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Obama perde i pezzi e la Chiesa americana prepara il contrattacco

giugno 21, 2012 Benedetta Frigerio

La presidentessa della Catholic Health Association ritratta la sua posizione su contraccettivi e aborto pagati ai dipendenti. Soddisfatti i vescovi che ora preparano una grande campagna nazionale per la libertà.

Dopo aver difeso la riforma Obama suor Carol Keehan, presidente della Catholic Health Association, aveva accolto anche l’obbligo imposto dal governo alle scuole e agli ospedali, anche privati, di pagare contraccettivi e interruzioni di gravidanza ai propri dipendenti. Anche se il compromesso sottolinea che saranno le assicurazioni a pagare, la Conferenza episcopale americana ha deciso comunque di opporsi al presidente, perché l’escamotage non smette di violare la coscienza di qualunque istituzione non voglia pagare per assicurazioni che prevedano tali pratiche. Nonostante questo suor Keehan, che rappresenta circa il 60 per cento delle associazioni e degli ospedali cattolici, sembrava troppo spaventata all’idea di perdere l’appoggio del governo. Ieri però, con grande sorpresa, la donna ha dichiarato che se il compromesso «inizialmente sembrava un buon passo» ora «non risolve le nostre perplessità iniziali». Dalla lettera con cui la suora parla al governo emerge ancora la sua posizione a favore dell’Obamacare, ma con alcune riserve: «Rimaniamo profondamente preoccupati per l’approccio assunto dall’amministrazione sui contraccettivi e l’aborto (…). Se il governo continuerà a perseguire la politica secondo cui tutti i dipendenti devono avere accesso ai servizi contraccettivi, allora bisognerà trovare un modo per fornire e pagare direttamente quei servizi, senza richiedere alcun coinvolgimento diretto o indiretto da parte dei “dipendenti religiosi”, come genericamente vengono definiti».

La ritrattazione viene dopo mesi spesi a sensibilizzare la società su un attacco che non è alla Chiesa cattolica ma alla libertà di coscienza e religiosa di ogni cittadino. E, di conseguenza, al lavoro incessante dei vescovi, cittadini cattolici, evangelici, protestanti, ebrei, musulmani e anche non appartenenti a nessuna chiesa, grazie a cui venerdì scorso sono state organizzate ben 164 sfilate in tutti gli Stati Uniti d’America. Partirà domani, invece, e proseguirà fino al 4 luglio, la grande campagna nazionale per la libertà promossa dai vescovi cattolici, che vedrà impegnate per due settimane tutte le diocesi del Nord America con eventi, azioni pubbliche e momenti di preghiera per proteggere la libertà religiosa del paese.

Ma se l’annuncio della ritrattazione è stato accolto con plauso, la Keehan ha avanzato una proposta che non piace ai vescovi. La suora ha chiesto che siano esentati dal pagamento della contraccezione e dell’aborto tutte le associazioni cattoliche che siano «controllate o associate a una chiesa o a una convenzione o associazione di chiese», quelle cioè che «condividono con esse le convinzioni religiose». Questa definizione però è ambigua. Proprio perché la battaglia della Chiesa non è in difesa solo dei cattolici, ma di tutti i cittadini. La definizione non può dunque escludere le scuole, i college, le istituzioni caritative che non sono legate a nessuna chiesa, ma che semplicemente non vogliono pagare la contraccezione e l’aborto ai propri dipendenti. La proposta della Keehan non tiene poi conto degli assicuratori che vogliano fare obiezione di coscienza. Perciò «se Obama accogliesse la richiesta di suor Keehan», ha commentato il centro studi Cardinal Newman Society, «gli ospedali religiosi sarebbero protetti, ma che dire della libertà degli altri cittadini

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