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Obiezione di coscienza, Obama torna indietro ma la Chiesa non si ferma: «Abrogare tutta la norma»

febbraio 13, 2012 Benedetta Frigerio

Il 20 gennaio Barack Obama ha varato il regolamento che, tra le altre cose, aboliva l’obiezione di coscienza. Dopo le proteste ne ha ritirata una parte. Ma la Chiesa insiste: «No a compromessi, per tutelare la libertà religiosa e di coscienza vogliamo un disegno di legge».

Pensava che i cattolici che lo avevano votato nel 2008, molti dei quali non sono così fedeli all’insegnamento del Magistero della Chiesa in materia di aborto e contraccezione, non si sarebbero ribellati al regolamento del 20 gennaio scorso, che prevede l’obbligo per tutti i datori di lavoro (anche di scuole, ospedali ed enti no-profit) di includere nelle assicurazioni offerte ai loro dipendenti la copertura contraccettiva e abortiva. Così Barack Obama prima ha negato l’obiezione di coscienza, poi, quando la Chiesa cattolica, altre protestanti e diversi laici hanno cominciato a combattere la decisione del dipartimento della Salute a forza di inviti alla disobbedienza civile, alla preghiera, ai digiuni e alle azioni civili, il presidente ha fatto marcia indietro. Non del tutto ovviamente. «Nel caso delle istituzioni religiose – ha chiarito venerdì scorso Obama – saranno le compagnie assicurative e non più i datori di lavoro a offrire gratuitamente contraccezione e assistenza (abortiva, ndr) alla donna».

La mossa di Obama non è nuova. Ed è anche strategica. In questo modo, infatti, il presidente degli Stati Uniti può da una parte apparire ancora sostenibile ai cattolici che lo avevano votato, e che ora stavano mettendo in dubbio il loro appoggio ai democratici, e dall’altra ottenere con un escamotage quello che prevede il regolamento del 20 gennaio. Esattamente come accadde nel 2010 alle Hawaii. Allora cristiani e non solo si rifiutarono di offrire ai propri dipendenti la copertura contraccettiva come richiesto dal governo. Obama intervenne per attenuare l’obbligo: ai dipendenti fu offerta la copertura tramite fondi statali. Le strutture religiose così potevano fare obiezione ma di fatto, dovendo indirizzare altrove chi chiede l’aborto e la contraccezione, ora sono forzate a diventare complici indirette di atti contrari alla vita.

Per questo, giudicando il regolamento incostituzionale, sono intervenuti pubblicamente giuristi del calibro di Carter Snead, docente presso la facoltà di legge di Notre Dame, Mary Ann Glendon, docente di Harvard, o Robert George dell’università di Princeton. Hanno parlato insieme a diversi intellettuali non credenti come Yuval Levin, direttore della rivista/pensatoio National Affairs.
E sempre per la stessa ragione la Chiesa cattolica ha deciso di non scendere a patti. Con il presidente della Conferenza episcopale, Timothy Dolan, in prima linea e il 90 per cento dei vescovi americani al suo seguito, che non hanno fatto neanche un passo indietro: «Chiediamo l’abrogazione di tutta la legge» hanno comunicato ieri. «Chiediamo l’obiezione di coscienza per tutti, non solo per la categoria dei cosiddetti “dipendenti religiosi”». Non solo, continua il comunicato della Conferenza episcopale, «il presidente ha annunciato alcuni cambiamenti di cui i dettagli non sono, però, chiari. (…) Allo stato attuale delle cose i dipendenti e gli assicuratori possono ancora costringere indirettamente le istituzioni a offrire tali coperture. (…) Ogni mancanza di protezione per i contribuenti è inaccettabile e deve essere corretta. La controproposta che abbiamo ricevuto lascia ancora spazio a un’inutile intrusione del governo nella condotta di istituzioni libere». I vescovi esplicitano infine la loro posizione: «A queste condizioni – hanno concluso – non ci limiteremo a negoziare e ad accettare compromessi». Perché «l’unica soluzione che vediamo al problema della tutela della libertà religiosa è l’abrogazione dell’intera norma. Perciò continueranno – e non con minor vigore e senso d’urgenza – i nostri sforzi per correggere questo problema attraverso le Camere».

La Chiesa dunque non solo si difende, ma prende spunto dall’episodio per ottenere di più: «Chiederemo al Congresso – ha annunciato la Conferenza episcopale – di approvare un disegno di legge che tuteli esplicitamente la libertà di coscienza». Cattolici, protestanti e diversi laici hanno capito che non si può abbassare la guardia e che per preservare la libertà religiosa occorre iniziare a giocare in attacco. Da quando Obama ha smesso di parlare di “libertà religiosa” sostituendola con “libertà di culto”, da quando la chiesa avventista ha dovuto ricorrere alla Corte Suprema, con una sforzo mediatico e di sensibilizzazione enorme, per difendersi dall’ingerenza del governo che voleva decidere dell’assunzione di un’insegnante in una sua scuola, Obama si avvicinava già a rasentare il limite. Ora l’ultima goccia non solo ha scatenato un maremoto di dissenso, ma rischia di trasformarsi in un boomerang elettorale.
Twitter: @frigeriobenedet

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