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Non ho mille euro ma ho mille amici. Ecco come abbiamo deciso di sostenere Tempi

giugno 18, 2015 Ceci - Gianni - Teo - Simone

Giovani, carini e “tempisti”. Lettera di un gruppo di lettori sostenitori che 1.000 euro a testa non li avevano, ma insieme… sì. Grazie

È trascorso un mese e mezzo da quando abbiamo chiesto l’aiuto dei nostri lettori per superare questi “Tempi duri” e per fare altri vent’anni come quelli che abbiamo appena compiuto. Da allora, non smettono di arrivare in redazione piccole e grandi testimonianze di affetto e di amicizia, anche diversissime in quanto a sostanza ma tutte ugualmente travolgenti nella loro gratuità. Chi ha sottoscritto un abbonamento benefattore (magari facendo «sacrifici importanti» come l’amico guardia giurata), chi un abbonamento super-sostenitore, chi invece un abbonamento ordinario, per sé o per un conoscente. Comunque sia, ogni volta che accade per noi è come ritrovare le ragioni per andare avanti.
Perciò continuate a sostenerci: abbonatevi a Tempi, fate abbonare gli amici e scriveteci come hanno fatto gli amici di cui di seguito pubblichiamo la lettera.

Caro direttore,

siamo (quasi tutti) giovani e affezionati lettori di Tempi. Ci rendiamo ben conto del periodo (recessione, calo della pubblicità, crisi dell’editoria, ecc) così come delle difficoltà economiche che stanno caratterizzando ultimamente la vita di molti di noi, in gran parte giovani coppie sposate con figli. Quindi inutile dilungarsi, la questione è ben nota: è dura.

Per questo quando abbiamo visto Tempi lanciare la campagna con la richiesta di “sostegno” ai suoi lettori, abbiamo subito preso sul serio il messaggio ma allo stesso tempo, facendo due rapidi conti in tasca, ci siamo resi conto che per fare qualcosina in più oltre al rinnovo dei singoli abbonamenti (cosa prontamente fatta), ci voleva un’idea: ok, mille euro singolarmente da dare non li abbiamo, ma magari mettendoci insieme… Sono partite così una serie di mail, telefonate, whatsappate, ma anche dialoghi vis a vis con amici/parenti/conoscenti, durante una serata o una cena, un incontro, in oratorio, coi vicini di casa, fuori dalla scuola dei figli. Contattando insomma chiunque nel “giro” dei rapporti personali di ognuno sapevamo essere lettori o per lo meno avere in mente la realtà (e la storia) di Tempi.

Il messaggio che abbiamo veicolato forse pecca di semplicità, ma non ci sembrava necessario aggiungere altro: quello che Tempi scrive è spesso al centro delle nostre discussioni e da sempre è per noi un’utile provocazione a conoscere e a guardare con intelligenza cosa succede nel mondo. Se ci chiede una mano possiamo dire di no? E poi, chi si dedica in modo fiero e combattivo come Tempi su temi quali difesa della vita e libertà di educazione e d’impresa, sussidiarietà, garantismo, vita della Chiesa e più di recente, purtroppo, denuncia della persecuzione subita dai cristiani nel mondo? Chi lo fa? Così come piace a noi, nessuno.

Siamo ben coscienti che non basterà una raccolta fondi squinternata a darvi il contributo finanziario decisivo, ma, come ha scritto uno di noi (forse lasciandosi un po’ andare ma ci è piaciuta), «quando sei in trincea e stai finendo le munizioni del kalashnikov, anche una Beretta calibro 9 con un solo proiettile può salvarti la vita». E poi, ci siamo detti, nessun calcolo ci può impedire di spenderci per la verità (così come riusciamo a coglierla ogni giorno e voi a descriverla) e per l’amicizia (tra noi e idealmente con voi).

Tentativamente ci siamo dati come obiettivo finale l’abbonamento “Benefattore” da 1.000 euro, con quote di 15-20 euro a testa. Siamo arrivati a 500 euro, utili per un abbonamento “Sostenitore”, con cui pensiamo di iniziare. Ma il lavoro prosegue, confidiamo di poterne raccogliere altrettanti.

Questa è la storia. Intanto grazie per quello che fate. Rubando una citazione per concludere: «La vita è una cosa seria, ma è anche una lotta». Avanti così!

Ceci, Gianni, Teo, Simone e altri 40 amici e famiglie


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