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Nucleare. L’Iran festeggia la «vittoria senza guerra». «Eroi non sono i politici, ma il popolo»

luglio 16, 2015 Redazione

Euforia tra i cittadini. Anche la Guida suprema Ali Khamenei sembra soddisfatta dell’accordo. Solo gli ultraconservatori protestano: errore «imperdonabile»

«La minaccia della guerra si allontana e la pressione sull’economia si allenta. I veri eroi non sono i politici, ma il popolo che resiste da 13 anni». Anche Amir, studente di economia, è sceso in strada a Teheran per festeggiare l’accordo trovato da Iran e potenze del 5+1 sul nucleare.

ECONOMIA IN GINOCCHIO. Il popolo iraniano ha festeggiato il raggiungimento dell’intesa, che permetterà al regime islamico di vedersi eliminare a partire dal 2016 le sanzioni economiche che da nove anni mettono in ginocchio l’economia persiana. «La nostra economia ha sofferto tanto», dichiara al Le Monde Nahid, ingegnera meccanica di 49 anni. «La cosa più importante oggi è che il nostro paese uscirà dall’isolamento».

KHAMENEI SODDISFATTO. Anche le alte sfere del potere islamico sembrano favorevoli all’accordo. La Guida suprema Ali Khamenei, sul suo sito, «ha salutato e ringraziato gli sforzi onesti e sinceri fatti dal gruppo dei negoziatori» prima del rush finale al tavolo delle trattative. Dopo la firma finale, a un gruppo di studenti ha ricordato invece l’importanza di «lottare contro l’arroganza» dell’imperialismo americano, perché «questa lotta rappresenta uno dei fondamenti della rivoluzione [islamica del 1979]». Nonostante queste ultime battute, anche l’ayatollah sembra soddisfatto dell’accordo.

RABBIA DEGLI ULTRACONSERVATORI. Solo il quotidiano ultraconservatore Kayhan, il cui caporedattore, Hossein Shariatmadari, è nominato da Khamenei, si è rivoltato contro l’intesa: «Il testo dell’accordo pubblicato in Iran è diverso da quello pubblicato in Occidente. La distanza tra questo accordo e le nostre richieste basilari è enorme, imperdonabile», ha tuonato in un editoriale. «Le linee rosse fissate [da Khamenei] non sono state rispettate. Le ispezioni dei siti militari saranno possibili in un modo o in un altro».

«VITTORIA SENZA GUERRA». Hanno reagito diversamente quotidiani più moderati. Tutti parlano di una «nuova era» e di «una vittoria senza guerra» per Teheran. L’analista politico locale Saeed Laylaz ha scritto: «È una vittoria di Khamenei. Lui ha supervisionato i negoziati minuto per minuto. Ha salvato il paese da un abisso pericoloso di cui lui stesso era responsabile, ma la situazione è finalmente stata gestita». Ora, si augura l’analista, «speriamo che il prossimo accordo riguardi i nostri diritti di cittadini».

Foto Ansa


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23 Commenti

  1. Al_Zbib_& scrive:

    Un sistema infrastrutturale chiuso verrà creato nella vasta area tra Nord Europa, Asia meridionale, Mediterraneo ed Estremo Oriente, aumentando di molte volte il fatturato commerciale tra tutti i Paesi interessati.
    E quando questo sistema sarà realtà (il recente accordo sul programma nucleare dell’Iran e futura revoca delle sanzioni all’Iran daranno ulteriore impulso alla realizzazione del progetto), renderà possibile dire che un’alleanza integrata si crea nelle vaste distese dell’Eurasia, non solo in alternativa a ciò che esiste (come l’Unione Europea), ma probabilmente come qualcosa di ancora più attraente.
    E’ ovvio che non possano capirlo a Washington, per cui è ragionevole aspettarsi tentativi di colpire la stabilità in uno o più Paesi componenti questi legami integrati e colpi secondo le rivoluzioni colorate.
    Ma anche gli strateghi di Washington devono capire che Russia, Cina e India non sono affatto Georgia o Ucraina. Il fatto che le tre grandi potenze asiatiche abbiano interessi comuni farà da solida garanzia contro qualsiasi tentativo d’intervento estero.

  2. Geronimo scrive:

    Vero che questo accordo sbloccando le sanzioni all’Iran, farà di nuovo respirare l’economia insieme a tutto il popolo persiano e riapre accordi e rapporti commerciali internazionali ma non dimentichiamo l’ambiguo atteggiamento sul fronte geopolitico e militare dei vertici politico-teologici nei confronti degli stessi USA con i quali è stato sancito l’accordo e la nitida e preoccupante posizione antisemita che vuole la cancellazione dello Stato d’Israele e del Popolo Ebraico, attraverso sostegno ad Helzobollah in Libano e in certa parte Hamas a Gaza, che stanno adottando azioni terroristiche lanciando periodicamente missili contro i villaggi israeliani mettendo a rischio la vita di civili, tante famiglie. Sappiamo comunque che Israele non è una Nazione qualsiasi nello scacchiere mediorientale, essendone non solo l’unica democrazia liberale ma anche la più potente a livello militare. Credo già pronta qualora gli Iman iraniani dovessero andare fuori le righe oltre gli impegni presi con gli Usa che ancora, al Congresso, devono discutere l’accordo che vede i repubblicani contrari frenati eventualmente dal diritto di veto di Obama.Ma negli Usa la posizione di Obama dopo questo negoziato è criticata anche in seno al suo partito democratica. Staremo a vedere.

    • RI scrive:

      eh quale beneficio avrebbe tratto fin qui il mondo cristiano dalla presenza di questa grande “democrazia” in Medio Oriente? Guardiamo ai fatti: Assad con l’aiuto di forze militari legate all’Iran sta combattendo i terroristi tagliagole mentre Israele sornione sta a guardare traendo ovvio beneficio dalle fatiche dei suoi vecchi nemici. Buona sera.

      • Raider scrive:

        Deve vedersela, Israele, il Paese più occidentaliazzato dell’area,
        – con benevoli dittatori alla Assad,
        – con benefiche teocrazie islamiche decise a cancellarlo dalla faccia della terra,
        – con Hezbollah, armato in frode all’O.N.U. da un Paese a regime islamico che pretende di essere credibile e pacifico per dieci anni, i cui parlamentari gridano “Morte all’America!” con cui il loro gorveno negozia una pace decennale:
        – con Hamas, anche se il multinick rappresentante diretto in questo blog del nazi-islamismo ha accusato Hamas di essere al soldo di Israele (e vabbe’ paranoia, più paranoia meno),
        – con l’Isis, che sarebbe sostenuito da Israele, ma che, quando raggiungesse l’obiettivo di abbattere governi come quello iracheno, che i nazi-islamici accusano essere sorto sulle ceneri del legittimo dittatore Sadda Hussein e dunque, bieca espressione di interessi e sistema politico occidentale, attaccherà Israele: allora, i nazi-islamici diranno che l’Isis è “sfuggito di mano”a Israele, ma non diranno mai che, “sfuggiti” o accasati, qelli dell’Isis sono islamici che odiano Israele e l’Occiebte esattamente come i nazi-islamici:
        – come i nazi-islamici non diranno mai perché, se Hezbollah e Hamas sono quele potenze in grando di competere sul piano militare con Israele, non attaccano Israele, invece di perdere tempo a contrastare (Hezbollah) e a collaborare con l’Isis nel Sinai: che Hezbollah, come Hamas, sia alleato e complice di Israele?
        Per evitare di star dietro alle paranoie consustanziali all'”Islam, religione di pace”, alle menzogne connaturate all'”islam, religione naturale dell’umanità”, c’è un solo rimedio:
        NO ALL’ISLAM!

      • Raider scrive:

        Spero che la Redazione sblocchi presto i miei post. Grazie.

      • Geronimo scrive:

        I cristiani nonostante tutto sono più al sicuro in Israele e nei territori Curdi, piuttosto che a Gaza e altrove pur stando a “guardare” questo non vuol dire che la sicurezza israeliana non intervenga a proposito dei califfi dell’ Isis che si sono avvicinati ai suoi confini attraverso il Golan scontrandosi con le forze egiziane.E per quel che risulta il Califfato nasce da errate-?-valutazioni e interventi degli Usa a conduzione Obama che hanno armato i ribelli anti Assad e quelli iracheni sbagliati, cioè quelli che hanno dato vita all’Isis. L’ammnistrazione Obama ha disatteso e smantellato tanta diplomazia e accordi stabiliti dalla gestione precedente, durante la secondo operazione Iraq, del generale Patraeus prima del rompete le righe e ritornare a casa delle forze armate americane. Israele impegnato sul fronte Helzobollah e Hamas e perciò fronte Iran non ha possibilità di aprire il fronte antiIsis dove a contrastarlo al momento è solo il coraggio e la forza dei Curdi blandamente sostenuti da Usa e Occidente, per non urtare troppo la Turchia e il Qatar. I fronti sono ampi e complessi e pericolosi ma le responsabilità ricadono in gran parte sull’Ammnistrazione Usa dove qualche mese fa lo stesso Obama sostenne, dopo il fallimento delle “primavere arabe” tra l’altro,che “We don’t have a strategy, yet”.

        • RI scrive:

          ovvio che i cristiani stiano meglio in Israele che a Gazza dove gli israeliani bombardano uccidento anche cristiani e meglio che in Siria e in Iraq dove a causa delle politiche di Obama e Hillary Clinton ci sta una guerra che non sembra avere fine. Il Libano è il posto orientale dove stanno meglio e la Siria prima della guerra. In Israele sono discriminati tanto quanto lo sono i musulmani per questo lei sbaglia quando definisce Israele una democrazia.

          • Andrea Tedesco scrive:

            Il mondo sta cambiando alla velocità della luce…,ma evidentemente non per lei.
            Dopo gli interventi militari occidentali in MO, che hanno rovesciato i dittatori arabi “filo-occidentali” in grado di garantire col pugno di ferro protezione ai cristiani, e altre minoranze, dall’islam radicale, il nazionalismo arabo è in declino, e l’islam, non più represso, sta crescendo come un’onda di piena. In passato, i cristiani orientali stavano comprensibilmente dalla parte del mondo arabo e di dittatori “laici”, crudeli e senza scrupoli, come Saddam Hussein e Assad, contro Israele, in cambio di questa protezione dalle persecuzioni per mano islamica. Infatti, come dimostrato dagli avvenimenti recenti, la convivenza pacifica tra minoranze diverse in Iraq e Siria, e in particolare tra cristiani e musulmani, non era garantita anzitutto dal fatto che l’islam sia fondamentalmente una “religione di pace e tolleranza”, ma dalla presenza di regimi dittatoriali in grado di reprimere la crescita e diffusione dell’islam radicale. Anche l’atteggiamento dei cristiani occidentali e del Vaticano rispecchiava questa scelta per tentare di minimizzare le discriminazioni e persecuzioni dei cristiani nei paesi arabi e a maggioranza islamica. La scelta “filoaraba e antisionista” era più che comprensibile, ma non si guadagnava per ovvi motivi, che non le sfuggiranno, le simpatie di Israele, che percepiva un’ostilità di fatto da parte del mondo cristiano “alleato” degli arabi. Purtroppo, la posizione della Chiesa Cattolica, e l’anti-sionismo (e anti-semitismo) di molti cattolici non sono serviti a guadagnarsi le simpatie degli islamici, ma a generare antipatia e sospetto negli ebrei israeliani.
            Per quanto concerne costoro, infatti, dopo secoli di persecuzioni cristiane ai danni degli ebrei basate sull´accusa di Deicidio e culminate con la Shoá perpetrata nel cuore dell´Europa cristiana, non dovrebbe sorprendere che la scelta di “sposare” la causa di chi non solo delegittima, ma tenta in ogni modo di distruggere Israele e gli ebrei, non riesca a generare un moto di istintiva simpatia verso i cristiani.
            Questa comprensibile scelta di stare contro Israele non ha, però, guadagnato il “paradiso in terra” ai cristiani. A Nazareth uno striscione campeggia da anni sulla via di accesso alla Chiesa dell’Annunciazione sul quale, a caratteri cubitali, in arabo e inglese, viene ricordato ai cristiani in visita ad uno dei loro luoghi più sacri, che l’Islam è l’unica vera religione, superiore al Cristianesimo e all’Ebraismo.
            Solo grazie all’intervento delle autorità israeliane, lo striscione è in realtà fortunatamente l’unico frutto della gratitudine islamica verso la Chiesa Cattolica per aver “sposato”, suo malgrado, la causa palestinese: il progetto originale della comunità musulmana, bocciato dal governo israeliano, era di costruire una mega-moschea sul terreno affidato alla Santa Sede, proprio accanto alla Chiesa dell’Annunciazione.
            A Betlemme la componente cristiana della popolazione è passata dall´80% al 20% dopo la cessione del controllo della Giudea e della Samaria all’Autorità Palestinese nel 1994 con i Trattati di Oslo.
            Qui, sulle mura della cattedrale, un’altra scritta, ancora più densa di significato, ricorda ai cristiani che arriverà anche il loro turno dopo la distruzione degli ebrei: “Prima quelli del Sabato, poi quelli della Domenica”.
            http://www.tempi.it/i-cristiani-fuggono-da-betlemme-vi-diranno-che-e-colpa-di-israele-ma-a-farli-scappare-sono-soprattutto-gli-islamisti#.Vat3DbUauik
            Oggi, però, sono venute a mancare le condizioni che giustificavano la posizione “antisionista” dei cristiani, ed è diventato evidente che il destino dei cristiani, e non solo quelli orientali, è indissolubilmente legato a quello degli ebrei e di Israele, entrambi oggetto della spietata aggressione islamica. Gli stessi cristiani orientali stanno cambiando atteggiamento, e si stanno arruolando volontariamente e in numero crescente nell’IDF, l’esercito israeliano, per difendere Israele e le proprie famiglie dallo tzunami islamico scatenato dal declino del nazionalismo arabo, ma certi cristiani in Occidente, a quanto pare, non l’hanno ancora capito…
            http://www.lastampa.it/2014/04/25/esteri/la-terra-santa-va-difesa-record-di-cristiani-nellesercito-israeliano-ARUD1JJTd58D7Mkj2doKGK/pagina.html
            http://www.ilgiornale.it/news/esteri/quei-cristiani-disraele-arruolati-contro-jihad-1006860.html
            https://www.youtube.com/watch?v=4jI2KaHC30w&feature=youtu.be

            • Antonio scrive:

              Il mondo sta cambiando rapidamente si, per mano occidentale: Uraina e primavere arabe in MO e nord africa. Ieri ci sono stati due attentati contro Hamas da parte jihadista presumibilmente ISIS in risposta agli arresti di infiltrati dello Stato Islamico nel territorio palestinese. Israele cerca di schiacciare Hamas dalle retrovie mediante l’Isis. L’occidente molla i dittatori relativamente filo-occidentali per l’ISIS. Questo è l’occidente sionista che lei ha deciso di servire. Grazie a Dio, Hezbollah sta arruolando tantissimi cristiani e non i 4 gatti dell’IDF per combattere i jihadisti. Il mondo sta cambiando ma non come vorrebbe lei…

              • Geronimo scrive:

                Bè, sono un catto-sionista probabilmente, e chiedo. quanto resisteranno i cristiani a fianco di Helzbollah o Hamas? Se mai l’Isis ripeto è più una “produzione” indiretta dovuta ad errori di valutazione e di straregia di Obama. Io non servo nessunoe il mondo sta cambiando non come voglio io, ma come vuole il Padreterno ma insidiato dal potere che vuole distruggere l’umanità…Lei magari ci metta i sionisti, gli ebrei e quello che vuole…non cambia nulla. Che la Pace di Cristo sia con Lei, Shalom.

                • Antonio scrive:

                  Geronimo, si deve stare di volta in volta con il più giusto, non con il più forte. Altrimenti si va contro la volontà divina. Beati coloro che hanno sete di giustizia.. Ricorda? la Pace sia con lei.

              • Andrea Tedesco scrive:

                Mi perdoni la lunga risposta, in cui cerco di delineare un possibile quadro completo, la prenda per un complimento…:-) Interessante che lei possa definire l’Occidente “sionista” e accusarmi di servire questo Occidente…L’idea che gli ebrei e Israele controllino l’Occidente non e’ certo farina del suo sacco…Prima di lei diffondevano questa teoria del complotto giudaico-massonico i nazisti, poi, a partire dalla rivoluzione islamica del 1979 in Iran e molto prima della comparsa dell’Isis, hanno cominciato a farlo gli islamici radicali, sia sunniti sia sciti, e i loro tirapiedi occidentali…:-) E’ anche la tipologia di accusa piu’ spesso rivolta dagli islamici radicali ai cristiani orientali e nigeriani, accusati di essere spie di Israele e dell’Occidente, ed usata per aggiungere ulteriori motivazioni a quelle sancite dal Corano per giustificare il loro massacro…
                Non mi stupirei se lei fosse un sostenitore anche dell’accusa agli ebrei di Deicidio, pure ripresa dai nazisti e dagli islamici, entrambi per giustificare l’odio antisemita agli occhi del mondo, ma mi auguro che possa smentirmi…:-) Lo smentisce?
                Se poi per Occidente intende gli USA di Obama, e i suoi alleati europei, le sue illazioni di vago sapore “nazista e islamista” sono piu’ comprensibili e condivisibili, ma comunque errate, a mio parere, perche’ fondate sul luogo comune dell’identificazione tradizionale di USA e Israele e dei loro interessi.
                A questo punto, e’ opportuno distinguere il “Grande Satana” dal “Piccolo Satana”, per usare una terminologia coniata dai suoi “amici” islamisti sciti, tanto cara agli islamisti, e forse anche a lei…:-) e l’America dal suo attuale governo. Obama e i suoi tirapiedi, a differenza della maggioranza degli americani, notoriamente cristiani e filo-israeliani, sono invece filo-islamici e antisionisti, oltre che anti-cristiani, ma questo sfugge, o e’ trascurato dalla maggior parte degli osservatori come lei, che colgono soltanto la sua virulenta’ ostilita’ ai cristiani. Obama, dopo aver destabilizzato il Medio Oriente, ha, infatti, cercato di costringere Israele al ritorno ai confini indifendibili anteriori al 1967, proprio quando la minaccia islamista e’ piu’ grave che mai…Israele, come sempre, ma a maggior ragione in questo frangente, non può permettersi il lusso di sbagliare, un singolo errore strategico e geopolitico può esserle fatale.
                Proprio in funzione della sua sopravvivenza, percependo la viscerale e pericolosa ostilità di Obama, Israele è alla ricerca di nuove alleanze alternative agli USA che l’aiutino a sopravvivere fino alla scadenza del suo mandato.
                D’altro canto, Israele ricorda la profonda amicizia del popolo americano e che gli USA, al momento, con tutti i loro limiti, primo fra tutti un presidente ostile, restano ancora il suo migliore alleato e la sua garanzia di poter avere la meglio in un conflitto esistenziale con l’Iran e i suoi alleati.
                Queste nuove alleanze ricercate da Israele includono paradossalmente la Russia stessa (anche in funzione di contrasto alle ambizioni egemoniche dell’islamista turco Erdogan), come dimostrato dall’intensa collaborazione economica per lo sfruttamento del gas e del petrolio nel Mediterraneo, nonostante e fin dove lo consentano i limiti posti dall’alleanza russa con tradizionali e pericolosi nemici di Israele come l’Iran, la Siria e Hezbollah.
                Non potendo fare completo affidamento su quello che dovrebbe essere un naturale alleato, cioè l’Europa, i nuovi strategici rapporti di collaborazione comprendono anche l’India, e persino la Cina, con cui Israele sta costruendo una via terrestre di trasporto alternativa al Canale di Suez (http://it.danielpipes.org/blog/2012/07/russia-cina-israele-contro-islamismo) in lungimirante previsione di un possibile blocco di questa via di comunicazione di importanza critica causato dalla destabilizzazione in atto in Medio Oriente, promossa dagli interventi militari statunitensi.
                La strategia destabilizzante inaugurata dal presidente Bush con l’invasione dell’Iraq è forse facile da spiegare in termini di un possibile errore di valutazione geopolitica commesso dalla Casa Bianca sotto la pressione esercitata dalla necessità di rispondere agli attacchi terroristici dell’11/09/2001 e l’influenza dell’illusione di poter “esportare la democrazia” in Medio Oriente, sacrificando anni di politica estera a sostegno dei dittatori laici filo-occidentali.
                Più difficile è spiegare il perseverare lungo la stessa strada apparentemente “senza vie d’uscita” da parte di Obama, sempre estremamente critico in campagna elettorale verso le politiche del suo predecessore anche perché in grado di valutarne l’impatto negativo con il senno di poi.
                A differenza di Bush, Obama, come risultato della sua posizione ideologica di estrema sinistra, disprezza l’America e la cultura occidentale, incapace di cogliere ed apprezzare pienamente il valore e il significato della libertà e della democrazia.
                Mentre Bush si era illuso di poter condividere un bene prezioso, ciò che di meglio l’America aveva da offrire, con i popoli oppressi del Medio Oriente, anche nell’ipotesi di poterci riuscire, Obama si sarebbe vergognato al pensiero di trasformare le dittature mediorientali a immagine degli USA.
                La controprova è la propensione del pacifista Obama al ricorso all’uso della forza per deporre i dittatori mediorientali filo-occidentali allo scopo, non anzitutto di modernizzare e democratizzare il Medio Oriente, al di là della propaganda in questo senso ad uso e consumo dell’opinione pubblica, ma di consentirne l’islamizzazione.
                Obama, vergognandosi del passato del suo paese, si è infatti speso nella profusione di controproducenti scuse verso il mondo islamico, ha voluto il ritiro dall’Iraq, programmato quello dall’Afghanistan, e, per rimediare agli errori dell’imperialismo e colonialismo occidentali, sostiene gli sforzi dell’islam radicale di riprendersi quanto, anche secondo lui, apparterrebbe legittimamente all’islam, inclusa la terra di Israele. Obama, è riuscito a vendere ai cittadini americani la sua apparente continuità con le politiche del “guerrafondaio” Bush, sebbene nel suo caso in realtà a favore dell’islam radicale piuttosto che della libertà e democrazia, attraverso una macchina di propaganda molto efficiente.
                Grazie soprattutto ad un’intensa campagna mediatica, il presidente ha infatti ridotto agli occhi dell’opinione pubblica il nemico islamico allo sparuto gruppo di fanatici di Al Qaeda, i quali avrebbero scelto il metodo discutibile della violenza per esprimere il comprensibile risentimento del mondo islamico e le sue legittime rivendicazioni. Con un colpo da maestro, eliminando Osama Bin Laden, egli ha lasciato credere di aver inflitto il colpo di grazia all’organizzazione Jihadista, risolvendo così una volta per tutte il problema del terrorismo islamico, generando un falso senso di sicurezza nel popolo americano e guadagnandosi con ogni probabilità il secondo mandato. Grazie a questa pericolosa semplificazione della natura e dell’entità del problema islam, Obama è riuscito così a sdoganare l’islamismo dei Fratelli Musulmani spacciandoli per moderati, nel confronto con Al Qaeda, e meritevoli di partecipare ad elezioni democratiche nell’ambito della Primavera Araba, sulla base della loro apparente condanna del ricorso alla violenza come strumento di attuazione della Jihad. Paradossalmente, per “combattere” lo sparuto gruppo d’islamisti di Al Qaeda e le loro velleitarie mire egemoniche globali perseguite con metodi esclusivamente violenti, Obama sta consegnando il Medio Oriente nelle mani dell’islam radicale, accelerando così la realizzazione dell’ambizioso progetto originale di Al Qaeda e degli altri islamisti.
                Anche alla luce della futura indipendenza energetica garantita agli USA dall’innovativa tecnologia estrattiva del fracking (http://www.nytimes.com/2012/03/23/business/energy-environment/inching-toward-energy-independence-in-america.html?pagewanted=all&_r=0 ) alcuni esperti di strategia militare e geopolitica, ritengono, non senza ragioni plausibili, di poter identificare nell’evoluzione dello scenario geopolitico attuale una strategia americana di destabilizzazione del Medio Oriente allo scopo di danneggiare l’Europa e contrastare la possibile competizione economica europea, a favore degli interessi economici americani.
                Che esista oppure no un preciso piano strategico americano formulato in chiave anti-europea, i processi in atto in Medio Oriente, promossi dalla rimozione da parte di Obama dei sistemi di controllo dell’islam radicale rappresentati dai dittatori arabi filo-occidentali, sono forieri di minacce e problemi di sicurezza ed economici significativi per l’Europa.
                L’analisi del pensiero di Obama, del suo passato e delle sue lunghe e intense frequentazioni di gruppi radicali di estrema sinistra anti-americani, oltre che anti-sionisti e anti-cristiani, e filo-islamici molto vicini ai Fratelli Musulmani (alcuni dei quali appaiono tra i consiglieri del Presidente in materia di rapporti con l’islam e politica estera del Medio Oriente), permette però di prendere in considerazione anche un’altra possibilità persino più inquietante.
                Ciò che emerge con chiarezza è il fatto che Obama, in realtà, non ami il suo paese e, sebbene la destabilizzazione del Medio Oriente possa favorire economicamente gli USA nel breve periodo, in ultima analisi Obama potrebbe essere impegnato a portare avanti un’agenda globalista e filo-islamica ostile agli interessi degli USA nel lungo periodo.
                È quindi anche possibile, e forse probabile, che i benefici economici per gli USA siano un vantaggio collaterale a breve termine, e, come tali, una sorta di specchietto per le allodole, non l’obiettivo primario e a lungo termine di una strategia in realtà volta a promuovere la realizzazione del progetto Eurabia, come primo passo verso la creazione di uno “stato unico mondiale” governato da un unico governo globale.
                In altre parole, prima l’Europa, poi, a tempo debito, anche gli USA…
                È forse anche possibile formulare l’ipotesi dell’esistenza di un piano egemonico che si propone di creare un’unica entità globale senza distinzioni di religione, cultura etc. con un solo governo planetario, di cui l’ONU potrebbe rappresentare un embrione, ed un nuovo unico sistema bancario, non a caso molto simile a quello islamico, in cui non viene applicato alcun tasso d’interesse, di cui ad esempio Ekabank (http://www.ekabank.org/it/) potrebbe rappresentare un primo abbozzo.
                Questa banca, già a partire dal nome, EKA significa Uno in Sanscrito, e dall’identità del suo fondatore, un certo Rodolfo Marusi Guareschi, sembra collegata al progetto globalista della nuova sinistra ambientalista, pacifista, terzomondista, filo-islamica e anti-sionista.
                A quanto pare, il signor Guareschi avrebbe dato avvio anni fa a programmi di trasformazione del pianeta in un’unica entità politica, economica e multiculturale, in cui non esista più il concetto di patria, nazione e cultura.
                Egli avrebbe lanciato progetti come Dhana (Moneta mondiale) con il fine di ottenere una moneta unica mondiale (http://holos.wgov.org/dhana.org) o la Repubblica della Terra (Governo mondiale) per arrivare alla costituzione di un governo mondiale eletto direttamente dagli abitanti del pianeta (http://holos.wgov.org/asmad.org). Questi progetti, che paiono un’estrapolazione a livello planetario del piano originale di omologazione sociale a livello “nazionale” dei comunisti, passano necessariamente attraverso la distruzione delle sovranità nazionali.
                La somiglianza di Ekabank con il sistema bancario islamico non può essere una semplice coincidenza.
                La nuova sinistra mondiale è infatti alleata dell’islam radicale incarnato dai Fratelli Musulmani ed ha aperto le porte all’immigrazione islamica verso i paesi occidentali per distruggere l’identità nazionale e realizzare il sogno folle del multiculturalismo, passo fondamentale nell’attuazione del progetto di “Repubblica della Terra”.
                Obama, illustre rappresentante di questa sinistra ( o magari addirittura della Fratellanza Musulmana), è una pedina fondamentale della partita.
                Un altro pezzo, altrettanto importante, è l’amico e sponsor delle campagne elettorali di Obama, l’ebreo anti-sionista e anti-semita George Soros, speculatore finanziario plurimiliardario arricchitosi attraverso la distruzione economica delle entità nazionali.
                Allo scopo di riportare in auge e confermare il proprio anti-semitismo (e anti-sionismo), Soros viene spesso menzionato proprio per le sue origini ebraiche dagli anti-sionisti ( e anti-semiti) cattolici, che da una parte sottovalutano la minaccia islamica, dall’altra sopravvalutano invece quella posta dagli speculatori della finanza mondiale, i quali, come è noto, annoverano tra le loro fila numerosi ebrei.
                Il dettaglio più interessante di questo personaggio, cioè il suo documentato virulento ed impegnato anti-sionismo ( e anti-semitismo), viene però solitamente trascurato.
                Soros è la “confutazione vivente” della teoria del presunto complotto sionista di conquista e dominio del mondo, sposata e condivisa dal mondo islamico e dai detrattori di Israele, anche cattolici, e contemporaneamente la prova vivente dell’esistenza di un piano egemonico criminale alternativo portato avanti invece proprio dall’islam e dai suoi alleati anti-sionisti e anti-semiti occidentali.
                George Soros, dopo averlo sfruttato in modo eticamente discutibile, è convinto che il sistema bancario e finanziario attuale sia al collasso e destinato a crollare, guarda caso proprio quello che pensano i fondatori di Ekabank, che infatti si offre come tempestiva alternativa al vecchio sistema e come banca unica mondiale.
                Mentre Obama è l’anello di legame con l’islam radicale, molto probabilmente anche attraverso il fratello Malik Obama, esponente dei Fratelli Musulmani e alleato del criminale presidente sudanese Omar Al-Bashir, Soros è quello di collegamento con la finanza speculativa mondiale ebraica e non.
                Entrambi sono visceralmente ostili ad Israele e impegnati, ciascuno sul proprio fronte e nei limiti posti dal proprio ruolo specifico, nella delegittimazione e distruzione dell’entità nazionale sionista.
                Perche?
                Per la semplice ragione che Israele non fa parte del progetto globalista portato avanti dalla nuova sinistra mondiale, dalla finanza speculativa e dai loro alleati islamici.
                Al contrario, Israele costituisce un ostacolo decisivo sulla strada verso la sua realizzazione, nella misura in cui rischia di comprometterne anzitutto l’attuazione della prima fase, Eurabia, sia praticamente, sia simbolicamente, in quanto modello di successo dell’attaccamento alle proprie radici religiose e culturali ed espressione drammatica di sovranità nazionale.
                Israele può beneficiare dalla destabilizzazione del Medio Oriente, come manifestazione di un conflitto interno all’islam che distolga l’attenzione e riduca la forza dell’aggressione islamica contro di essa, non in quanto tale o in funzione del progetto criminale di Obama, Soros e soci, di cui lo Stato Ebraico non è complice, anzi semmai potenziale vittima.
                Israele resta invece l’esempio più eclatante della forza e del successo del principio e della realtà di nazione, radicata com’è nella sua tradizione religiosa e culturale giudaica, e per questo in grado di resistere ad ogni tentativo di annientamento, antico, recente ed attuale, e vera spina nel fianco dei globalisti occidentali e dei loro alleati islamici.
                Agli occhi dell’islam radicale, Israele sfida impunemente il potere di Allah dimostrando da oltre 60 anni la futilità di ogni tentativo di distruggerla.
                Agli occhi dei globalisti occidentali della nuova sinistra, Israele sfida il sogno di omologazione e annullamento delle differenze individuali e di creazione di un mondo perfetto.
                Come tale, Israele, con tutti i suoi limiti e difetti, rappresenta un modello per l’Italia e l’Europa a cui guardare se veramente interessati a contrastare il piano globalista di Obama, Soros e soci e a difendere la sovranità nazionale, rivendicando nel nostro caso le radici classico-giudaico-cristiane.

                Cordiali Saluti,
                Andrea Tedesco

            • Geronimo scrive:

              Perfettamente in sintonia, Andrea, visto, credo, anche certe fonti comuni di informazione. Dico solo ribadendo che rispetto agli altri anni negli ultimi due, nell’JDF è aumentato il numero dei cristiani arruolati volontariamente. Gli ospedali israeliani sono frontiere aperte per le popolazioni arabe, palestinesi compresi, per interventi sanitari di ogni genere, nascite comprese. Aumenra la popolazione israeliana per i tanti cristiani che vi arrivano e che pubblicamente il Premiere Netanyahu più volte alla Knesset e ai Cristiani americani per Israele ha detto che Israele è lieto e si adopera ad accogliere i cristiani dove sono più sicuri rispetto al resto del Medioriente. Resta il nodo purtroppo ruvido del pregiudizio che pervade tanta Chiesa Cattolica, parrocchie e circoli culturali, ancora sull’Ebreo traditore, infido e anticristiano, maniofetsando posizioni che vanno dal negazionismo di destra a quello no-global di sinistra. Sia San Giovanni Paolo II che Benedetto XVI avevano fatto grandi passi verso rapporti di collaborazione fraterna e di comprensione con le Comunità Ebraico e lo Stato d’Israle-le due cose non sono scindibili, è bene che questo lo sappiano gli antisionisti e antisemiti-ma il probelam restano certe “curie” cattoliche.Ma il dibattito è lungo e molto complesso e qui mi fermo.

              • Andrea Tedesco scrive:

                Augh, Geronimo…:-) Lieto di essere in sintonia con un valoroso capo Apache come te…:-) Scherzi a parte, concordo con tutto quello che dici…Ti diro’ che questo dibattito con gli “aspiranti dhimmi” e’ utile solo a riconoscere potenziali nemici e amici nella battaglia per l’Italia in arrivo…Grazie, infatti, al contributo culturale, sociale, politico ed elettorale della sinistra, cattolici inclusi e in prima linea, i futuri guerrieri islamici non sono alle porte, ma dentro le mura ormai, come confermano le indagini conoscitive, secondo cui 70-80% degli islamici residenti in Europa sono pro-Isis. Gli aspiranti dhimmi sono in buona fede, ritenendo di essere democratici, anti-fascisti e anti-razzisti, bravi cristiani accoglienti e solidali.
                Cio’ nonostante, costoro gia’ oggi sono da considerarsi alla stregua di forze ostili al bene dell’Italia e in futuro lo saranno forse sempre di piu’…E’ probabile che, pur di non riconoscere di aver commesso un errore imperdonabile accogliendo gli islamici e cercare di rimediare preparandosi a combattere, costoro siano pronti a sottomettersi all’islam chiamando questa dhimmitudine “convivenza pacifica e fraterna” con gli islamici, quando la battaglia per l’Italia avra’ inizio…
                Il problema, infatti, non e’ razionale, ma psicologico. Gli “aspiranti dhimmi” sono psicologicamente gia’ sottomessi. Il buonismo, il porgi l’altra guancia sempre e comunque, il pacifismo, il terzomondismo, sono il marchio di fabbrica della “castrazione” e della bassa autostima dei perfezionisti e degli idealisti e moralisti esasperati…

                • Geronimo scrive:

                  Appurato che noi non siamo “dhimmi”, sul tema della “dhimmitudine” basterebbe leggere Oriana Fallaci e certi interventi del Cardinal Biffi andato da poco nella Gloria del Signore,ostracizzati e contestati acriticamente proprio da quei buonisti, polticamente corretti, già per osmosi intellettuale, come ben hai detto Andrea, trasformati in “dhimmi”.Si, questo dibattito è utile e preoccupante allo stesso tempo.

          • Geronimo scrive:

            A Gaza Hamas-che vuole la distruzione degli infedeli ebrei e cristiani, tiene in “ostaggio” i cristiani e i mussulmani che non ne condividono la politica, e gli israeliani rispondono, e nemmeno subito, ai razzi di fabbricazione iraniana che continuamente lanciano sui centri civili. Di rimando hamas usa la popolazione civile come scudo umano alle azioni di difesa israeliana. Non lo dico io ma sono fatti, cronache e report-non faziosi-che lo raccontano…..In Siria e Iraq molti cristiani sono uccisi o costretti a fuggire per le violenze dei militanti dell’Isis..il resto è propaganda contro o pregiudizio su Israele e non sbaglio a sostenere che Israele è una democrazia liberale-basta andare su wikipedia per vedere come è formato il parlamento dello Stato Ebraico- dove addirittura tanti palestinesi si rivolgono per le cure sanitarie o situazioni gravi, cure negate dagli stessi capi hamas che pure ricevono finanziamenti da Onu e Unione Europea formalmente per aiutare la la gente ma di fatto per acquistare armi e costruire tunnel per distruggere Israele stesso.

          • Antonio scrive:

            In attesa che il mio post venga sbloccato le ricordo che il sionismo è una ideologia disumana e anticristiana. La vera Israele è la Chiesa Cattolica, non uno statarello fondato mezzo secolo fa.

  3. Babba_Luciu_1 scrive:

    Alla conclusione dell’accordo sul nucleare iraniano, il presidente Obama ha lodato apertamente Vladimir Putin: “Non avremmo raggiunto questo accordo se non fosse stato per la volonta’ della Russia di rimanere con noi e con gli altri partner del 5+1 nell’insistere per un accordo solido”. “La Russia e’ stata d’aiuto”; “Devo essere onesto non ne ero sicuro considerate le differenze sull’Ucraina”, ha detto Obama al New York Times: “Putin e il governo russo hanno in questo caso distinto gli ambiti in un modo che mi ha sorpreso”.
    Lode sospetta da parte di un presidente che fra un anno e mezzo scadrà e già vale poco, i cui ministri non fanno altro che: provocare sovversioni interne nella Russia e nelle sue zone d’interesse geopolitico con “primavere colorate”; armare fino ai denti gli staterelli ai confini della Russia ed istigarli al conflitto; minacciare la Russia di guerra atomica preventiva, trattarla da stato-paria con sanzioni sotto false accuse (quella di aver violati i trattati di non-proliferazione da media gittata).
    Nessuno deve aver fatto leggere al presidente Obama il recentissmo documento del Pentagono sulla strategia militare nazionale, dove la Russia è indicata come il nemico da abbattere (insieme alla Cina, ma con questa si cercherà di andare d’accordo) non perché minacci gli Stati Uniti, ma perché mantiene la sua indipendenza dai famosi valori dell’Occidente…e ciò implica un pericolo esistenziale per la superpotenza.

    • Raider scrive:

      Le letture dei documenti riservati e insieme, le dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti di un goveno o un altro, purché di segno anti-occidentale: questo mix arbitrario, sproporzionato e sconnesso è l’indice, il sommario della malafede e della assurdità che caratterizza i filo-islamici complottisti, le dietrologie da spy fiction pur di non stare ai fatti.
      – Se c’è un intesa, sempre possibile e auspicabile in politica, l’Occidente perde, l’anti-Occidente vince, siore e siori:
      – se le tensioni e i conflitti rimangono, la colpa è dell’Occidente e la ragione è dell’anti-Occidente, care le loro signorie:
      – e se la Russia fa il proprio gioco e i propri interessi e facendo al finta tonta, semina di centrali e assistenza tecnologica e copertura diplomatica il Medio Oriente, dall’Iran all’Araba Saudita, alla Turchia e prossimamente, sembra, anche all’Egitto:
      ah! Questi sì, sono segnali di pacw! Ovvero “Islam, religione di pace”: ovvero Islam, che significa SOTTOMISSIONE.

  4. Sebastiano scrive:

    @Babba_Luciu_1

    Forse quel che dice Obama ormai non importa nemmeno ai suoi ministri. O forse è parte di una strategia, appena iniziale, per suscitare l’opposzione “di destra” a Putin, panrussa e fondamentalista per mettere in difficoltà Putin all’interno dipingendolo come molle; interpretando la sua adesione calma alle norme e al bon ton internazionale, nonostante gli attacchi, come una volontà di compiacere in tutto gli americani e voler andar d’accordo con l’Occcidente.

    • Raider scrive:

      Interpretare le intenzioni di un incompetenete incasinista come mr Obama e ricamare intorno a un trattato che sancisce ciò che rinvia, la trasformazione del Medio Oriente in un’area nuclearizzata, è un esercizio vano – non occorre dire neppure di che – e di vanità: una prova in più che la realtà è sempre oltre le dichiarazioni ufficiali e d’altra parte, se è al di là dei misteri beffardi della diplomazia, è più complicata delle teorie dietrologice: e perciò, una vera manna, per i paranoici babbi e alluciati che non fanno mistero delle intenzioni loro e della leadership iraniana.

  5. Andrea Tedesco scrive:

    Noto con piacere che gli “aspiranti dhimmi” del blog trasudano disprezzo verso Israele pari quasi a quello degli islamici radicali che massacrano cristiani ed ebrei seguendo i dettami del Corano e l’esempio del Profeta. La somiglianza delle posizioni e delle illazioni e’ tale, che se i nostri anti-sionisti si chiamassero Mohammed o Osama, invece di Mario, Giovanni o Antonio, sarebbe impossibile distinguerli da simpatizzanti dell’Isis. Fatta questa premessa, vorrei dire qualcosa su quello “staterello di merda” chiamato Israele, che vive nella paura costante di un secondo Olocausto, questa volta nucleare e per mano dell’islam…

    I territori “occupati” sono tali solo se controllati dal Paese più legittimato al mondo ad occuparli

    Come pare amasse ripetere Lenin: “una bugia ripetuta più volte diventa una verità”.
    Forse ispirandosi alle parole dell’illustre personaggio, la menzogna dell’occupazione illegittima da parte di Israele di Gerusalemme Est, della Giudea e della Samaria, delle alture del Golan e della striscia di Gaza è stata ripetuta così tante volte dagli arabi e dai mass-media da essersi trasformata in una verità dogmatica scontata, utilizzata come premessa inevitabile a qualsiasi analisi del conflitto israelo-palestinese.
    Eppure Israele controlla Gerusalemme Est e le altre aree geografiche citate, con l’eccezione della Striscia di Gaza, ceduta ai palestinesi nel 2005, nel pieno rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’Onu.
    La questione dell’occupazione viene posta dai palestinesi per la prima volta, e raggiunge istantaneamente i vertici della classifica delle cause più nobili sposate dai paladini dei diritti umani, nel 1967 in seguito alla Guerra dei Sei Giorni.
    Il 22 novembre del 1967 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 242 per favorire una soluzione pacifica e definitiva del conflitto. Tra le altre cose, la risoluzione 242 auspicava una pace giusta e durevole, stabiliva una soluzione negoziale basata su confini sicuri e riconosciuti, richiedeva ad Israele di ritirarsi da territori occupati nel corso della Guerra dei Sei Giorni, e parlava di una giusta soluzione al problema dei profughi. La risoluzione 242 era ben formulata e conteneva le premesse per la creazione della pace giusta e durevole auspicata, come provarono i trattati di pace con l’Egitto nel 1979, a cui Israele restituì la Penisola del Sinai nell’occasione, e con la Giordania nel 1994, entrambi fondati sulla risoluzione 242.
    Gli arabi ed i loro sostenitori in Occidente hanno cercato di interpretare in modo difforme dalla realtà la risoluzione 242 fin dalla sua promulgazione per tentare di confermare il mito della “occupazione sionista” ai danni dei palestinesi, e creare così ulteriori presupposti per la negazione della legittimità dello Stato di Israele. Ancora oggi essi fanno riferimento a bozze non ufficiali della risoluzione redatte in francese e russo, o alle traduzioni in tali lingue, che rispecchiano le preferenze di Francia e Russia e le loro posizioni di supporto agli arabi, ma non la decisione della maggioranza dei rappresentanti delle Nazioni Unite. In queste versioni apocrife, si richiede il ritiro di Israele dai territori occupati o da tutti i territori occupati, nel tentativo di spostare il messaggio della risoluzione verso una potenziale illegittimità, dal punto di vista della legalità internazionale, del controllo di Israele delle alture del Golan, sottratte al controllo siriano, di Giudea e Samaria, sottratte all’occupazione giordana, e, fino al 2005, della Striscia di Gaza, sottratta all’occupazione egiziana.
    Una volta creato il mito dell’occupazione israeliana di questi territori, si giustifica poi la resistenza dei palestinesi, anche quando assume le forme dell’attacco armato e del terrorismo suicida contro vittime civili, e spesso bambini, innocenti.
    Una volta diffusa questa menzogna, si può mettere a tacere la coscienza di fronte al massacro di una famiglia di “coloni”, inclusi tre bambini rispettivamente di 11 anni, 4 anni e 3 mesi, sgozzati come animali nel sonno nei territori “occupati”, come accadde alla famiglia Fogel la notte del 12 marzo a Itamar in Samaria, a cui seguì, il giorno dopo, la distribuzione da parte di membri di Hamas di dolcetti alla popolazione per festeggiare l’evento, come è usanza tra i palestinesi all’indomani di attacchi terroristici andati a buon fine contro civili israeliani. Una volta liquidata la violenza dei palestinesi come la comprensibile reazione alla colonizzazione israeliana, i palestinesi della Cisgiordania possono ballare e consumare dolci nelle strade per celebrare l’assassinio con un colpo d’ascia ben assestato sul cranio di un bambino ebreo di 12 anni nell’aprile del 2009, senza suscitare l´interesse delle agenzie di stampa, delle organizzazioni per i diritti umani e della leadership politica occidentali.
    Ma la versione ufficiale in inglese, per la cui redazione furono necessari circa 6 mesi di intensi dibattiti, e che fu infine votata dalle Nazioni Unite, racconta una storia molto diversa, legittimando pienamente la presenza di Israele nei territori occupati durante la Guerra del 1967. Nella versione ufficiale si dice infatti:”Withdrawal of Israel armed forces from territories occupied in the recent conflict”.

    http://www.un.org/documents/sc/res/1967/scres67.htm

    Ad Israele non viene dunque richiesto di ritirarsi dai territori occupati (from the territories occupied) o da tutti i territori occupati (from all the territories occupied) nel corso della Guerra dei Sei Giorni, bensì da territori occupati (from territories occupied). La scelta di omettere l’articolo “the” = i, l´aggettivo “all” = tutti, non fu casuale, ma in linea con le intenzioni dei redattori della risoluzione stessa, i quali riconobbero che Israele aveva occupato questi territori come parte di una guerra difensiva contro la controparte araba, la quale era determinata ad annientare Israele, come del resto aveva dichiarato apertamente prima del conflitto, e non solo a controllare i territori stessi. In altre parole, le Nazioni Unite riconobbero il diritto di Israele a vivere entro confini sicuri e riconosciuti, offrendo ad Israele la possibilità di difendersi e negoziare una pace duratura con i vicini attraverso il controllo e l’eventuale restituzione a sua discrezione di parte dei territori occupati durante la guerra del 1967. Se, per esempio, le alture del Golan, usate strategicamente dai siriani per bombardare Israele prima del 1967, fossero restituite alla Siria prima e al di fuori di un riconoscimento formale da parte siriana del diritto di Israele ad esistere, e quindi di un trattato di pace, ciò comprometterebbe gravemente la sicurezza di Israele.
    Nonostante Israele sia pienamente legittimata dalla risoluzione 242 a controllare i territori occupati dopo il 1967 per ragioni di sicurezza, nell’agosto del 2005, a riprova della volontà di pace da parte israeliana, il primo ministro Sharon prese l´iniziativa e decise il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza auspicando la pace in cambio di terra, ed agendo così in sintonia con lo spirito della risoluzione 242. La risposta palestinese al gesto di riconciliazione di Sharon fu l’ascesa al potere dei fondamentalisti di Hamas e la rapida trasformazione del territorio in una base terroristica da cui lanciare rinnovati e più pericolosi attacchi contro Israele, culminati nell’estate del 2009 con l’operazione militare difensiva “Cast Lead”, e, piu’ recentemente con quella denominata “Pillar of Defense”.
    Ma la prova più eclatante della malafede dei palestinesi e dei loro simpatizzanti occidentali era già stata fornita precedentemente in occasione del primo conflitto sostenuto da Israele contro gli arabi e delle sue conseguenze geopolitiche.
    Come già ricordato, lo Stato d´Israele fu proclamato il 14 maggio 1948, nel rispetto del piano di spartizione delle Nazioni Unite contenuto nella risoluzione 181 del 29 Novembre 1947. Appena 24 ore dopo la nascita dello Stato Ebraico, gli eserciti regolari della Lega Araba (Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq) invasero Israele, costringendo gli ebrei israeliani a difendere la propria esistenza. In quella che divenne nota come Guerra d´Indipendenza di Israele, le Forze di Difesa Israeliane (IDF), respinsero gli invasori in durissimi combattimenti a più riprese che si protrassero per circa 15 mesi.
    I territori destinati dalla risoluzione 181 agli arabi palestinesi, Giudea e Samaria, la Striscia di Gaza e la parte orientale di Gerusalemme, invece, finirono sotto occupazione giordana ed egiziana e vi rimasero per ben 19 anni, in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, senza che alcun movimento di liberazione, di identità nazionale Palestinese, organizzazione per i diritti umani o di supporto alla causa dei palestinesi, ne rivendicasse l´appartenenza ai palestinesi e si sognasse di definirli come territori “occupati”. Soltanto quando, nel 1967, ancora una volta come risultato di un conflitto armato voluto dagli arabi, e combattuto da Israele per legittima difesa, lo Stato Ebraico assunse il controllo di queste aree territoriali nel rispetto della legalità internazionale e della risoluzione 242, i palestinesi e i detrattori di Israele loro alleati si ricordarono improvvisamente del concetto di occupazione illegittima e continuarono fino ad oggi a perpetuarne il mito.
    A quanto pare, i territori “occupati” sono tali solo se controllati dal Paese più legittimato al mondo ad occuparli.

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