Google+

Obama non interverrà in Iraq perché ha un “Piano B”: sperare negli ayatollah

giugno 21, 2014 Rodolfo Casadei

Obama non farà nulla per difendere Baghdad. Anzi, lascerà all’Iran il compito di salvare il paese. Con tutti i rischi che gli Stati Uniti ben conoscono

No, gli Stati Uniti non interverranno massicciamente in difesa del governo iracheno di Al Maliki sotto assedio, tutt’al più faranno l’indispensabile perché lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) non vinca completamente la partita. Per una ragione che pochi sono disposti a confessare e che la retorica anti-jihadista dell’amministrazione americana occulta accuratamente: l’avanzata dei terroristi sunniti è funzionale alla politica degli Stati Uniti in Medio Oriente dopo il ritiro delle loro truppe dall’Iraq, concluso nel dicembre 2011. Sul posto sarebbero dovute restare alcune migliaia di unità a garantire la stabilità del paese e a far progredire l’addestramento delle forze locali, ma il primo ministro sciita, anche per le pressioni di Teheran, non raggiunse alcun accordo con Obama e l’esodo americano fu totale. Otto anni di occupazione militare, una guerra costata 139 mila morti (di cui 4.400 americani) e 130 miliardi di dollari spesi per armare e addestrare l’esercito iracheno post-Saddam hanno prodotto l’ascesa al potere a Baghdad di un governo amico dell’Iran e molto freddo nei confronti di Washington.
Da qui la necessità di cambiare strategia: piuttosto che lasciar scivolare l’Iraq, con tutte le sue armi e il suo petrolio, nella sfera d’influenza iraniana, per l’America è molto meglio veder realizzato quel “piano B” di cui molti parlarono negli anni più caldi della crisi interna irachena, quelli fra il 2005 il 2007. Cioè la spartizione del paese fra sunniti, sciiti e curdi, le tre componenti etno-religiose tenute insieme con la forza da Saddam Hussein. Non essendo più possibile esercitare sull’Iraq la propria influenza, gli Stati Uniti puntano sul piano B per assestare all’Iran un doppio colpo: non solo sottraggono agli ayatollah un alleato strategico, ma li spingono verso un intervento militare diretto per salvare tale alleato, con tutti i rischi di impantanamento che gli americani ben conoscono.

Obama non può dire queste cose ad alta voce, ma le dicono per lui gli editorialisti del New York Times. Scrive Thomas Friedman: «È stato l’Iran ad armare le milizie sciite con gli ordigni esplosivi che hanno ucciso e ferito tanti soldati americani. L’Iran voleva che ce ne andassimo. Ed è stato ancora l’Iran a fare pressioni su Maliki perché non firmasse l’accordo che avrebbe dato copertura legale alla presenza delle nostre truppe. L’Iran voleva essere l’egemone regionale. Bene, generale Suleimani (il comandante delle truppe speciali iraniane, ndr), “Questa birra è per te”. Ora sono le tue forze a essere sovraesposte in Siria, Libano e Iraq, mentre le nostre sono tornate a casa. Buona fortuna. Con l’Iran ancora sottoposto a sanzioni e le sue forze impegnate a combattere insieme a quelle di Hezbollah in Siria, Libano e Iraq, beh, diciamolo: vantaggio per l’America».

Le strategie di Washington
Dall’Ucraina alla Siria all’Iraq, la politica estera americana appare sempre più basata sulla lezione imparata dagli errori del passato: impantana i tuoi nemici (Russia, Iran) come tu fosti impantanato (Vietnam, Afghanistan, Iraq). Che Isil non sia isolato come si vuol far credere lo si può capire da molti indizi. Mentre si scontrano sanguinosamente con le truppe di Baghdad, i suoi uomini hanno solo scaramucce minori coi curdi, che grazie all’offensiva in corso si sono impadroniti di Kirkuk e di altre posizioni strategiche da mettere al servizio di un Kurdistan indipendente. Gli ostaggi turchi sono stati rilasciati e Ankara non ha nessuna intenzione di intervenire, mentre i ribelli del vecchio Baath e alcune milizie tribali sunnite combattono a fianco degli uomini dell’Isil. Su Washington splende il sole.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

2 Commenti

  1. augusto says:

    Io, personalmente, non mi aspetto nulla di buono dai governi americani, Negli ultimi 25 anni hanno fatto solo danni enormi, quando hanno effettuato i loro “interventi umanitari” !

    • Ellas says:

      Augusto, i danni li hanno fatti al popolo mondiale, non al loro prtafogli. Se non fanno nulla è perchè gli fa comodo o perchè hanno degli accordi: gli USA non fanno niente per niente.

      Noi non la vediamo nella sua profondità di intrighi, ma quanto è sporca la guerra!

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download

Tempi Motori – a cura di Red Live

Potenza esagerata, guidabilità di alto livello e un motore capace di stupire per gestibilità ed erogazione. La Panigale V4 apre una nuova era in casa Ducati e lo fa non solo per le prestazioni ma anche per come le “serve” al pilota. Non è solo l’ultima supersportiva Ducati è un cambio di filosofia, che potrebbe piacere a molti

L'articolo Prova Ducati Panigale V4 S proviene da RED Live.

Rifatta da cima a fondo la crossover Subaru ha aumentato le sue capacità off road, migliorando al contempo il comportamento su strada. Più efficace e comoda migliora anche nella qualità percepita degli interni. Solo benzina per i motori Boxer che continuano ad avere un po’ di sete.

L'articolo Prova Subaru XV 2018 proviene da RED Live.

Prodotta in soli 150 esemplari, l'iconica fuoristrada inglese si può ordinare ad un prezzo di partenza di circa 170.000 euro

L'articolo Land Rover Defender Works V8: 405 cv per festeggiare i 70 anni proviene da RED Live.

Il tempo purtroppo passa per tutti e man mano che l’età avanza la nostra cara patente B richiede revisioni più frequenti. Scopriamo assieme passo a passo la procedura da seguire

L'articolo Come rinnovare la patente B proviene da RED Live.

Dopo quattro anni, la SUV americana si rinnova a Detroit. E lo fa con un look rivisto, tanta tecnologia e nuovi angeli custodi elettronici. Top di gamma la specialistica Trailhawk

L'articolo Jeep Cherokee 2018, il restyling debutta a Detroit proviene da RED Live.

Pasqua in Armenia - iStoria Viaggi