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Odoardo Focherini, giusto fra le nazioni per gli ebrei e ora beato per i cattolici

giugno 14, 2013 Luca Baraldi

Marito e padre di sette figli, dirigente dell’Azione cattolica, giornalista. Ucciso in odium fidei nel 1944 per aver salvato 105 ebrei dalla deportazione. Beatificazione di un cristiano del fare e del narrare

Domani, sabato 15 giugno, sarà beatificato a Carpi (Mo) Odoardo Focherini. Proponiamo un articolo di Luca Baraldi, delegato vescovile per la beatificazione, pubblicato dall’Osservatore Romano.

Giornalista, dirigente dell’Azione Cattolica, ucciso in odio alla fede per l’assistenza caritatevole che offriva ai perseguitati e agli ebrei, Odoardo Focherini, sabato mattina, 15 giugno, viene beatificato dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Francesco. Focherini fu anche corrispondente dell’«Osservatore Romano» per la diocesi di Carpi, negli anni Trenta del Novecento.

Nato a Carpi il 6 giugno 1907, da una famiglia di origini trentine è cresciuto nella piccola città emiliana, accanto a persone che lo aiutarono a maturare nella sua profonda spiritualità, quali il canonico Armando Benatti, fondatore dell’oratorio cittadino detto Opera realina, Zeno Saltini, promotore di attività educative giovanili, e monsignor Giovanni Pranzini, vescovo di Carpi fra gli anni Venti e Trenta del 1900.

Il carattere di Odoardo, esuberante e intraprendente, tipicamente emiliano, gli permise di animare fin da giovanissimo la vita associativa dei circoli cattolici carpigiani, nonché di promuovere iniziative spirituali e formative in tutto il territorio della diocesi. Capì ben presto che per annunciare il Vangelo e formare le coscienze erano necessarie reti di relazioni che tenessero legate le persone anche se distanti. Fu così che ideò e fondò il giornale per ragazzi L’Aspirante, primo foglio di collegamento cattolico per ragazzi in Italia. Parallelamente alla sua crescita in età, Odoardo sviluppò sempre maggiore responsabilità nei confronti della sua Chiesa diocesana e della realtà sociale che lo circondava: frutto di una spiritualità sostenuta da quell’azione, preghiera e sacrificio che rimasero cifre distintive del suo profilo personale, e che lo condussero all’espressione somma delle virtù. Terminati gli studi primari, Focherini cominciò a lavorare dapprima presso l’esercizio commerciale di famiglia, a Carpi, poi come ispettore della Società Cattolica di assicurazioni di Verona, per l’area di Modena, Bologna e parte del Triveneto.

Alla vita professionale, portata avanti con grande onestà e dedizione, Odoardo non smise mai di affiancare l’impegno diretto per il bene comune, quale dirigente dell’Azione Cattolica diocesana di Carpi. Proprio in questa veste fu coinvolto nell’organizzazione di molti eventi ecclesiali di pubblica rilevanza, il più significativo dei quali può essere considerato il grande Congresso Eucaristico diocesano del 1929, in piena era fascista, che vide la presenza a Carpi di una moltitudine di cristiani.

L’apostolato di Focherini, tuttavia, non si limitò all’indispensabile sostegno dato alla fede dei suoi fratelli che si concretizzava in eventi pubblici e ufficiali; egli ebbe a cuore anche il vissuto feriale e ordinario di coloro che la Provvidenza gli aveva affidato. Promosse così la vita associativa nelle parrocchie, i corsi di esercizi spirituali nella diocesi, la nascita di un gruppo scout, nonché l’azione caritativa, anche organizzata, tramite il sostegno alle Conferenze di San Vincenzo o all’Unitalsi.

Ma per Odoardo non era sufficiente il «fare»: era necessario anche il «narrare» per dare testimonianza a quella Provvidenza che egli vedeva come vero protagonista del bene compiuto. Così aumentò sempre più in lui la passione, già espressa in giovane età, e l’impegno per il principale mezzo di comunicazione sociale dell’epoca: la stampa.

Divenne corrispondente dell’Osservatore Romano per la diocesi di Carpi, e poi collaboratore e amministratore del quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia di Bologna. La vocazione laicale, già ampiamente significativa, di Focherini si arricchì con la chiamata al matrimonio e alla paternità. Il 9 luglio del 1930 si unì in matrimonio con Maria Machesi, la fidanzata conosciuta sui monti della Val di Non. Furono feconde quelle nozze: sette i figli nati da quell’amore. Aperta alla vita e all’accoglienza di ogni esistenza la sua famiglia era una vera famiglia cristiana: luogo di educazione alla giustizia e alla carità per gli sposi e per i figli. Essa fu anche fucina di una discernimento condiviso sulle istanze dei più piccoli e dei poveri, non solo della città di Mirandola, loro dimora, ma per tutti coloro che la Provvidenza portò a bussare alla loro porta.

Nell’Italia in preda alla brutalità, imposta dalle leggi razziali, e alla miseria, portata come ancella dalla guerra, Odoardo, insieme alla moglie, seppe tenere lo sguardo e il cuore aperto verso tutti, anche verso quei fratelli ebrei che, nell’opinione pubblica del regime disumano, erano visti come meno umani degli altri. Cominciò a partire dal 1942, insieme con don Dante Sala, il lavoro impegnativo e rischioso di aiuto e salvataggio dei figli di quel popolo che, come Odoardo sapeva, era scelto e amato da Dio. Furono 105 gli ebrei che ebbero salva la vita grazie alla rete di salvataggio che Focherini era riuscito a mettere in piedi e che si distribuiva dalla bassa modenese, passando da Milano e Como, sino alla Svizzera.

L’11 marzo del 1944 Focherini fu arrestato nell’ospedale di Carpi. Dalle tante lettere che egli scrisse dalla prigionia alla moglie Maria e ai suoi amici e collaboratori, come dai rari documenti giudiziari che lo riguardano, risulta chiaro che il motivo del suo arresto e della sua deportazione furono lo spirito anticattolico del persecutore motivato dall’apostolato in Azione Cattolica del Focherini, nonché dal suo impegno di giornalista ed evangelizzatore. Era troppo pericoloso un uomo che lavorava per la libertà evangelica delle coscienze!

La sua nascita al cielo avvenne nel giorno in cui la Chiesa celebra il ricordo di san Giovanni, il 27 dicembre del 1944. Questo il suo testamento lasciato a Teresio Olivelli: «Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica, apostolica, romana, e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia diocesi, per l’Azione Cattolica, per il Papa, e per il ritorno della pace nel mondo».

Ancora oggi Odoardo Focherini ci parla: lo fa con la sua esuberanza e con quel suo sorriso nel non darsi per vinti anche nelle situazioni di grande prova, poiché sostenuti dalla consapevolezza che «nulla di quanto è dolore e sofferenza va perduto, ma tutto si trasforma in benedizione» di Dio; lo fa attraverso il suo appassionato attaccamento al sacramento del matrimonio e alla famiglia come vera risorsa a cui attingere le forze che permettono di guardare al futuro; lo fa con il suo impegno intelligente per la comunicazione e per le reti di comunione, quali sono anche i moderni network. Giusto fra le nazioni, per i figli di Israele, beato per la Chiesa: Odoardo risplende per tutti come testimone della passione di Dio per ogni uomo e per la libertà di ogni coscienza.

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