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Olimpiadi, calcio al via. Occhio all’Uruguay del Maestro Tabarez

luglio 25, 2012 Emmanuele Michela

Domani parte il torneo olimpico di calcio. Tra Brasile, Gran Bretagna e Spagna la possibile sorpresa potrebbe essere la Celeste di Cavani e Suarez. E di quel tecnico in cerca di riscatto.

Da 6 anni il suo nome nel calcio vuol dire una cosa: Uruguay. Oscar Washington Tabarez non è un semplice commissario tecnico. Lo chiamano El Maestro perché prima di diventare un allenatore professionista faceva l’insegnante a Montevideo. E quell’aria da professore alla mano continua a tenerla anche in panchina. È un signore: elegante, pacato e sorridente, ha il volto sereno di chi la sa lunga e aspetta il momento buono per provarci.

E sembra che il suo tempo sia arrivato; da quando è tornato in sella alla nazionale celeste sudamericana ha riformato totalmente il movimento calcistico del paese: nuovi allenatori per tante squadre giovanili, nuovi metodi d’allenamento, nuovi obiettivi da inseguire. Uno di questi è quello che apre i battenti domani, all’Old Trafford di Manchester: contro gli Emirati Arabi Uniti inizierà il torneo olimpico di calcio dell’Uruguay, inserito nel girone A con anche Gran Bretagna e Senegal. Padroni di casa strafavoriti per l’oro, insieme a Brasile e Spagna. Ma la Celeste parte appena dietro, forte di un gruppo frizzante, coi fuori quota Cavani e Suarez a costruire un tandem stellare, e dietro diversi giovani interessanti pronti ad esplodere: Lodeiro dell’Ajax, Coates del Liverpool, Hernandez e Aguirregaray del Palermo, il genoano Polenta e il bolognese Ramirez (e mettiamoci anche il terzo fuori quota e capitano Arevalo Rios, già consacrato negli altri successi dell’Uruguay e neo acquisto sempre dei rosanero siciliani).

Se quindi il calcio italiano sarà assente alle Olimpiadi, la nazionale uruguayana è quella che più lo rappresenta, con 5 (+1 appena arrivato) giocatori provenienti dalla Serie A. Strano a volte il pallone: quel mondo che troppo in fretta ha condannato Tabarez al suo esilio sportivo in Sudamerica, ora gli consegna l’ossatura di un gruppo che riporta la Celeste alle Olimpiadi dopo 84 anni (ultima partecipazione ad Amsterdam 1928, e fu oro). E dire che El Maestro la sua occasione ghiotta la ebbe eccome: porta la data del 1996, quando fu chiamato a sostituire Fabio Capello al Milan Campione d’Italia. Prima un nono posto col Cagliari, il Mondiale d’Italia ’90 già sulla panchina dell’Uruguay e la Coppa Libertadores vinta col Peñarol nell’87. Ma a San Siro tirava un’aria difficile per lui: i rossoneri persero subito la Supercoppa Italiana contro la Fiorentina e in campionato non riuscirono mai a decollare. Chi invece decollò fu Pasquale Luiso, con una rovesciata da manuale che nel Piacenza-Milan del 1° dicembre portava all’esonero di Tabarez, mai capace poi di tornare vincente.

Fino al 2006, quando El Maestro torna ad essere ct dell’Uruguay. E lì parte il progetto: nel 2007 il quarto posto nella Coppa America è solo il preambolo di quanto accade tre anni dopo, ai Mondiali sudafricani, dove Tabarez si presenta con un gruppo maturo e ben motivato. Dopo un rocambolesco quarto di finale contro il Ghana, la Celeste deve arrendersi all’Olanda, per poi arrivare quarta dietro la Germania. Ma il vero miracolo è arrivato l’estate scorsa, con la vittoria in Coppa America: il 3-0 perentorio con cui battono in finale il Paraguay è l’emblema della superiorità netta di questa squadra, costruita su ottimi giocatori (Suarez, Forlan, Cavani, Lugano) ma anche carica al punto giusto nelle motivazioni e organizzata a meraviglia. Meriti, quest’ultimi, del Maestro, che è riuscito a riportare la Celeste sul tetto del calcio sudamericano, dove mancava da 16 anni.

A Londra si presenta con una squadra diversa: è l’Under 23, priva di alcuni elementi fondamentali per lui come Forlan, Gargano, Perez, Lugano, l’ex-portiere della Lazio Muslera. I due là davanti paiono una garanzia, ma avranno bisogno dell’assistenza di tutto il gruppo. Allora qui si vedrà se davvero El Maestro ha ancora qualcosa da insegnare. In silenzio aspetta, con lo sguardo di chi la sa lunga: forse è arrivato il momento di prendersi un’altra rivincita col calcio europeo, che troppo presto lo ha fatto fuori negli anni Novanta.

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