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Non fatevi infinocchiare coi retroscena sulla Struttura Delta. Questi vogliono solo far cadere il governo Letta

luglio 17, 2013 Luigi Amicone

Il pasticcio kazako serve a Repubblica per mettere le mani sul Pd, buttare giù l’esecutivo e portare i grillini al governo. Così avverrà l’ennesimo ribaltone

Ezio Mauro e la sua poca allegra compagnia cantante evoca di tanto in tanto una misteriosa “Struttura Delta” che il Cavaliere Nero metterebbe in azione quando la disperazione gli dice che occorre risolvere in ogni modo le sue sporche faccende. Mauro l’ha rievocata nell’editoriale di ieri ed è probabile che ci ritornerà per  per indurire l’attacco alle Forze del Male che tutti ben conosciamo.
Queste strutture segrete sono un retaggio di fantasie da sovietismo infantile. Il tic di chi negli anni passati vedeva dappertutto accerchiamenti e offensive da parte dell’imperialismo americano. E rimane a tutt’oggi un riflesso condizionato ereditato da una visone del mondo che, come quella dell’attuale direttore di Repubblica, al tempo della Guerra Fredda aveva il suo deposito politico e culturale nel Partito comunista italiano.
Insomma, la famosa “Struttura Delta” altro non è che un mito propagandistico a cui tenutari di una sorta di Lubjanka ideologica-commerciale fanno ricorso da un ventennio per giustificare lo stato di mobilitazione permanente contro Berlusconi.

Così, in questi giorni, ripetendosi lo schema di colpire Alfano per colpire le Forze del Male, Ezio&Company si sono buttati a capofitto in una campagna di cagnara assordante per far fuori il governo Letta. Nel caso hanno sfruttato la finestra aperta da uno scandalo in in un bicchier d’acqua: il brutto pasticcio della rendition della signora e figlia del signor Mukhtar Ablyazov.
Certo, c’è poco da minimizzare. Si tratta di una di quelle brutte figure in cui ci siamo specializzati e impelagati, da che la Roma che un tempo era capitale di un Paese complicato e inefficiente quanto si vuole, confusionario e arruffone d’accordo, ciarliero e troppo allegro nelle finanze, è notorio, ma non imbolsito e destabilizzato come lo è oggi. Acefalo, decadente, bizantino nello spadroneggiare delle burocrazie acquattate dietro le chiacchiere e i distintivi dei buontemponi che ce la cantano con Kant e usano la Costituzione come randello.

Cosa volete che combiniamo ormai, come Stato e come Ragion di Stato, dopo che, anche grazie al partito della funzione pubblica di cui Repubblica è massima espressione, astro e pilastro, per tanti anni è stata portata avanti la strategia della tensione e dell’azzeramento della politica, mentre tutti gli altri corpi e funzioni dello Stato cadevano nella politicizzazione di basso conio? Politicizzate le forze dell’ordine e la magistratura, demoliti i servizi segreti, sputtanati gli interessi vivi, economici, geopolitici di una Nazione, cosa volete rimanga in piedi di uno Stato, dello Stato italiano? Rimangono in piedi operazioni come quella di una rendition alla chetichella di cui nessuno vuole assumersi responsabilità – ed è comprensibile – perché qualunque responsabilità ti assumi oggi in Italia dovrai risponderne davanti al plotone di giustizieri, giustizialisti e manettari di turno.

Ecco, combiniamo i pasticci che hanno combinato giù a Roma, capitale ormai di un Egitto senza Generali, con moglie e figlia di un signore che non è affatto quel “dissidente” e “capo dell’opposizione” come l’hanno esageratamente raffigurato le cronache interessate a mettere i bastoni tra le ruote al governo Letta. Ma è un oligarca ricco sfondato che ha conti aperti con un regime di cui fino a ieri è stato complice apicale (era capo della Banca nazionale kazaka) e al quale pare, cosi dice l’Interpol, i giudici inglesi, i tre mandati di arresto internazionale spiccati da Russia, Ucraina e Kazakhstan, abbia sottratto qualche miliardata di dollari. Dunque, di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando di un Paese la cui degna rappresentazione è lo Stato incarnato da un caravanserraglio che così come non riesce a pagare i debiti della pubblica amministrazione alle aziende, così come non ha altra politica che quella di grattare il fondo del barile, tassare ritassare per coprire momentaneamente la voragine del debito che domani si riaprirà di nuovo, così è degnamente rappresentato dal Partito di Repubblica. Il partito della funzione pubblica fatto apposta per difendere lo status quo e all’occasione favorire la copertura dei buchi con la richiesta di Imu, Iva e patrimoniali. Questa sì, che è “Struttura Delta” dalla potenza di propaganda e di fuoco geometrici, capace di scegliere tempi e modi per fare e disfare governi, capi della polizia, carriere di magistrati, servizi di sicurezza.

Dunque in tutta questa povera storia italo-kazaka, ennesima convulsa storia dove la verità non esiste e non esiste perché “Roma” e “verità” sono per definizione in antitesi (e la sintesi è: il Potere, punto) rimane una sola evidenza: l’evidenza dell’offensiva di Repubblica contro un governo che non voleva (do you remember il Rodotà-tà day?) e, in appendice, contro il suo stesso Fondatore che invece questo governo ha sostenuto perché, ha scritto Scalfari, è un «governo di necessità e di Napolitano» (pare che lo schema di Repubblica preveda il sostegno a Matteo Renzi e la liquidazione del vecchio Pd)

E adesso andate a leggere le ultime dell’Huffington Post (di proprietà Repubblica-Espresso) che conferma quanto da noi sospettato settimana scorsa: se esiste una “Struttura Delta” è quella di chi vuole mettere le mani sul Pd, buttare giù Letta e portare i grillini al governo. Sbarazzarsi di Napolitano e compiere l’ennesimo ribaltone. A Grillo ci penseranno a tempo opportuno.
Dopo di che, rimane solo un ostacolo, il solito e maledettamente tosto da abbattere Cavaliere Nero. Il 30 luglio è vicino. Vogliamo ancora sperare che, fatte le pentole, ancora una volta il diavolo si perda in un qualche coperchio.

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