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Olive e Richard, che vissero oltre le linee nemiche

settembre 8, 2017 Sandro Fusina

La miliziana cinese nel 1952, sconfitto Mao, scortò le carovane che portavano l’oppio in Thailandia. Il giornalista visse una vita avventurosa tra redazioni e fronti di guerra

Richard-Dudman

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)Olive Yang, ovvero Yang Kyin Hsiu, nacque il 24 giugno 1927 nel Kokan, un minuscolo stato al centro del celebre triangolo dell’oppio, che per la sua posizione remota lo stesso impero cinese si era rassegnato a lasciare indipendente nonostante fosse popolato in larga parte da cinesi Han. Nacque nella famiglia regnante, studiò in un collegio, si rifiutò di lasciarsi fasciare i piedi, si ostinò a portare calzoni e non mancò di corteggiare le amiche dei fratelli.

Costretta a sposarsi, chiamò il figlio Jipu, come le Jeep dei liberatori americani durante la seconda guerra mondiale. Si circondò di armati e nel 1952, con i resti dell’esercito nazionalista cinese, sconfitto da Mao Zedong, scortò le carovane di muli e di camion che portavano l’oppio grezzo alla frontiera con la Thailandia. Una prima volta fu arrestata dalla polizia birmana nient’altro che per espatrio clandestino.

Nel 1959, quando il fratello abdicò, prese il controllo del suo esercito. Nel 1963 fu arrestata, imprigionata per sei anni e torturata dalla polizia del generale Ne Win, che aveva preso il potere in Birmania. Nel 1989, quando da un anno la Birmania si chiamava ufficialmente Myanmar, fu però reclutata dal regime per negoziare una tregua con le forze ribelli del Kokang, guidate da un suo lontano parente. La tregua tenne fino al 2009.

Olive Yang, circondata dai suoi fedeli miliziani, è morta in luglio, in una grande proprietà, a Muse, al confine con la provincia cinese dello Yunnan.

Richard Dudman nacque il 3 maggio 1918 a Centerville nell’Iowa, si laureò in giornalismo e in economia all’Università di Stanford, in guerra fu ufficiale su una nave mercantile che sfidava i sottomarini tedeschi nell’Atlantico.

Prima di entrare al St. Louis Post Dispatch, lavorò per quattro anni al Denver Post, il giornale acquistato e salvato da Joseph Pulitzer nel 1883 e appartenuto alla famiglia fino al 2005. In occasione dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy riferì di un foro d’entrata di un proiettile nel parabrezza.

Nel maggio del 1970 fu catturato con la moglie in Cambogia dai Viet Cong. Riferì dell’esperienza sul Post Dispatch e pubblicò un libro intitolato Quaranta giorni con il nemico. Capo della redazione di Washington  ospitò Bill Clinton e assistette all’attentato a Reagan.

È morto nel Maine a novantanove anni.

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