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Non solo boxing day, in Inghilterra si giocava anche a Natale. E tanto

dicembre 26, 2012 Emmanuele Michela

Dicono che il boxing day, il giorno di Santo Stefano considerato quasi sacro in Inghilterra, eserciti un tale fascino da portare allo stadio più gente delle partite normali. Se da noi giocare durante le feste sembra qualcosa di profano (anche se la Serie B quest’anno prova ad emulare i maestri inglesi), dalle parti di Londra […]

Dicono che il boxing day, il giorno di Santo Stefano considerato quasi sacro in Inghilterra, eserciti un tale fascino da portare allo stadio più gente delle partite normali. Se da noi giocare durante le feste sembra qualcosa di profano (anche se la Serie B quest’anno prova ad emulare i maestri inglesi), dalle parti di Londra durante le vacanze natalizie è un continuo alternarsi di partite: oltre al 26, la Premier scenderà in campo anche il 29, il 30, l’1 e il 2. Da quelle parti, si dice, è tradizione andare allo stadio finite le abbuffate a tavola. Nessuno fa storie, anzi, i tifosi son solo contenti di poter sfruttare i giorni di vacanza per godersi qualche bella partita. E se a noi fa strano pensarci in pantaloncini e maglietta con ancora l’abbacchio a far su e giù nello stomaco, la storia del calcio inglese non finisce mai di stupirci, ricordandoci che fino a mezzo secolo fa i campionati britannici erano soliti giocare anche il 25.

ABBUFFATE, ANCHE DI GOL. Ebbene sì, il Natale era giorno di calcio come tutti gli altri. Lo è stato fino alla fine degli anni Cinquanta, quando si scendeva in campo sia il 25 che il 26. Poi però si è deciso di limitarsi al giorno di Santo Stefano: ai calciatori (e alle rispettive mogli) non è che facesse molto piacere giocare due giorni consecutivi, specie in tempo natalizio, e non è difficile dargli torto. Ma il verde spelacchiato dei campi invernali inglesi ha sempre saputo regalare episodi curiosi, catalizzati dalla stranezza che era giocare il giorno di Natale. A partire dai risultati, spesso roboanti quanto a gol segnati: sarà stato il peso del tacchino mangiato la sera prima o le pinte di troppo ancora ribollenti nel sangue, ma di 6-5, 7-4, 7-0, 4-3 i calendari di quel giorno erano pieni. È proprio ad un match simile che deve la sua fortuna una grande leggenda del calcio inglese, Jimmy Greaves: il giorno di Natale del ’57 il suo Chelsea regalò uno spumeggiante 7-4 al Portsmouth, e lui firmò un hat-trick, il primo di una lunga e fruttifera carriera. Ma la follia del pallone inglese volle che giusto il giorno dopo i Pompeys si giocassero il ritorno contro i Blues, e che per poco non riuscissero a ribaltare totalmente il risultato, fermando la loro rimonta sul 3 a 0.

ORGANICI SCARNI IN TEMPO DI GUERRA. Stranezze cui nessuno aveva voluto rinunciare nemmeno qualche anno prima, quando la guerra devastava l’Europa e l’esercito britannico combatteva su più fronti. Le armate saccheggiavano le squadre, ma il calcio non si fermava, nemmeno a Natale: capitò così che a Norwich arrivò il Brighton & Hove Albion, con un organico di soli 5 uomini. Che si fece? La squadra di casa mise a disposizione alcune riserve, dagli spalti alcuni tifosi scesero in campo e la partita si giocò comunque. Per la cronaca i Canaries vinsero 18-0. Simpatico invece quanto accadde nel Natale del ’40: Len Shackleton attaccante nato a Bradford, giocò due match nello stesso giorno, uno al mattino e uno al pomeriggio, con due squadre diverse, emulato da Tommy Lawton, che prima di pranzo giocò il derby di Liverpool con la maglia dell’Everton, mentre prima di sera vestì i colori del Tranmere. «Erano venuti negli spogliatoi e avevano chiesto se qualcuno voleva giocare con loro, dato che avevano due uomini in meno», raccontò qualche tempo dopo Tommy. «Dissi: “Andiamo, vi aiuto io”. E ci andai».

IL PORTIERE NELLA NEBBIA. Difficile poi che si sia scordato del match di Natale Sam Bartram, più di 500 partite da portiere con la maglia del Chartlon. Nel derby col Chelsea del ’37 la nebbia londinese faceva da padrona, rendendo praticamente impossibile giocare: solo dieci minuti dopo che l’arbitro aveva sospeso le ostilità un poliziotto segnalò la fine del match all’estremo difensore, convinto che i suoi stessero schiacciando alla perfezione i Blues nella loro metà campo.

NATALI DIVERSI. Ma giocare il giorno di Natale non è stata mai una cosa imposta. Tante squadre hanno spesso lasciato liberi i propri ragazzi di scegliere: il Black Cat Arthur Bridgett, Harold Fleming dello Swindon e Philip Gunter del Portsmouth rimangono tre esempi storici di rifiuti al pallone il 25 di dicembre. Preferivano festeggiare quella festa, troppo importante per loro, così credenti. Che è un po’ quanto accadde il giorno di Natale del 1914 in Francia. Terra di violenza e morte, quella della Prima Guerra Mondiale, con le trincee inglesi e tedesche una di fronte all’altra. Ma quella sera no: un tacito cessate il fuoco fu firmato tra le due parti, che s’incontrarono intonando canti natalizi e scambiandosi piccoli regali. È il famoso episodio della “Tregua di Natale”, che ebbe anche sviluppi calcistici. Esercito inglese ed esercito tedesco s’affrontarono in una partita di pallone: vinsero i prussiani, qualcuno dice 2-1, altri 3-2. Era Natale, anche quello.

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