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Non solo Ikea. Ecco le altre pubblicità e pop star “ritoccate” in Arabia Saudita Foto

ottobre 2, 2012 Elisabetta Longo

Il colosso Ikea ha dovuto eliminare ogni traccia femminile dal catalogo per poter approdare nel mercato saudita. Le cantanti Katy Perry e Mariah Carey hanno subito strane mutazioni al loro abbigliamento.

La notizia ha fatto il giro del mondo. Ikea, il colosso del mobilio low cost, ha dovuto togliere ogni presenza femminile dal catalogo che ha diffuso sul territorio dell’Arabia Saudita. L’azienda, contattata dall’edizione francese di Metro, ha confermato che si è dovuti scendere a compromessi con un mercato nuovo e accettarne le leggi e i valori culturali. Detto semplicemente, o fai in questo modo o scordati di poter fare pubblicità alle tue adorabili camere da letto componibili dalle mie parti.

GISELE VIETATA. Non è la prima volta che una campagna pubblicitaria viene modificata per poter essere presente nei paesi arabi. Nel marzo 2011, infatti, toccò a H&M, per i cartelloni promozionali che esibivano una delle top model più belle al mondo, Gisele Bundchen. Bella sì, ma troppo scoperta per i canoni islamici. E allora ecco spuntare la versione ritoccata con maglietta della salute aggiuntiva, a coprire decolleté e spalle.

MARIAH E KATY. Ha accettato placidamente di farsi ritoccare da Photoshop per nudità e non per rughe Mariah Carey, amatissima in Arabia Saudita. Tutte le copertine dei suoi album, sulle quali la cantante appare in abiti da popstar, o in pose ambigue e ammiccanti, vengono ripassate dal mouse. Le maniche si allungano, la stoffa si fa più larga laddove deve celare le forme e in questo modo sono tutti contenti. Stesso fotoritocco per la coloratissima collega Katy Perry. E Lady Gaga? No, lei non può nemmeno mettere piede in uno di quegli stati. La photoshoppano in partenza.

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4 Commenti

  1. Mappo says:

    L’Ikea in Europa si fa bella facendo pubblicità gay friendly e in Arabia Saudita togliendo le donne dal catalogo. Comportamenti opposti e medesima ipocrisia. In Europa si liscia il pelo alla potente lobby gay, in Arabia Saudita si “cancellano” le donne per tenersi buona l’altrettanto potente casta sessuofoba saudita. In realtà in Europa e in Arabia Saudita l’unico criterio che conta per Ikea è far soldi.

  2. Cris says:

    Ma io la trovo una cosa normale, è ovvio che la pubblicità serve a fare soldi, ed è quindi scontato che venga “cambiata” in base al paese dove si è… È il primo indice della cultura del paese. Proprio per questo mi preoccupa di più il fatto che in Europa sia gay friendly, o che pubblicità con al centro la famiglia ( vedi Barilla degli anni 80-90) siano sparite dalle nostre tv…

  3. Mappo says:

    Signor Galvani per lei cancellare le donne dal catalogo IKEA o provare disgusto per una patetica sviolinata in favore della potente lobby gay sono la stessa cosa? In Europa si protesta (poco), come spero sia ancora un nostro diritto, ma tutto finisce li e nessuno si sogna di impedire manu militari la pubblicazione del catalogo gay friendly, anche perché realisticamente noi siamo molto più deboli dei gay sia come agganci ai poteri forti sia come vis polemica. Quanto all”’omuncolo” Giovanardi ( se definissi così un omosessuale mi attirerei i fulmini dell’Inquisizione gay, ma Giovanardi è cattolico,eterosessuale e di centrodestra quindi vale quanto un ebreo al tempo del III° Reich) mi dispiace, ma lei erra perché purtroppo non è di CL, ma nonostante questa pecca spero che continui ancora a poter dire liberamente cosa pensa in merito ai “poveri” omosessuali.
    Personalmente la pubblicità gay friendly prima e questa cancellazione ora, mi spingono a pensare che la prossima volta che avrò bisogno di qualcosa invece che andare come ho sempre fatto finora da Ikea mi guarderò intorno per trovare qualcosa di alternativo.

  4. Anna says:

    Caro Direttore,
    posso chiederle gentilmente di provvedere alla stesura di due versioni di TEMPI? Una per i comuni mortali interessati a leggerlo, una per i soliti comunisti il cui unico scopo di vita è demolire il prossimo non comunista.
    Cari saluti,
    Anna

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