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Obama: «Convocare il G7 all’Aja». Putin: «Sanzioni di Ue e Usa suscitano sarcasmo»

marzo 18, 2014 Chiara Rizzo

La prima sanzione contro la Russia, dopo la firma degli accordi di annessione con la Crimea, è stata l’esclusione dal prossimo summit dei grandi. Putin non fa retromarcia: «Crimea come Kosovo, gli Usa usano solo la legge del più forte»

Dopo aver firmato il decreto che sancisce il riconoscimento dell’indipendenza della Crimea, il presidente russo Vladimir Putin oggi ha parlato alle camere del parlamento russo in seduta congiunta e ha firmato il decreto per l’annessione della Crimea alla Federazione russa. Intanto la Francia ha di fatto annunciato la prima delle sanzioni stabilite dall’Ue e dagli Usa nei confronti della Russia: con un tweet il ministro degli esteri Laurent Fabius ha dichiarato che “A proposito del G8 abbiamo deciso di sospendere la partecipazione della Russia, e questo lascia prefigurare che tutti gli altri 7 paesi si uniranno senza la Russia”. I leader del G8 nelle settimane passate avevano già deciso di sospendere gli incontri preparatori al summit di giugno a Sochi. Era dalla nascita del vertice a 8 nel 1998 che la Russia non veniva tagliata fuori dall’incontro tra i grandi della terra.

IL G7 ALL’AJA. Il prossimo summit delle grandi potenze si terrà probabilmente all’Aja. Il presidente degli Usa Obama ha proposto una convocazione del G7 per la prossima settimana in Olanda, proprio per discutere «la situazione in Ucraina» e riguardo «alle prossime decisioni da adottare», secondo quanto dichiarato dalla portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana Caitlin Hayden. Vladimir Putin intanto ha fatto sapere le che sanzioni approvate ieri da Usa e Ue «suscitano ironia e sarcasmo».

PUTIN FIRMA ACCORDO DI ANNESSIONE. A conferma della posizione ferma di Mosca, c’è stato il discorso di oggi fatto da Putin alle camere russe. «Nel cuore e nella coscienza dei popoli la Crimea è stata sempre parte inscindibile dalla Russia. Sono assolutamente inutili tutti i cambiamenti drammatici che ha avuto il nostro Paese nei secoli» ha esordito il presidente davanti alla Duma e alla Camera alta. Poi ha proseguito: «Tutto in Crimea è intriso dalla nostra storia e gloria. Sebastopoli è patria della flotta russa del mar Nero, e in Crimea le lingue ufficiali sono russo, ucraino e tataro». Putin ha dichiarato: «Noi vogliamo un’Ucraina forte, stabile, pacifica, non vogliamo la sua scissione né ci servono altri territori»: tuttavia ha firmato l’accordo con i dirigenti della Crimea per l’ingresso nella Federazione russa che dovrà essere sancito dal voto del parlamento di Mosca. D’altra parte, nel suo discorso Putin ha anche sottolineato che «A Kiev c’è stato un colpo di Stato di forze estremiste, ultranazionaliste e antisemite», per cui «le attuali autorità non sono legittime. Coloro che guidano quel Paese sono usurpatori e abbandonare il popolo della Crimea al proprio destino sarebbe stato un tradimento». Anticipando le critiche della comunità mondiale, Putin ha aggiunto: «Si sono ricordati che c’è un diritto internazionale. Bene, meglio tardi che mai. La Russia non ha violato alcuna norma internazionale, perché le forze armate non sono entrate in Crimea, dove erano già presenti in conformità all’accordo con l’Ucraina».

«CRIMEA COME IL KOSOVO». Secondo il presidente russo, oggi il Cremlino di fatto ha ristabilito la situazione naturale delle cose, dato che la Crimea passò all’Ucraina solo a causa di una decisione “a tavolino” presa dall’allora presidente sovietico Nikita Kruscev di cedere la regione come segno di riconoscenza al paese vicino. Una scelta che oggi Putin ha definito «una violazione della legge sovietica». Oggi il popolo della Crimea ha solo applicato «la regola dell’autodeterminazione dei popoli». Il presidente ha anche ricordato al parlamento, e di fatto indirettamente ha ricordato anche alla comunità internazionale, un precedente storico: «L’Occidente ha riconosciuto legittimo il distacco del Kosovo dalla Serbia, dicendo che non c’era bisogno di alcun permesso dal potere centrale». Oggi quindi gli Usa stanno semplicemente usando «la legge del più forte», quando poi in molti altri casi gli Stati Uniti hanno del tutto le risoluzioni Onu, per esempio nel 1999 quando bombardarono Belgrado, e poi in Afghanistan, Iraq, Libia, nelle primavere arabe.

 

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