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Ogni mattina un Masai si alza e incomincia a rincorrere un leone

novembre 2, 2017 Luigi Amicone

I massacri di cristiani sono all’ordine del giorno. «Eppure in Africa, quasi nessuno, anzi, che io sappia, proprio nessuno si sognerebbe mai di abiurare Cristo»

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Settimana scorsa sono (ri)tornato ospite dell’associazione Cometa, a Como, dove non c’è la “comune” cattolica, ma c’è la libertà di gente che ha detto il suo “sì” a Cristo e risposto a un bisogno (ricordava il fondatore Erasmo Figini a tavola) che «è cominciato col prendersi cura di un bambino che non voleva nessuno da parte di uno che non voleva né sposarsi né avere figli». Credo che adesso Erasmo ne abbia una quindicina e suo fratello Cente una ventina, di figli. Nel frattempo altre famiglie e centinaia di frugoletti hanno preso dimora nella grande casa che è ormai diventata una cittadella. Si è imposta la maestà di una scuola di arti e mestieri, oltre che una serie di attività (doposcuola, società sportiva, falegnameria, pasticceria) sorte non per programmi socio-cristologici quinquennali, ma per influsso di desideri, inclinazioni, talenti degli stessi ragazzini, spingendo le famiglie a gettare altre fondamenta, in acri terrieri e metri cubi di energia educativa, di ulteriori sviluppi dell’opera. Insomma, uno dei figli di questi qui è diventato mio genero.

Stavo attovagliato intorno al grande desco, quando, come di prammatica succede quando a tavola si aggiunge un ospite nuovo, don Peppino della Fraternità missionaria San Carlo è stato invitato a presentarsi e a dire due parole. È così che ho appreso questa storia di missionari tra le tribù Masai in Kenya (avete presente quelli con i grandi anelli al naso? Ecco). Riferisce don Peppino che proprio quella mattina hanno ammazzato alcuni giovani cristiani in un campus universitario di Nairobi. I massacri di cristiani sono all’ordine del giorno. «Eppure in Africa, quasi nessuno, anzi, che io sappia, proprio nessuno si sognerebbe mai di abiurare Cristo». Proseguiva il prete raccontando il suo stupore, paragonandolo al clima di morta gora che vige in Occidente, davanti all’entusiasmo per la vita che anima gli africani. «Amano, fanno figli, godono del creato. E sembra che nulla – povertà, malattie, guerre, morte in giovane età – riesca a scalfire questa naturale positività e ardente gioia di vivere».

La cosa mi ha stuzzicato a riandare agli ultimi dati statistici disponibili sull’evoluzione della Chiesa cattolica nel mondo. Risalgono al 2015 e sono stati pubblicati sull’Annuario Pontificio 2017. C’è da cercare chissà quale spiegazione sociologica alla notizia che l’incremento maggiore di cristiani si registra in Africa e che in un solo anno la popolazione africana dei convertiti al cattolicesimo ha registrato la strepitosa impennata del 20 per cento? «Il Masai vive nella savana, un posto semideserto pieno di animali feroci. Se un leone sbrana la mucca del villaggio, il capo tribù va alla ricerca di quel leone lì, lo affronta con autorità, e se il suo bastone lo colpisce in un certo punto dell’anca pare che il leone muoia all’istante. Il Masai è la più elementare evidenza dell’uomo creato come signore di madre terra. Tant’è che, fin da piccoli, i bimbi della tribù devono imparare l’arte di questo dominio. Sono mandati nella savana, giorno e notte, a pascolare il bestiame. Col rischio di finire sbranati dalle bestie feroci. Chi sopravvive, è riconosciuto a pieno titolo “uomo” e membro della tribù».

Ascoltando queste storie mi è divenuto più chiaro perché, durante i suoi viaggi nel Continente Nero, Benedetto XVI ha più volte menzionato il «neocolonialismo» e il «neoimperialismo» occidentali. Chi conosce e ama davvero l’Africa sospetta che sia gli islamisti tagliagole sia i laicisti dei diritti riproduttivi (aborto, pianificazione demografica e contraccettivi), sia i trafficanti di migranti economici verso il Mediterraneo, rispondano a una medesima logica: sono tutte facce dello stesso processo di destabilizzazione dell’Africa. Processo indotto dall’esterno, che si prefigge di sottomettere società povere – sì, ma attaccate alla vita – ai mortiferi schemi e business del globalismo imperante.

Ideologia obamiana
Da questo punto di vista, si capisce perché in Occidente il cattolicesimo rimane nel mirino degli scandali (le famose ricorrenti bolle mediatiche speculative su pedofilia, corruzione, Ior eccetera) e perché in Africa le missioni cattoliche sono brutalmente perseguitate. O dai regimi corrotti al soldo delle potenze straniere. O dai terroristi islamici che hanno i loro conti nella penisola arabica. Non dimentichiamo che i missionari cattolici sono colpevoli di aver provveduto, a partire dagli inizi del secolo scorso, a riscattare l’Africa dallo schiavismo autorizzato dal Corano e praticato dai conquistatori arabi. E, in tempi più recenti, si sono opposti all’ideologia obamiana dell’indifferentismo sessuale, abortismo e contraccettivi di massa che l’America dei liberal e l’Europa dei democrat hanno posto come condizione agli aiuti umanitari.

Foto da Shutterstock

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