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Nuovo Isee, Famiglie numerose: «Almeno la smettano di dire che questo redditometro è favorevole a noi»

dicembre 5, 2013 Redazione

Rivalutazione degli immobili ai fini Imu, assegni familiari inclusi nel calcolo e soprattutto una scala di equivalenza tutt’altro che generosa con chi ha tanti figli. Alfredo Caltabiano (Anfn): «Il governo non ha ascoltato le nostre istanze»

«Quando ha messo mano alla riforma dell’Isee, il governo non ha ascoltato a sufficienza le istanze delle associazioni familiari. Bene. A questo punto una cosa sola chiediamo al ministro Enrico Giovannini: per amore della verità, smetta di ripetere il mantra secondo cui il nuovo redditometro è favorevole alle famiglie numerose»: così Alfredo Caltabiano, coordinatore della commissione fisco del Forum delle associazioni familiari e consigliere nazionale dell’Associazione nazionale famiglie numerose.

COSA VA.  Caltabiano riconosce nel testo adottato dall’esecutivo «lo sforzo a combattere le pratiche elusive: ad esempio diversi furbetti, fino ad oggi,  svuotavano i conti correnti al 31 dicembre per poi ricostituirli al 1 gennaio. Il nuovo Isee non terrà più in considerazione l’estratto conto di depositi e conti correnti bancari e postali al 31 dicembre, ma della loro consistenza media». «Inoltre per l’accesso alle prestazioni riservate ai bambini – continua l’esperto – l’Isee terrà conto anche del genitore non convivente nel nucleo familiare o non coniugato con l’altro genitore, ma che abbia riconosciuto il figlio. Non ci sarà dunque una valutazione di sfavore verso le famiglie sposate e conviventi rispetto a chi non lo sono». Alle famiglie con «tre o più figli sarà riconosciuto un incremento delle franchigie di 2500 euro per la deduzione sulla prima casa, di 1000 euro per il patrimonio mobiliare e di 500 euro per la deduzione dell’affitto per ogni figlio successivo al secondo».

COSA NON VA. Epperò «nel calcolo dell’Isee, il valore degli immobili sarà rivalutato ai fini Imu, dunque crescerà di molto, anche del 60 per cento. E chi ci rimetterà di più? La famiglia con molti figli che, per necessità, vive in un’abitazione grande. La franchigia sulla componente mobiliare partirà da una soglia assai più bassa rispetto al passato. Nel calcolo entreranno anche gli assegni al nucleo familiare o i contributi erogati dai comuni per le coppie che prendono in affido un bambino. Insomma tutti si scopriranno più ricchi». Resta poi «l’ipocrisia di calcolare sempre i redditi lordi percepiti, come se le tasse alla fonte le mettessimo in tasca».

LA SCALA DI EQUIVALENZA. Ma le critiche maggiori delle Famiglie numerose si concentrano sulla scala di equivalenza. «Mentre i numeri del reddito disponibile – con i nuovi criteri di calcolo – cresceranno sensibilmente, la scala di equivalenza per cui quel reddito dovrà essere diviso non è stata ritoccata a sufficienza», continua Alfredo Caltabiano. «Il primo figlio varrà 0,47, il secondo 0,42, il terzo 0,59, il quarto 0,7, il quinto 0,85, dal sesto 0,35. Una delusione. Il Forum delle associazioni familiari attraverso la proposta di Fattore famiglia aveva chiesto molto di più: e cioè il riconoscimento di un coefficiente di 0,6 per il primo e secondo figlio, e di uno 0,8 dal terzo in poi. Insomma lo Stato continua a non considerare l’onere che si assume una famiglia crescendo un figlio. Sobbalzo quando leggo nella presentazione che dell’Isee ha fatto il ministero come si sia “deciso di non intervenire sulla scala Isee in via generale, trattandosi di una scala già generosa rispetto a quelle tipicamente in uso a livello internazionale e nazionale”: generosa? Al contrario, non è nemmeno paragonabile con il quoziente familiare alla francese».

SEMPRE PIÙ POVERI. Conclude Caltabiano: «I risultati sono sotto gli occhi di tutti e certificati dai rapporti annuali Istat. A fronte di uno Stato distratto nei confronti delle coppie che mettono al mondo un bambino – scelta sì della coppia, ma orientata verso il bene comune, perché senza nuove generazioni siamo condannati al suicidio demografico – la percentuale delle famiglie che toccano la soglia di povertà cresce in modo esponenziale alla crescita del numero dei figli».

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4 Commenti

  1. Francesco scrive:

    E’ imbarazzante vedere come la non-novita’ dell’ISEE venga propugnata come la panacea per le famiglie.
    E come la famiglia (e tutti i suoi componenti piu’ deboli) continui ad essere ignorata da qualsiasi governo.
    La cosa deprimente e’ che pure i giornali “tecnici” come il sole24ore non se ne siano accorti e nei titoli dicano che “finalmente l’ISEE e’ cambiato a favore delle famiglie”…
    Grazie a Tempi per dirci la verita’ !

    • Chiara scrive:

      Ancora una volta una vergogna….e pensare che un bambino in casa famiglia costa ai comuni circa 1800 euro. Ma i nostri figli invece…non costano nulla!!!!!!!

  2. malta scrive:

    questi più che danni non sanno fare. sarebbe da scendere col forcone in piazza, tutti quanti

  3. Vanessa scrive:

    Ho 36 anni, sono precaria, la mia famiglia non mi ha mantenuto all’università e lavoro in un’altra città. Non potrò mai fare un mutuo perché non ho nessuno che mi possa aiutare a comprar casa.
    Una mia amica, dopo 10 anni di fidanzamento sperava prossimamente di poter almeno andare a convivere col fidanzato, aprendo un mutuo, trovando l’occasione giusta, visto che per fare un matrimonio come nelle fiabe non ci sono i soldi. Da un mese la società per cui lavorava è fallita: addio sogni.

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