vuole assoggettarsi il mondo. Israele, secondo le farneticazioni del “GIGANTE” iraniano, è uno Stato criminale e come tale va processato per rendere giustizia alle migliaia di arabi uccisi dalla ferocia degli ebrei.
C’è da dire che la tecnica propagandistica di Ahmadinejad è degna epigona di quella goebbelsiana: a ripetere la stessa cosa centinaia di volte, si corre il rischio d’essere creduti. C’è qualcuno in Occidente, e nella Chiesa Romana, che porge l’orecchio a questa calunnia.
Magari fosse così, restituiremmo dignità e pietà ad un Secolo che ne mostrò ben poca.
Celestino Ferraro

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