tempi.opinioni Giovedì 02 Settembre 2010 
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Fini cerca una poltrona da leader che non è in palio

Il presidente della Camera vuole indicare che la sua linea del domani sarebbe assai meno divisiva, anche sui temi più delicati, rispetto a ogni superiore pretesa della magistratura

di Oscar Giannino
A Gianfranco Fini tocca oggi un tratto di mare attraversato da forti venti e correnti. Quand’è così, almeno nella navigazione a vela, tra abbrivi e scarrocci la mano del timoniere deve saper calcolare il massimo scostamento angolare coerente con la costanza di rotta, calcolando cioè che rimettendosi al vento più favorevole dopo una certa unità di tempo non solo raggiungerà la meta fissata, ma anche impiegandoci meno che rivolgendo la prua ai marosi. A poche settimane dalla nascita del Pdl unitario tra Forza Italia e Alleanza nazionale, e forte dell’usbergo istituzionale garantitogli dalla presidenza della Camera, Fini è pressoché obbligato a mettere in conto, ogni tanto, bordi solitari. Perché altrimenti il carisma di Berlusconi ne oscurerebbe inevitabilmente la capacità di una leadership distinta e autonoma, da coltivare oggi per giocarsi un domani. Detta così è una spiegazione apparentemente fin troppo elementare del motivo per il quale Fini alterna sulle più diverse materie talora moderati distinguo e talaltra energici strattoni, rispetto alla linea seguita dal governo e dalla maggioranza. La difficoltà consiste appunto nel dosare la mano, timonando, per evitare di finire troppo fuori rotta. Ciò implica che i distinguo devono apparire insieme fermi ed energici su questioni di principio estranee alla tenuta stessa del centrodestra – sarebbero “regali” all’opposizione che non solo Silvio, ma l’elettorato di FI e An non capirebbe – ma insieme tali da far intuire una leadership distinta e peculiare, il giorno in cui l’avvicendamento di Berlusconi, da tema futuribile, divenisse davvero di attualità. Quindi tra anni ancora, il che ulteriormente non aiuta, visto che nei tempi lunghi una strategia di eccezioni e puntualizzazioni rischia solo di apparire stucchevole.
Tutte le volte che Fini ha scelto il tema dei diritti civili e di cittadinanza, ha oculatamente seguito il principio che su questo indicare questioni di principio e scelte anche molto diverse da quelle istintivamente seguite dal centrodestra rappresenta appunto un orizzonte futuro, di fronte al quale a nessuno è facile obiettare “così, oggi ci indebolisci”. L’esempio classico è quello del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari dopo un certo numero di anni, anticamera della cittadinanza e comunque espressione di un rapporto che mira all’inclusione repubblicana nella legalità. Non è un caso che scelte ed espressioni usate da Fini su questi temi appaiano solitamente non in linea con il linguaggio e gli obiettivi della Lega: perché da sempre, sul rapporto con Bossi e i suoi, Fini ha giocato su basi di maggior distinzione di quelle battute da Berlusconi e Tremonti.
Il caso Englaro, però, ha visto per la prima volta Fini quasi consapevolmente isolarsi rispetto alla base e alla dirigenza stessa di An, su un tema che riguarda la bioetica e la vita. Certo, ha contato molto anche l’aspetto istituzionale, il desiderio di mantenere dalla presidenza della Camera un rapporto con il Quirinale diverso dallo scontro politico aperto. Tuttavia, il presidente del Senato Schifani è riuscito parimenti ad essere inappuntabile nei toni, non solo verso il Quirinale ma anche verso l’opposizione in una fase di tensione assoluta, senza per questo deflettere nella sostanza dalla condivisione della scelta fatta dal governo. Fini, al contrario, questa volta è come se avesse indicato che la sua leadership del domani sarebbe assai meno divisiva, anche sui temi più alti che attengono ai fondamenti della centralità della persona e della vita, rispetto a ogni superiore pretesa della magistratura. È una scelta molto rischiosa, la più rischiosa di quelle sinora messe in campo da Fini. La volontà di Eluana non è inequivocabilmente attestata, come sanno tutti. Dunque non stiamo parlando di mancato rispetto della volontà di un singolo, ma della superiore pretesa della giurisdizione volontaria di sostituirsi in nome dello Stato alla definizione di chi sia persona e chi no. Può apparire modernità, e per questo indurre a fisionomie di leadership più “al passo coi tempi”. Come si suol dire. A me sembra invece Stato etico dove, al magistrato bocca della legge, si sostituisce l’imperio del magistrato che è e detta legge.

 

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tempi.commentati
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Celestino ora farlo morire..

Inserito da Marco Bonaccorsi il 11 Febbraio 2009 - 11:27pm

Celestino ora farlo morire.. democristiano.. no questo no non si augura mai a nessuno di destra..
saprai probabilmente della maledizione della presidenza della camera.. (chi ricopre quell'incarico dopo ha difficoltà a rientrare nella politica che "conta"), più di un malizioso l'ha considerato un mezzo ostracismo.. .
Tutto si può dire o pensare dell'On Fini , ma mai che sia uno sprovveduto o stolto ed in particolare per commentare anche l'articolo fini ci ha da prima di fiuggi in poi abituato ad innovazioni , strappi , fughe in avanti etc .
La verità è che ricopre un incarico difficile del primo ex msi alla camera oggi nell'era post-ideologica.. era che ancora funesta il pd che ha allevato a pane i faziosità il suo elettorato e che oggi ne subisce molte conseguenze.. (dalle fronde interne all'ira dei piccoli a Di Pietro )-
Altra verità è che ci sentiamo orfani in questa fase di transizione, di un partito con uno statuto chiaro ,un luogo anche fisico e tangibile (non liquido..)con una chiara democrazia interna dove poter scegliere la classe dirigente migliore , magari dove formarsi la migliore opninione , approfondire , discutere etc ,perchè le maggioranze silenziose stanno sempre più scomparendo..
e l'utilizzo di queste nuove tecnologie si sa aiuta.. .
Per quanto riguarda : magistrato bocca della legge, si sostituisce l’imperio del magistrato che è e detta legge.
Non mi sento di gettare la croce addosso a questo magistrato perchè in assenza di una norma chiara ha deciso su un caso singolo.. Piuttosto il Presidente..ma questo non si può dire..
Saluti

2
("Il presidente della Camera

Inserito da celestino ferraro il 11 Febbraio 2009 - 8:56am

("Il presidente della Camera vuole indicare che la sua linea del domani sarebbe assai meno divisiva, anche sui temi più delicati, rispetto a ogni superiore pretesa della magistratura").

"Assai meno divisisa"? Sarebbe un vogliamoci bene in salsa inciuciale? un "Chi ha vuto ha avuto avuro, chi ha dato ha dato, scurdammece 'o passato simme 'e Napule paisà?

E trent'anni di lotte, di ostracismi, di solitudine, di aberrazioni, di angherie patite in nome dell'Italia democratica e antifascista, monopolizzata da quelli che oggi fanno il viso patito difronte alla volontà popolare che li mette sotto in Parlamento e nel Paese, andrebbero nel dimenticatoio della storia per l'ambizione merdosa di uno solo?

Uno che era un "Quidam notus mihi nomine tantum", una creatura alla Bruto che attendeva la scomparsa del padre politico per darsi le arie da statista, uno che va nella spianata delle moschee a celebrare il suo antifascismo latente ma col quale aveva gozzovigliato e bevuto trent'anni?

Certo, è una faccenda che coinvolge le coscienze, ciascuno può maturare la sua rinnegando qualsiasi verità sostenuta fino a ieri, ma sarebbe anche una questione di coscienza quella di liberarsi di tutti gli orpelli che la superata
menzogna di ieri gli haano procurato e tornare a militare da soldato semplice fra le milize in attesa di un Caudillo.

Non altro resta da fare al presidente della Camera, eletto a quello scranno in nome di un ideale che ha ripudiato clamorosamente.
Clamorosamente se ne torni fra i rottamati ranghi dell'ipocrisia democratica.

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