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Non bastano 90 minuti per due scazzottate e un bacio romantico?

giugno 6, 2012 Paola D'Antuono

Due ore e 45 minuti: questa la durata ufficiale del prossimo film di Christopher Nolan, Il cavaliere oscuro – Il ritorno. I fan della saga saranno contenti di potersi gustare quasi tre ore di inseguimenti e duelli nell’oscurità, del resto anche il film precedente, Il cavaliere oscuro, aveva una durata di tutto rispetto: 2 ore […]

Due ore e 45 minuti: questa la durata ufficiale del prossimo film di Christopher Nolan, Il cavaliere oscuro – Il ritorno. I fan della saga saranno contenti di potersi gustare quasi tre ore di inseguimenti e duelli nell’oscurità, del resto anche il film precedente, Il cavaliere oscuro, aveva una durata di tutto rispetto: 2 ore e 32 minuti. Tutti bellissimi e necessari, per carità, ma che fine hanno fatto le pellicole dai canonici 90 minuti, ormai merce sempre più rara?

Nel tempo la lunghezza delle pellicole si è notevolmente dilatata, passando dai pochi minuti dei primi film muti alle 174 ore del film di Gérard Courant, Cinématon, film sperimentale iniziato nel 1978 e terminato (forse) nel 2010. Qualcuno avrà avuto il coraggio di vederlo? I temerari si sono ritrovati a Lucca e a New York nell’autunno del 2010 per assistere alla sua intera proiezione, chissà se avranno fatto la stessa fatica di Fantozzi e soci durante la proiezione de La corazzata Potëmkin. Esagerazione a parte, però, il cinema ci ha ormai abituato da tempo a pellicole della durata di più di due ore. Nel 1997, anno di uscita di Titanic di James Cameron, in molti si chiesero se 3 ore e sette minuti di proiezione fossero troppe per un blockbuster dedicato al pubblico mondiale, ma il risultato ottenuto dalla pellicola fugò qualsiasi dubbio. Undici furono gli Oscar conquistati dal colossal con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, tanti quanti ne aveva conquistati nel 1959 il capolavoro epico Ben-Hur, peplum lungo 219 minuti. Solo un altro film sino a questo momento può vantare undici statuette, Il Signore degli AnelliIl ritorno del Re, l’ultimo capitolo della Trilogia dell’Anello di Peter Jackson. E pensate un po’, anche qui si va oltre i 200 minuti di durata complessiva.

Forse gli autori contemporanei hanno perso il dono della sintesi, mentre dall’altro lato le produzioni scelgono trame sempre più complesse e difficilmente risolvibili in un’ora e mezzo. Ma perché Hollywood ha mandato in pensione i canonici 90 minuti? Quella durata perfetta, che ti consente di passare una serata al cinema e, una volta uscito dalla sala, aprire il dibbbattito con gli amici davanti a una birra senza che l’orologio segni le due di notte? Quella durata che consente di godersi un film in prima tv senza che le interruzioni pubblicitarie assumano i contorni delle sette piaghe d’Egitto? Perché, siamo sinceri, ok Titanic, ok Avatar, ok il Signore degli Anelli, ok Nolan (lui può più o meno tutto), ok Via col vento: ma chi di voi è davvero sopravvissuto ai 163 minuti di Australia? Io no, nonostante la mia proverbiale simpatia per Baz Luhrmann e per l’Oceania in generale. Per cui vi prego, cari registi e cari produttori, cercate di condensare il vostro estro e il vostro talento in un’ora e mezzo: vi sembrano pochi 90 minuti per una storia d’amore, due cazzotti e un lieto fine?

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